Posts tagged ‘la repubblica’

dicembre 15, 2014

se una favola vale più di un regalo

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di Antonella Agnoli [La Repubblica, lettere, 12 dicembre 2014]

Bologna, Piazza Maggiore, sabato mattina, una coppia di trentenni con un bambino che appena cammina e un passeggino carico di acquisti. Papà: “Adesso io e te andiamo in Sala Borsa, la mamma va a fare acquisti”. Nel caleidoscopio delle luminarie natalizie, nella frenesia dello shopping, a Bologna c’è una biblioteca nella piazza centrale: a Roma in piazza Navona ci sono solo gelaterie, a Milano in piazza Duomo solo i piccioni. In un paese “rassegnato e triste” (l’ultimo rapporto Censis) ci sono ancora dei luoghi dove i papà vanno a leggere storie ai figli, forse sospettando che i guanti ricamati in filigrana d’oro e pietre che Dolce e Gabbana propongono per Natale non assicurino la felicità né il futuro. In Italia di biblioteche come Sala Borsa ce ne sono poche, troppo poche, ma mi piace pensare che dove ci sono ci sia anche più coesione sociale, più qualità della vita, più amore per la cultura. In un paese dove la politica è senza morale (vedi Roma e Milano Expo, appunto) pezzi di società civile tentano ogni giorno di mantenere un minimo di comportamenti etici, di senso della comunità, di impegno verso le nuove generazioni. A Bologna, di fronte a Sala Borsa, si trova una grande, storica libreria per ragazzi, le Giannine, non un negozio di Prada. Magari anche i luoghi contano, se vogliamo delle città meno infelici, un paese meno rassegnato.

[l’immagine in apertura è di Shaun Tan]

ottobre 8, 2012

lettera aperta all’Antitrust

[da La Repubblica – 8 Ottobre 2012]

Il 2 ottobre scorso, il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ha inviato ai Presidenti del Senato, della Camera, del Consiglio e al Ministro per lo Sviluppo Economico, le sue “Proposte di riforma concorrenziale ai fini della Legge annuale per il mercato e la concorrenza per l’anno 2013”, nella quale raccomandava di “eliminare il tetto agli sconti sui libri che limita la libertà di concorrenza dei rivenditori finali, senza produrre sostanziali benefici per i consumatori in termini di servizi offerti o di ampliamento del numero di libri immessi sul mercato”.
L’enormità di una simile richiesta è evidente per chiunque conosca l’anomalia della situazione italiana in campo editoriale. Per gli altri, richiede una spiegazione.
In Italia, un numero ristretto di gruppi editoriali possiede l’intera filiera del libro e occupa, perciò, in posizione dominante, tutti i passaggi: produzione, promozione, distribuzione e vendita. I quattro gruppi editoriali – Mondadori, Gems, Rizzoli e Feltrinelli – possiedono molteplici case editrici, e poi case di distribuzione, catene librarie e società che distribuiscono i libri in supermercati, discount, autogrill ecc. (G.D.O.).
In altre parole, i 4 gruppi pubblicano, promuovono, distribuiscono e vendono i loro libri attraverso società e punti vendita di loro proprietà, mentre gli editori indipendenti devono rivolgersi a loro per ogni passaggio, fino ad arrivare in libreria con un margine di guadagno così ristretto da non potersi permettere sconti ulteriori o promozioni. A loro volta, le librerie indipendenti, che ottengono uno sconto sul prezzo di copertina del 30% (le catene librarie ottengono anche il 40/45), non hanno margine sufficiente per praticare uno sconto ormai fisso del 15%. Di conseguenza, i 4 gruppi inondano il mercato di libri scontati, occupano i tavoli e le vetrine delle librerie, gli spazi dei supermercati e così via, mentre tutta l’altra produzione libraria è relegata in spazi angusti e nascosti, per lasciare visibilità alle promozioni.
Negli altri paesi, le funzioni di editore, distributore e libraio, sono nettamente separate e questo a vantaggio di un mercato realmente libero.
L’Antitrust è stata costituita nel 1990 per combattere simili situazioni di oligopolio e garantire “il rispetto delle regole che vietano gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti dannose per la concorrenza”.
La Legge Levi per parte sua, è stata promulgata nel settembre 2011, dopo una durissima e lunga battaglia, per “contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione”. Sebbene si ispiri a leggi analoghe che vigono in Francia, Germania e Spagna (per citare i paesi più vicini), che aboliscono o riducono drasticamente lo sconto, la legge Levi consente uno sconto librario del 15% e un tetto del 25% alle promozioni editoriali, per undici mesi all’anno, dicembre escluso.
In un altro paese, l’Antitrust avrebbe sostenuto la Legge Levi, che pone un freno all’oligopolio dei gruppi editoriali.
Colpisce che la ‘raccomandazione’ dell’Antitrust avvenga solo 7 giorni dopo la verifica discussa alla Camera il 25 settembre, in presenza della Commissione Cultura, Centro per il Libro, del sottosegretario di Stato Peluffo, del Ministro Ornaghi e di editori e librai coi loro rappresentanti. In questa sede si manifestavano essenzialmente due posizioni: da una parte librai ed editori indipendenti sostenevano che la Legge Levi avesse contenuto la recessione del mercato librario (assai più forte in altri settori dell’intrattenimento e dello spettacolo) e contribuito a un abbassamento del prezzo dei libri – dall’altra, i 4 gruppi, con qualche sfumatura, chiedevano in sostanza di vanificare la Legge Levi, abolendo lo sconto alle promozioni editoriali, il limite di durata e l’esclusione del mese di dicembre, e auspicando un mercato selvaggio e oligarchico, in cui la Legge si riducesse a mero strumento per difendere i loro libri dalla concorrenza di Amazon.
E con chi si schiera l’Antitrust?

Editori e librai indipendenti chiedono che questa raccomandazione venga ritirata dalle proposte del Presidente Petruzzella, che l’Antitrust faccia onore ai suoi obiettivi, battendosi contro e non a favore degli abusi di potere, e che la Legge Levi venga sostenuta e messa in grado di servire i suoi scopi.

Ginevra Bompiani (nottetempo), Giuseppe Russo (Neri Pozza), Antonio Sellerio (Sellerio), Luca e Mattia Formenton (Il saggiatore), Carmine Donzelli (Donzelli editore), Daniela Di Sora (Voland), Emilia Lodigiani e Pietro Biancardi (Iperborea), Marco Cassini e Daniele Di Gennaro (minimum fax), Gaspare Bona (Instar libri e Blu edizioni), Lorenzo e Rodolfo Ribaldi (la Nuova frontiera), Agnese Manni (Manni editore), Sandro D’Alessandro (et al.), Monica Randi (Astoria), Roberto Keller (Keller editore), Ada Carpi e Andrea Palombi (Nutrimenti), Isabella Ferretti e Tommaso Cenci (66thand2nd), Emanuela Zandonai (Zandonai edizioni), Yuri Garrett (Caissa Italia), Massimiliano Franzoni (Mattioli 1885), Andrea Malabaila (Las Vegas Edizioni), Fabrizio Felici (Felici Editore), Giuliana Fante (Edizioni Corsare), Salvatore Cannavò (Edizioni Alegre), Giuseppe Maria Morganti (Aiep Editore), Ugo Magno (Mesogea), Danilo Manzoni, (Leone editore), Marco Nardini (edizioni La Linea), Cecilia Palombelli (Viella), Walter Martiny (edizioni del Capricorno), Francesca Chiappa (Hacca – Nuova giuridica), Rocco Pinto (libreria torre di Abele), Silvia Nono (Emons Audiolibri), Giulio Milani (Transeuropa), Sergio Iperique (Ananke Edizioni), Rosaria Pulzi (Edizioni Lapis), Edgar Colonnese (Colonnese editore), Leonardo Pelo (No reply), Angelo Leone (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri), Mauro di Leo (Atmosphere Libri), Antonio Bagnoli (Pendragon), Ugo di Monaco (Edizioni Spartaco), Francesco Camastra (Bibliofabbrica.com), Gian Luca Tugnoli (Libreria Ulisse), Andrea Soave (Libreria Edys), Franco Liguori (Liguori Editore), Edoardo Caizzi (Edizioni Ambiente), Marco Zapparoli e Claudia Tarolo (Marcos y Marcos). Le adesioni degli editori, dei librai e dei lettori indipendenti continuano nei commenti…

[è possibile sottoscrivere la lettera aperta, lasciando un commento a questo post, sarà cura della redazione aggiornare la lista contenuta nel corpo del testo. grazie]

[la foto in apice è di DDA Photography, si intitola Biliardo e viene da qui]

settembre 14, 2011

e il librai?

di Romano Montroni [consulente del progetto Librerie Coop, già direttore delle Librerie Feltrinelli, interviene a proposito degli sconti sui libri su La Repubblica del 13 Settembre 2011].

Caro Direttore, mi inserisco nel dibattito sulla legge che limita al 15% lo sconto sui libri per dire che a mio avviso il prezzo non è uno dei fattori che determinano lo scarso interesse degli italiani per la lettura. Il libro è ancora, senza dubbio, lo svago più economico.

Detto questo, se confrontiamo il provvedimento entrato in vigore in Italia con quelli che da tempo regolamentano la vendita dei libri in altri stati europei, il nostro risulta di gran lunga il più “morbido”: nei paesi economicamente forti e dove si legge molto, da anni la legge è ben più rigorosa. In Francia e Spagna lo sconto massimo consentito è il 5%. In Germania lo sconto non soltanto non è previsto, è vietato. È la dimostrazione che non è da qui che passano il rinnovamento e lo sviluppo del mercato del libro. Dar valore al mestiere del libraio è invece a mio parere la strada da percorrere, ed ecco perché gli imprenditori (grandi, medi e piccoli) dovrebbero investire sulle risorse umane e sulla loro formazione.

In Italia, finora si è andati nella direzione opposta. Nelle nostre librerie, soprattutto di catena, si registra una standardizzazione preoccupante. Il mestiere di libraio non è tenuto in considerazione: i giovani non ricevono una formazione adeguata e la professionalità, quando c´è, è mortificata. Il personale è in tutti i sensi insufficiente, e pertanto incapace di relazionarsi con il cliente. Una delle ragioni, se non la principale, è che il margine commerciale che le librerie ottengono dagli editori – l´indicatore primario per l´equilibrio economico e finanziario dell´azienda – era in gran parte usato, anziché per la formazione, per concedere sconti. Di recente ho sentito il manager di una catena vantarsi di aver dimezzato i librai in una prestigiosa libreria proprio a questo scopo; inutile dire che, alla luce dei consuntivi, non si è registrato alcuno sviluppo nelle vendite: non basta abbassare i prezzi per aumentare numero dei lettori e consumo di libri. L´Italia è da anni al terzultimo posto in Europa come indice di lettura: è dunque ragionevole pensare che il problema non sia il prezzo.

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agosto 8, 2010

devastante o necessaria?

di Loredana Lipperini [La Repubblica – 7 Agosto 2010 ]

(…) Devastante o necessaria? La discussione sulla legge Levi che limita gli sconti per il libro al 15% è stata fieramente osteggiata da un gruppo di editori, autodenominatisi Mulini a Vento. Ovvero, fra gli altri, Voland, Nottetempo, Minimum Fax, Instarlibri, MarcosyMarcos, Sellerio, Donzelli. Che ora hanno aperto un blog, leggesulprezzodellibro.wordpress.com. Intervengono tutti gli addetti ai lavori, dai librai agli editori ai semplici lettori. Da seguire, giorno dopo giorno

luglio 25, 2010

la battaglia degli sconti

di Simonetta Fiori [La Repubblica — 12 luglio 2010]

Mercoledì arriverà alla Camera la nuova legge sul prezzo del libro che se da un lato limita al 15 per cento gli sconti sul costo di copertina – provvedimento che finalmente ci avvicina a Francia, Germania e Spagna dall’ altro sostanzialmente invalida questa regola consentendo agli editori di promuovere campagne promozionali per undici mesi all’ anno – non oltre trenta giorni e non a dicembre – senza alcun tetto di sconto. Un paradosso legislativo, che ragionevolmente suscita la protesta e il malumore delle voci indipendenti – si veda qui accanto la lettera firmata dagli editori dissenzienti – ma che viene difeso dall’ Associazione degli editori e dall’ Associazione dei librai in nome del principio “meglio una brutta legge che nessuna legge”. «Nessuno di noi è contento», interviene il presidente dell’ Ali Paolo Pisanti, «ma questo è il massimo che siamo riusciti a ottenere nell’ estenuante trattativa con i grandi gruppi». Di fatto quella su cui converge l’ accordo politico (dopo l’ approvazione in Commissione alla Camera proseguirà il suo iter al Senato) è una legge che contraddice se stessa, tutelando ben poco i librai e gli editori indipendenti, come riconosce lo stesso Riccardo Campino, fondatore a Orvieto di un’ importante Scuola per librai e titolare di due librerie da cinque anni in franchising con Mondadori. «La legge può essere aggirata in molti modi», ammette Campino, che pure si richiama alla posizione ufficiale dell’ Ali.

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luglio 25, 2010

una brutta legge

di i mulini a vento

Caro Direttore,

nei prossimi giorni verrà portata alla Camera la nuova legge che disciplinerà il prezzo del libro, ovvero che regolamenterà gli sconti. Siamo sicuri che ben pochi italiani, tediati dalle ricorrenti denunce sullo sconsolante panorama della lettura nel nostro Paese, avrebbero pensato che bastasse regolamentare uno sconto per risolvere tutti i problemi. Invece il legislatore esordisce così: “La presente legge ha per oggetto la disciplina del prezzo dei libri. Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione.” E dire che sono dieci anni che rincorriamo una legge civile sul libro, e per tutto questo tempo abbiamo avuto la soluzione sotto gli occhi. Già, peccato che a nostro avviso questo cappello introduttivo sia falso, e la legge vada nella direzione contraria a quanto proclama di voler ottenere.

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luglio 15, 2010

la solita ipocrisia all’italiana

di Giorgio Pozzi [Fernandel a Simonetta Fiori il 14 Luglio 2010]

(…) sollecitato da alcuni colleghi ad esprimere un parere a proposito della cosiddetta “legge sul libro”, il primo commento che mi viene è in realtà una citazione, ovvero che questa legge “è una porcata” che fingendo di regolarmentare il mercato, di fatto crea condizioni favorevoli solo per i grandi gruppi editoriali. La solita ipocrisia all’italiana. Nonostante ciò, anche se con ogni probabilità è del tutto inutile, mi associo all’appello degli “editori ribelli”, come lei li ha chiamati, per migliorare la legge e renderla degna di un paese in cui la cultura non sia trattata, perfino dallo stesso legislatore!, come un qualunque altro prodotto. Un saluto.