Posts tagged ‘adesione all’appello’

dicembre 13, 2010

da oggi i Mulini a vento non sono più sei, ma cento, duecento, mille…

… sono trecento le case editrici firmatarie, più di cento le librerie, che rappresentano quindi migliaia di professionisti della cultura che in queste librerie e case editrici lavorano, e con il loro lavoro culturale oltre a far progredire il paese mantengono le proprie famiglie.

Senza tutti voi, la vostra adesione, i vostri consigli e commenti, il vostro appoggio, non avremmo potuto batterci fino a oggi per migliorare questa legge.

Se ci riusciremo, anche in minima parte, sarà grazie a tutti noi. Se non ci riusciremo, continueremo a batterci, con lealtà, solidarietà e determinazione.

Magari, alzando il tiro!

[l’immagine in apice viene da qui]

ottobre 30, 2010

da Le Chat Pitre

di Laurence Tutello [Présidente des librairies spécialisées jeunesse]

Vous avez tout mon soutien c’est la survie des librairies italiennes, la création éditoriale qui en dépendent. En France notre loi va fêter ses 30 ans, il n’y aurait pas autant de librairies indépendantes aujourd’hui si cette loi n’avait pas été votée et appliquée.

ottobre 2, 2010

il libro e la sua legge

di Chiara Valerio [da l’Unità – 1 Ottobre 2010]

Da matematico ho imparato che spesso le soluzioni ai problemi si raggiungono per approssimazioni successive. Lavoro da quasi due anni in una casa editrice indipendente che, in questa Italia tiepida, sta portando avanti, insieme ad altri editori indipendenti, una battaglia per ridiscutere la legge sul prezzo del libro. La legge Levi rappresenta il tentativo di regolamentare il mercato del libro come è già stato fatto in altri paesi europei. In Francia c’è un limite del 5%. In Germania non si fanno sconti. Le politiche continentali hanno permesso alle librerie indipendenti e agli editori indipendenti di sopravvivere. In Inghilterra invece, dove il prezzo del libro è libero queste realtà sono scomparse. La proposta di Levi, nell’attuale formulazione, permette uno sconto massimo sul prezzo di copertina del 15%, ma consente promozioni della durata di un mese senza limite di sconto per 11 mesi l’anno. 334 giorni di sconti che un editore indipendente che non possiede l’intera filiera editoriale (come i grandi gruppi) non può sostenere e che un libraio indipendente non può ottenere. I Mulini a Vento, gruppo di editori del quale l’editore per cui lavoro fa parte, chiede una parziale riscrittura per limitare le promozioni a due mesi l’anno, gli stessi per tutti, novità escluse. Il promotore della Legge è un senatore del PD e, prima di tutto come elettore di sinistra, mi meraviglio di quanto, ancora una volta, il PD sia spaccato su una legge che sostiene gli interessi delle grandi imprese contro quelli delle piccole. Gli editori e i librai indipendenti non pretendono certo una legge a loro favore non una legge perfetta, ma una legge equa, che garantisca un principio di concorrenza e una cavalleresca lotta ad armi pari tra editori indipendenti e gruppi editoriali, non solo sul prodotto libro, ma sul libro come proposta culturale.

ottobre 1, 2010

appello ai librai

di Rocco Pinto [da La Stampa del 30 Settembre 2010]

Vorrei fare una riflessione sul fatto che sta passando in commissione al Senato la legge Levi, che ha lo scopo di regolamentare il mercato del libro. La cosa dovrebbe interessare tutti, chi legge e chi non legge. Invece i giornali, a parte pochi casi, hanno riservato dei trafiletti alla questione e all’appello lanciato dai Mulini a vento, che chiede di modificare – e non di bloccare – la legge in discussione e che ha raccolto moltissime adesioni di librai, editori, intellettuali e scrittori.

Pur apprezzando lo sforzo dell’onorevole Ricky Levi, la legge citata è lontana dai modelli di legislazione europea che da decenni hanno esiti positivi riconosciuti dagli operatori e dai lettori. La legge Levi invece prevede un tetto di sconto del 15%, la possibilità di fare campagne promozionali in tutti i mesi dell’anno ad eccezione di dicembre, il 20% di sconto su internet. L’unica vera novità è che possono fare le campagne promozionali solo gli editori e non il singolo negozio, la catena o il supermercato. Certo, il piccolo passo avanti è da apprezzare rispetto alla giungla attuale. Ma è ancora troppo poco.

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settembre 26, 2010

ci scrive [Giorgio Fontana]

Con colpevole ritardo ma massima convinzione (mi sono letto bene i documenti e contributi che presentate sul sito) aderisco all’appello. C’è una triste contraddizione nel difendere il libro come “prodotto diverso dagli altri” ma sfruttare tale diversità per affossarne la varietà. Combattiamo questa contraddizione e impediamo che il monopolio dei grandi gruppi vinca anche sul terreno del più importante bene culturale e informativo che abbiamo.

settembre 24, 2010

ci scrive [Davide Rondoni]

Il problema della lettura non credo stia nelle diffusione dei libri e nel mercato, ma nella motivazione che deve spingere la nostra povera sfolgorante umanità a confrontarsi con le parole altrui. Un problema di carne, di cuore, di sangue e di libertà, non di sconti. E chi vuol favorire la lettura deve lavorare -se ne ha autorevolezza e fame, sperdimento e magone- sulla motivazione. Ma questa selva selvaggia commerciale certo non aiuta i valorosi editori, piccoli nelle dimensioni ma grandi nella apertura. E dunque ha qualcosa di iniquo per tutti. Dunque aderisco,

settembre 24, 2010

… e i libri per ragazzi

di Agata Diakoviez
presidente associazione librerie indipendenti per ragazzi

La cultura è un bene comune che deve essere tutelato per la libertà vera di ciascun individuo.

Aderiamo all’appello nella convinzione e speranza che ogni legge è una buona legge quando è realizzata per il bene comune.

settembre 24, 2010

ci scrive [Andrea Cortellessa]

Da devoto di Giorgio Manganelli (cfr. «Lunario dell’orfano sannita»), credo di non aver mai firmato un appello in vita mia. Ma il fatto che ci si invita a scrivere una motivazione, come sto facendo in questo momento, allontana l’effetto di scarico di coscienza al costo di un clic – che rende la compassione telematica una delle forme di falsa coscienza oggi più a buon mercato. Perché dunque schierarsi in questa battaglia? Perché non è una battaglia corporativista – come qualcuno, persino qui, pare credere – bensì l’esatto contrario. È una battaglia culturale, dunque politica.

L’offerta di scontri incontrollati in libreria è un esempio della demagogia post-politica oggi imperante, ingannevole come quella del «processo breve» spacciato quale rimedio contro le lentezze della giustizia – mentre, con tutta evidenza, non è altro che una scorciatoia all’impunità per i soliti potenti (cioè il solito potente). Allo stesso modo, il rimedio peggiore del male, che oggi con questa legge si minaccia, viene presentato come intervento in favore dei lettori, i quali giustamente e non da oggi protestano contro i prezzi di copertina eccessivi. Ma avrà come unica conseguenza una caduta a picco della bibliodiversità -che appiattirà e deforesterà brutalmente le librerie indipendente e l’editoria di ricerca: dunque una diminuzione di libertà di quegli stessi lettori ai quali, demagogicamente appunto, dichiara di voler andare incontro.

Giusto invece, come sostenuto qui sopra, aprire una discussione sulla strettoia della distribuzione, vero nodo di strangolamento della filiera: i privilegi della grande distribuzione saranno i primi a entrare in crisi con le trasformazioni tecnologiche imminenti, e dovremo essere pronti a cogliere questa occasione per instaurare – al posto di quello, iniquo, che già sta schiacciando i piccoli editori, le riviste di cultura e insomma ogni minimo tentativo di presa di respiro – un nuovo regime, più equo e virtuoso.

settembre 23, 2010

ci scrive [Collettivo Terranullius]

Il Collettivo TerraNullius aderisce all’appello e chiede di far scontare solo i libri degli editori a pagamento.
[Luca Moretti, Gianluca Colloca, Toni Bruno, Roberto Mandracchia e Lorenzo Iervolino (Collettivo TerraNullius) aderiscono all’appello, ma con la precedente frase che Vi preghiamo di riportare sul vostro blog]

settembre 23, 2010

ci scrive [Nicola Lecca]

Quando al supermercato troviamo offerte speciali sotto costo siamo felici: perhè possiamo acquistare molti prodotti a un prezzo insperatamente basso. Ma, allora perchè non ci auguriamo che lo stesso possa accadere con i libri? Perchè ci scopriamo contrari questa legge che, in fondo, ci permetterebbe di leggere ben di più e a prezzi assai più bassi?

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