Archive for ‘la stampa’

dicembre 15, 2014

se una favola vale più di un regalo

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di Antonella Agnoli [La Repubblica, lettere, 12 dicembre 2014]

Bologna, Piazza Maggiore, sabato mattina, una coppia di trentenni con un bambino che appena cammina e un passeggino carico di acquisti. Papà: “Adesso io e te andiamo in Sala Borsa, la mamma va a fare acquisti”. Nel caleidoscopio delle luminarie natalizie, nella frenesia dello shopping, a Bologna c’è una biblioteca nella piazza centrale: a Roma in piazza Navona ci sono solo gelaterie, a Milano in piazza Duomo solo i piccioni. In un paese “rassegnato e triste” (l’ultimo rapporto Censis) ci sono ancora dei luoghi dove i papà vanno a leggere storie ai figli, forse sospettando che i guanti ricamati in filigrana d’oro e pietre che Dolce e Gabbana propongono per Natale non assicurino la felicità né il futuro. In Italia di biblioteche come Sala Borsa ce ne sono poche, troppo poche, ma mi piace pensare che dove ci sono ci sia anche più coesione sociale, più qualità della vita, più amore per la cultura. In un paese dove la politica è senza morale (vedi Roma e Milano Expo, appunto) pezzi di società civile tentano ogni giorno di mantenere un minimo di comportamenti etici, di senso della comunità, di impegno verso le nuove generazioni. A Bologna, di fronte a Sala Borsa, si trova una grande, storica libreria per ragazzi, le Giannine, non un negozio di Prada. Magari anche i luoghi contano, se vogliamo delle città meno infelici, un paese meno rassegnato.

[l’immagine in apertura è di Shaun Tan]

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dicembre 11, 2014

punto e a capo?

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[da public policy – 11 dicembre 2011]

Abolire il limite massimo del 15% di sconto applicabile sui libri, fissato dalla legge Levi del 2011. È questa – a quanto si apprende – una delle norme contenute nella bozza del disegno di legge sulle liberalizzazioni e sulla concorrenza, su cui il governo è al lavoro. Di conseguenza verrebbero aboliti i commi 3 e 4 dell’articolo 2 della legge Levi che, rispettivamente, permettevano una deroga alla regola del tetto massimo agli sconti per il mese di dicembre e permettevano una sconto massimo del 20% in occasione di eventi particolari come manifestazioni o fiere.

Dunque la vendita dei libri tornerà ad essere soggetta alle norme in materia di vendite promozionali, di saldi di fine stagione e di disciplina del settore della distribuzione commerciale previste dal decreto 223/2006 e dalla legge 248/2006. La legge Levi è stata varata nel 2011 a seguito di una campagna portata avanti, in particolare, dai piccoli e medi editori e dalle librerie indipendenti che denunciavano la concorrenza – definita “sleale” – portata avanti dai grandi gruppi editoriali e dalla grande distribuzione con grandi campagne di sconto sui libri. (Public Policy)

luglio 20, 2014

Ri-Distribuzione

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[da Ansa.it del 19 Maggio 2014]

Il gruppo Messaggerie e il gruppo Feltrinelli si alleano e nasce il nuovo polo italiano della distribuzione libraria da 70 milioni di volumi all’anno. La joint venture sarà controllata al 70% da Messaggerie Italiane e per il 30% da Gruppo Feltrinelli. Al suo interno, si legge in una nota, saranno integrate le società di distribuzione intermedia dei due gruppi: Messaggerie Libri, Fastbook, Opportunity e Pde con il relativo ramo logistico. Le rispettive reti promozionali resteranno indipendenti e autonome.

Messaggerie Italiane si è misurata nel corso degli anni con i mestieri di editore, di distributore e di libraio. Con il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (Bollati Boringhieri, Chiarelettere, Corbaccio, Garzanti, Guanda, La Coccinella, Longanesi, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, Tea, Vallardi) di cui controlla il 73,77 è uno dei principali editori di libri in Italia, distributore indipendente con Messaggerie Libri e primo operatore italiano nell’e-commerce editoriale con http://www.ibs.it. Anche il gruppo Feltrinelli opera su tutta la filiera del libro, dall’editoria, con Giangiacomo Feltrinelli Editore e altre sigle editoriali collegate, alla promozione e distribuzione intermedia, al retail con la catena Librerie Feltrinelli e con i siti on-line di informazione www.feltrinellieditore.it e di e-commerce www.lafeltrinelli.it. Il gruppo è poi attivo anche nel settore immobiliare con le società Finaval ed Effe.com. Da maggio 2013 inoltre, sul canale 50 del digitale terreste è presente ‘laeffe’. “Le economie di scala della nuova società distributiva consentiranno di investire ancor più nel canale del libro fisico, in un momento di mercato difficile e in forte trasformazione, con la massima efficienza e competenza” commenta Alberto Ottieri, amministratore delegato Messaggerie Italiane. “Ci aspettiamo di poter attivare sinergie significative che ci consentiranno di essere ancora più efficaci e competitivi in un mercato del libro in fase di profonda trasformazione” ha aggiunto Carlo Feltrinelli, presidente e amministratore delegato del gruppo Feltrinelli.

maggio 3, 2014

il killer delle librerie

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di Luca Ricci [il Messaggero, 3 Maggio 2014]

A Roma chiude anche Arion Montecitorio, la cosiddetta libreria dei parlamentari (traetene da soli conseguenze e simboli). Pochi mesi fa era toccata la stessa sorte alla Feltrinelli di via del Babuino- quarta Feltrinelli aperta in Italia e punto di ritrovo storico dell’intellighenzia post boom (Fellini, Moravia, Morante, Balestrini)-, e ancora prima ad abbassare le serrande era stata la libreria Croce di Corso Vittorio Emanuele.

Più del de profundis che periodicamente qualche istituto di ricerca ci propina sui dati di lettura in Italia, mi sembra questa la foto più terribile della crisi per quanto riguarda la filiera del libro. La moria dei librai coinvolge tutti- piccoli e grandi, catene e indipendenti- segno che c’è qualcosa di trasversale capace di sgretolare le differenze. I costi degli affitti in centro a Roma non sono più sostenibili per un business come quello del libro, ma la considerazione non ci aiuta a risolvere il mistero: perché prima le librerie potevano permettersi degli immobili in zone di prestigio e adesso no? Sia Arion che Feltrinelli riapriranno altrove, o potenzieranno punti vendita già attivi. La cultura trasloca in periferia, ma sarà ancora la stessa dentro ai centri commerciali?

Per alcuni il serial killer delle librerie romane (ma stanno morendo dappertutto) sarebbe l’ebook, ovvero il libro digitale, che ha portato via clienti e ha sgonfiato i margini, già risicati, di guadagno dei librai. Eppure il giro d’affari della letteratura digitale in Italia è in crescita ma riguarda percentuali ancora basse (si parla di numeri di molto inferiori al 5%). Quali sono allora le ragioni di questa crisi, di questa ecatombe?

Nel libro di Roberto Casati “Contro il colonialismo digitale, istruzioni per continuare a leggere” (Laterza, pag. 130, € 15,00) viene fatto il nome del colpevole: la nostra distrazione. Siamo gente attaccata a un tablet dalla mattina alla sera, dedita a decifrare segni che non sono più riconducibili a un romanzo, un racconto, una poesia o un saggio. Sono storie digitali- spesso veicolate da social dove è fondamentale la condivisione (cioè l’esibizionismo, ovvero il sogno pop warholiano dei quindici minuti di notorietà)- in grado di soddisfare il nostro fabbisogno quotidiano di lettura. Leggiamo di tutto, cioè non leggiamo niente.

Il gesto di prendere un parallelepipedo di carta e sfogliarlo pazientemente dall’inizio alla fine, una pagina via l’altra- a sinistra le pagine pari, a destra le dispari- ci è insopportabile, ci manda al manicomio. In parole povere, non siamo più capaci di offrire al libro la concentrazione che ci chiede. Scrive nel suo pamphlet Roberto Casati: “Il punto di svolta, la scelta di campo segnata dall’iPad e imitatori è interessante per come prefigura il palinsesto della nostra vita mentale. Si tratta di una battaglia interessante per gli anni a venire, il cui trofeo, ambitissimo, è la nostra risorsa intellettuale primaria, l’attenzione”.

Twitter: @LuRicci74

marzo 21, 2014

lettori, una generazione persa

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di Paolo Fallai [Corriere della Sera, 21 Marzo 2014]

«Ci siamo persi una generazione». Era questo lo stato d’animo, nell’austera sala della Biblioteca Angelica di Roma, che ha accompagnato la presentazione del rapporto sull’acquisto e la lettura di libri in Italia, commissionato dal Centro per il Libro e la Lettura all’agenzia di rilevamento Nielsen. Si legge sempre meno, in Italia (dal 49% al 43% della popolazione), si compra pochissimo (dal 44% al 37%). Sono dati riferiti agli ultimi tre anni, anzi per la precisione, dall’ultimo trimestre 2010 all’ultimo del 2013. Lo ha sottolineato in apertura proprio Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il Libro e la Lettura: «È la prima volta che una ricerca consente di vedere le immagini in movimento del triennio 2011-2012-2013. E di cogliere così non solo le dimensioni, ma anche la dinamica della più drammatica crisi del libro dalla fine della seconda guerra mondiale».

l’articolo continua sul Corriere della Sera

[l’immagine in apertura viene da qui]

febbraio 13, 2014

il paese dove nessuno legge

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di Ginevra Bompiani [da Corriere della Sera – 12 Febbraio 2014]

Il 30 maggio 2013, l’Aie (Associazione Italiana Editori) ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e ai ministri per i Beni Culturali e ambientali, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in cui chiedeva di poter sottrarre nella dichiarazione dei redditi il 50 per cento della spesa per l’acquisto di libri. Nel testo faceva presente la «catastrofe libraria» degli ultimi anni (più del 20 per cento di lettori in meno) e la crisi che subivano tutte le attività legate al libro. Per convincere i suoi interlocutori faceva appello all’interesse dello Stato per la «salute mentale» dei cittadini e al risvolto economico che un incremento della lettura non potrebbe non avere. È interessante che non si facesse parola dell’argomento che dovrebbe per primo affacciarsi: l’importanza che riveste la cultura per un Paese e la centralità del libro come suo strumento. Forse all’Aie questo argomento è sembrato troppo ovvio perché valesse la pena di ricordarlo.

Eppure, al di là delle ragioni economiche e dell’importanza della salute mentale del cittadino, la vera ragione per un simile intervento è proprio che un Paese, senza la sua cultura, smette di esistere. Cioè di avere un’identità. Perché questo è un Paese: la sua lingua, la sua memoria, le sue abitudini, il suo sguardo sul mondo, la sua capacità di pensare, di raccontare storie e di ascoltarle, insomma la sua cultura. Un Paese che non si prende cura di questo aspetto del suo modo di essere è destinato a quel che possiamo tranquillamente chiamare «barbarie», cioè a diventarsi estraneo, straniero, a diventare un «Paese qualunque». E non sembra davvero un’esagerazione, guardando lo spettacolo recente del Parlamento, e la ridda di insulti e capricci che è diventata la nostra vita politica. Una vita semplicemente e radicalmente incolta.

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settembre 16, 2013

quando piove, non ci si può rifugiare sotto un kindle…

di Annalena Benini [Il Foglio, 15 settembre 2013]

Quando piove, non ci si può rifugiare sotto un kindle, né si può chiedere un ombrello ad Amazon con spedizione immediata. Quando piove, bisogna andare in libreria. Ne servono tante, in molti punti strategici della città, in modo che, in qualunque posto ci si trovi, si possa arrivare in libreria con una corsa non troppo lunga sotto la pioggia (o sotto il sole infuocato, o anche in una perfetta giornata di quasi autunno). Ha scritto il Times che in una libreria non può succederci niente di male (mentre molte cose non troppo belle stanno accadendo alle librerie), un po’ come da Tiffany, perché il mondo si arresta davanti a quelle porte: quindi, in caso di guerra termonucleare bisogna potersi rifugiare lì, e trovare il libro adatto al momento difficile, o leggere finalmente quel romanzo erotico, quel saggio sull’amore che ci si vergogna anche soltanto di tenere sul tablet (succede infatti, sempre, che qualcuno prenda in mano il tablet, dia un’occhiata malevola ai libri su iBooks, e faccia una risatina, come se la lista degli ebook svelasse chi siamo davvero, gente che scarica le biografie dei cantanti e non Marcel Proust).

l’articolo continua qui
[l’immagine in apertura viene da sito Library Love]

agosto 6, 2013

Parigi 2013: Librerie vs. Amazon

di Alberto Mattioli (corrispondente da Parigi) [La Stampa, 6 Agosto 2013]

Strangolate da Amazon, devastate dalla grande distribuzione, minacciate dall’ebook. Le librerie indipendenti hanno perso molte battaglie, ma sperano ancora di vincere la guerra. O almeno di limitare i danni. Così 64 boutique del libro di Parigi si coalizzano per contrattaccare sul terreno del nemico: Internet. È in rete http://www.parislibrairies.fr perché, come racconta al Parisien Laura de Heredia, «sono quattro anni che noi librai sentiamo i clienti dire: non avete questo libro? Lo ordinerò su Amazon».

[…]

Adesso ci prova la santa alleanza dei librai parigini. Fra i 64 ci sono indirizzi storici, come «Delamain», di fronte alla Comédie-française, «Eyrolles» a Saint-Germain o la «Gallimard» in boulevard Raspail, posti dove talvolta si è fatta la storia o, più modestamente, ci si è fatti una cultura. L’idea è semplice: digiti il titolo e il sito ti dice dove è disponibile. Localizzi la libreria più vicina a te e l’acquisto è fatto. Oppure puoi ordinare il tuo volume on line. In entrambi i casi, però, devi andare a prendertelo «live»: la consegna per posta è lasciata alla «nemica» Amazon. «Vogliamo preservare – dice de Heredia – il nostro savoir-faire e il contatto umano».

[…]

L’articolo completo è su La Stampa.

Se a Parigi le librerie si coalizzano per evitare di sparire a Roma chiude la storica Libreria Feltrinelli di Via del Babuino.

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In una intervista a Romano Montroni su l’Unità [6 Agosto 2013] si legge “La libreria è un luogo di riferimento e le librerie vanno adattate ai luoghi nei quali sono radicate. Se Via del Babuino si è trasformata, se ci sono più stranieri, e gli stranieri leggono in media più degli italiani, allora bisogna adattare la libreria di via del Babuino alle nuove esigenze. Lungi da me pensare di chiuderla. Bisogna adattare la libreria al territorio. Aprire quella libreria è stato come piantare una bandiera per la diffusione culturale, è un avamposto vero.”

ottobre 8, 2012

lettera aperta all’Antitrust

[da La Repubblica – 8 Ottobre 2012]

Il 2 ottobre scorso, il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ha inviato ai Presidenti del Senato, della Camera, del Consiglio e al Ministro per lo Sviluppo Economico, le sue “Proposte di riforma concorrenziale ai fini della Legge annuale per il mercato e la concorrenza per l’anno 2013”, nella quale raccomandava di “eliminare il tetto agli sconti sui libri che limita la libertà di concorrenza dei rivenditori finali, senza produrre sostanziali benefici per i consumatori in termini di servizi offerti o di ampliamento del numero di libri immessi sul mercato”.
L’enormità di una simile richiesta è evidente per chiunque conosca l’anomalia della situazione italiana in campo editoriale. Per gli altri, richiede una spiegazione.
In Italia, un numero ristretto di gruppi editoriali possiede l’intera filiera del libro e occupa, perciò, in posizione dominante, tutti i passaggi: produzione, promozione, distribuzione e vendita. I quattro gruppi editoriali – Mondadori, Gems, Rizzoli e Feltrinelli – possiedono molteplici case editrici, e poi case di distribuzione, catene librarie e società che distribuiscono i libri in supermercati, discount, autogrill ecc. (G.D.O.).
In altre parole, i 4 gruppi pubblicano, promuovono, distribuiscono e vendono i loro libri attraverso società e punti vendita di loro proprietà, mentre gli editori indipendenti devono rivolgersi a loro per ogni passaggio, fino ad arrivare in libreria con un margine di guadagno così ristretto da non potersi permettere sconti ulteriori o promozioni. A loro volta, le librerie indipendenti, che ottengono uno sconto sul prezzo di copertina del 30% (le catene librarie ottengono anche il 40/45), non hanno margine sufficiente per praticare uno sconto ormai fisso del 15%. Di conseguenza, i 4 gruppi inondano il mercato di libri scontati, occupano i tavoli e le vetrine delle librerie, gli spazi dei supermercati e così via, mentre tutta l’altra produzione libraria è relegata in spazi angusti e nascosti, per lasciare visibilità alle promozioni.
Negli altri paesi, le funzioni di editore, distributore e libraio, sono nettamente separate e questo a vantaggio di un mercato realmente libero.
L’Antitrust è stata costituita nel 1990 per combattere simili situazioni di oligopolio e garantire “il rispetto delle regole che vietano gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti dannose per la concorrenza”.
La Legge Levi per parte sua, è stata promulgata nel settembre 2011, dopo una durissima e lunga battaglia, per “contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione”. Sebbene si ispiri a leggi analoghe che vigono in Francia, Germania e Spagna (per citare i paesi più vicini), che aboliscono o riducono drasticamente lo sconto, la legge Levi consente uno sconto librario del 15% e un tetto del 25% alle promozioni editoriali, per undici mesi all’anno, dicembre escluso.
In un altro paese, l’Antitrust avrebbe sostenuto la Legge Levi, che pone un freno all’oligopolio dei gruppi editoriali.
Colpisce che la ‘raccomandazione’ dell’Antitrust avvenga solo 7 giorni dopo la verifica discussa alla Camera il 25 settembre, in presenza della Commissione Cultura, Centro per il Libro, del sottosegretario di Stato Peluffo, del Ministro Ornaghi e di editori e librai coi loro rappresentanti. In questa sede si manifestavano essenzialmente due posizioni: da una parte librai ed editori indipendenti sostenevano che la Legge Levi avesse contenuto la recessione del mercato librario (assai più forte in altri settori dell’intrattenimento e dello spettacolo) e contribuito a un abbassamento del prezzo dei libri – dall’altra, i 4 gruppi, con qualche sfumatura, chiedevano in sostanza di vanificare la Legge Levi, abolendo lo sconto alle promozioni editoriali, il limite di durata e l’esclusione del mese di dicembre, e auspicando un mercato selvaggio e oligarchico, in cui la Legge si riducesse a mero strumento per difendere i loro libri dalla concorrenza di Amazon.
E con chi si schiera l’Antitrust?

Editori e librai indipendenti chiedono che questa raccomandazione venga ritirata dalle proposte del Presidente Petruzzella, che l’Antitrust faccia onore ai suoi obiettivi, battendosi contro e non a favore degli abusi di potere, e che la Legge Levi venga sostenuta e messa in grado di servire i suoi scopi.

Ginevra Bompiani (nottetempo), Giuseppe Russo (Neri Pozza), Antonio Sellerio (Sellerio), Luca e Mattia Formenton (Il saggiatore), Carmine Donzelli (Donzelli editore), Daniela Di Sora (Voland), Emilia Lodigiani e Pietro Biancardi (Iperborea), Marco Cassini e Daniele Di Gennaro (minimum fax), Gaspare Bona (Instar libri e Blu edizioni), Lorenzo e Rodolfo Ribaldi (la Nuova frontiera), Agnese Manni (Manni editore), Sandro D’Alessandro (et al.), Monica Randi (Astoria), Roberto Keller (Keller editore), Ada Carpi e Andrea Palombi (Nutrimenti), Isabella Ferretti e Tommaso Cenci (66thand2nd), Emanuela Zandonai (Zandonai edizioni), Yuri Garrett (Caissa Italia), Massimiliano Franzoni (Mattioli 1885), Andrea Malabaila (Las Vegas Edizioni), Fabrizio Felici (Felici Editore), Giuliana Fante (Edizioni Corsare), Salvatore Cannavò (Edizioni Alegre), Giuseppe Maria Morganti (Aiep Editore), Ugo Magno (Mesogea), Danilo Manzoni, (Leone editore), Marco Nardini (edizioni La Linea), Cecilia Palombelli (Viella), Walter Martiny (edizioni del Capricorno), Francesca Chiappa (Hacca – Nuova giuridica), Rocco Pinto (libreria torre di Abele), Silvia Nono (Emons Audiolibri), Giulio Milani (Transeuropa), Sergio Iperique (Ananke Edizioni), Rosaria Pulzi (Edizioni Lapis), Edgar Colonnese (Colonnese editore), Leonardo Pelo (No reply), Angelo Leone (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri), Mauro di Leo (Atmosphere Libri), Antonio Bagnoli (Pendragon), Ugo di Monaco (Edizioni Spartaco), Francesco Camastra (Bibliofabbrica.com), Gian Luca Tugnoli (Libreria Ulisse), Andrea Soave (Libreria Edys), Franco Liguori (Liguori Editore), Edoardo Caizzi (Edizioni Ambiente), Marco Zapparoli e Claudia Tarolo (Marcos y Marcos). Le adesioni degli editori, dei librai e dei lettori indipendenti continuano nei commenti…

[è possibile sottoscrivere la lettera aperta, lasciando un commento a questo post, sarà cura della redazione aggiornare la lista contenuta nel corpo del testo. grazie]

[la foto in apice è di DDA Photography, si intitola Biliardo e viene da qui]

marzo 12, 2012

Citati sul prezzo del libro

(…) Negli ultimi mesi le vendite dei libri – sia delle clamorose novità che del lento catalogo – sono discese si circa il 12 per cento rispetto agli anni precedenti: così mi dicono. È una vera catastrofe editoriale alla quale speriamo che portino rimedio i prossimi mesi dell’anno. La spiegazione è ovvia: la crisi economica si è allargata e si è estesa. Ma niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura. Il principale rimedio è la diminuzione del prezzo dei libri. Molte case editrici ricorrevano, negli anni passati, a un sistema di vendite scontate (del 20 o 30 per cento) in alcuni mesi dell’anno, specialmente ottobre, novembre, dicembre. I risultati economici erano notevoli. La cosa mi sembra perfettamente legittima. Non vedo perché una casa automobilistica possa abbassare, per qualche mese, i prezzi delle vetture, e una casa editrice non possa diminuire quelli dei libri. Ma nel 2010, è accaduta una cosa inverosimile. Sottoposto a non so quali pressioni, il governo ha di fatto ucciso le vendite straordinarie dei libri, o le ha ridotte al minimo. L’industria editoriale italiana è gracile e fragile. Se non si vuole farla affondare completamente, il provvedimento del 2010 va assolutamente abolito. Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce.
Pietro Citati, Corriere della Sera, Venerdì 9 Marzo 2012

de i Mulini a Vento

Pietro citati è abituato da piú di cinquant’anni a parlare in modo giustamente apodittico di letteratura, che conosce a fondo. Cosí, per abitudine, è piú che naturale che trasferisca la stessa perentorietà ad argomenti che conosce meno, come la legge sul prezzo del libro.

Nel suo articolo aveva cominciato dicendo ai lettori di non leggere piuttosto di leggere autori come Faletti, Coelho e Dan Brown, perché “niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura”, ma solo i buoni libri però è utile leggere. Poi però si scaglia contro la legge che ha ridotto gli sconti e le promozioni, insinuando chissà quali potenti e malefiche influenze che avrebbero indotto il governo a promulgarla.

Lo vorremmo invitare a ricordare chi pubblica i libri che secondo lui non vanno letti: Faletti, Coelho e Dan Brown – editi rispettivamente da Baldini e Castoldi, Bompiani e Mondadori – chi era al governo al momento della legge, quali voci avessero piú probabilità di essere ascoltatE quale fosse l’interesse di quelle voci.

Senza la legge, ci sarebbero principalmente i libri che lui tratta con disprezzo, perché solo le alte tirature consentono quegli sconti.

Citati chiude il suo intervento con “Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce” e la legge sul prezzo del libro non impedisce agli editori, piccoli e grandi, di decidere il prezzo di copertina di un libro, limita gli editori che possono consentirselo – i gruppi editoriali – a non utilizzare le campagne di sconto come una correzione a posteriori del prezzo di copertina, a non fare uscire una novità direttamente col bollino del 25% di sconto. Quello che Citati definisce “il prezzo che preferisce” è in realtà una possibilità che mina il concetto di concorrenza dell’industria editoriale italiana.

Non vogliamo mancare di rispetto al venerabile Citati, ma gli chiediamo di non mancare di rispetto a tutti quegli editori e quei librai che si battono perché la letteratura continui ad avere un posto nelle biblioteche e nelle mani dei lettori.