Le detrazioni: a volte ritornano (ma vanno nella direzione sbagliata)

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di Giovanni Solimine

Dopo la figuraccia delle detrazioni fiscali per acquisto libri – previste nel decreto “Destinazione Italia”, poi rivelatisi inapplicabili e trasformate in un buono libri per gli studenti delle superiori – la questione torna di attualità. Infatti, l’on. Marco Causi (PD) ha presentato una proposta di legge, tendente a superare la soluzione che egli stesso individuò in occasione della conversione in legge del decreto. Il nuovo testo presenta diversi motivi di interesse: la detraibilità riguarda tutti i cittadini e non solo gli studenti, si applica anche ai libri elettronici e non solo a quelli cartacei, la copertura finanziaria non è incerta come nel decreto e viene assicurata da una modifica di alcune esenzioni fiscali di cui gode il servizio postale.

Il punto debole della proposta, che ne stravolge il significato fino al punto da rischiare di produrre un effetto contrario a quello auspicato, è nella previsione di una franchigia. La detrazione riguarderebbe solo gli acquisti eccedenti la somma di 50 euro (in una prima formulazione la soglia era fissata a 150 euro, poi è stata abbassata) e si potrebbe scaricare dalle tasse il 19% di una spesa annua fino a 850 euro. Basta fare due conti per capire il motivo per cui la proposta è concettualmente sbagliata: nell’ottica di una politica di promozione della lettura, non necessariamente vendere più libri equivale ad allargare la platea dei lettori.

I dati dell’indagine Nielsen, recentemente comunicati dal Centro per il libro, dicono che nel 2013 mediamente gli acquirenti di libri hanno speso 57,47 euro (equivalenti all’incirca al prezzo di copertina di tre libri). Su 19,5 milioni di italiani che hanno acquistato libri lo scorso anno, solo 11 milioni hanno acquistato 3 o più libri e si avvarrebbero quindi della detrazione.

La norma finirebbe col beneficiare solo chi legge più della media e non produrrebbe alcun effetto su chi legge poco o non legge affatto. Se lo scopo è quello di promuovere la lettura e di contenere il costo dell’operazione, si possono immaginare soluzioni diverse. Si può prevedere un tetto di spesa più basso (per esempio 300 euro all’anno, includendo così chi acquista 15-20 libri, il che equivale a dire la stragrande maggioranza degli acquirenti) ed eliminare la franchigia. Il provvedimento sarebbe simile alla detrazione prevista per l’attività sportiva dei figli minorenni, che prevede un tetto alla detrazione pari a 210 euro per ciascun figlio. In questo caso la detrazione vale “solo” 39,90 euro e non è certo una molla sufficiente a far scattare la decisione di avviare i propri figli all’attività sportiva; tuttavia, è un piccolo sgravio che torna utile alle famiglie e forse induce qualcuno a iscrivere i propri figli a una palestra.

Qualcosa del genere accadrebbe con i libri: sempre meglio dare un piccolo incentivo piuttosto che ignorare le persone da accostare alla lettura e premiare soltanto i già motivatissimi lettori forti (che avrebbero anche loro, in proporzione, un discreto vantaggio).

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2 commenti to “Le detrazioni: a volte ritornano (ma vanno nella direzione sbagliata)”

  1. Meno male che la legge contro amazon avrebbe abbassato il prezzo di copertina dei libri: “mediamente gli acquirenti di libri hanno speso 57,47 euro (equivalenti all’incirca al prezzo di copertina di tre libri)”. Finché i libri continueranno a costare 20 euro l’uno non ci saranno detrazioni in grado di spingere le persone a leggere di più. Eppure su questo blog si continuano a chiedere favoritismi con sofismi vari (da quando è entrata in vigore la legge che impedisce lo sconto io leggo molto meno, perché non posso permettermelo).

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