lettera aperta all’Antitrust

[da La Repubblica – 8 Ottobre 2012]

Il 2 ottobre scorso, il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ha inviato ai Presidenti del Senato, della Camera, del Consiglio e al Ministro per lo Sviluppo Economico, le sue “Proposte di riforma concorrenziale ai fini della Legge annuale per il mercato e la concorrenza per l’anno 2013”, nella quale raccomandava di “eliminare il tetto agli sconti sui libri che limita la libertà di concorrenza dei rivenditori finali, senza produrre sostanziali benefici per i consumatori in termini di servizi offerti o di ampliamento del numero di libri immessi sul mercato”.
L’enormità di una simile richiesta è evidente per chiunque conosca l’anomalia della situazione italiana in campo editoriale. Per gli altri, richiede una spiegazione.
In Italia, un numero ristretto di gruppi editoriali possiede l’intera filiera del libro e occupa, perciò, in posizione dominante, tutti i passaggi: produzione, promozione, distribuzione e vendita. I quattro gruppi editoriali – Mondadori, Gems, Rizzoli e Feltrinelli – possiedono molteplici case editrici, e poi case di distribuzione, catene librarie e società che distribuiscono i libri in supermercati, discount, autogrill ecc. (G.D.O.).
In altre parole, i 4 gruppi pubblicano, promuovono, distribuiscono e vendono i loro libri attraverso società e punti vendita di loro proprietà, mentre gli editori indipendenti devono rivolgersi a loro per ogni passaggio, fino ad arrivare in libreria con un margine di guadagno così ristretto da non potersi permettere sconti ulteriori o promozioni. A loro volta, le librerie indipendenti, che ottengono uno sconto sul prezzo di copertina del 30% (le catene librarie ottengono anche il 40/45), non hanno margine sufficiente per praticare uno sconto ormai fisso del 15%. Di conseguenza, i 4 gruppi inondano il mercato di libri scontati, occupano i tavoli e le vetrine delle librerie, gli spazi dei supermercati e così via, mentre tutta l’altra produzione libraria è relegata in spazi angusti e nascosti, per lasciare visibilità alle promozioni.
Negli altri paesi, le funzioni di editore, distributore e libraio, sono nettamente separate e questo a vantaggio di un mercato realmente libero.
L’Antitrust è stata costituita nel 1990 per combattere simili situazioni di oligopolio e garantire “il rispetto delle regole che vietano gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti dannose per la concorrenza”.
La Legge Levi per parte sua, è stata promulgata nel settembre 2011, dopo una durissima e lunga battaglia, per “contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione”. Sebbene si ispiri a leggi analoghe che vigono in Francia, Germania e Spagna (per citare i paesi più vicini), che aboliscono o riducono drasticamente lo sconto, la legge Levi consente uno sconto librario del 15% e un tetto del 25% alle promozioni editoriali, per undici mesi all’anno, dicembre escluso.
In un altro paese, l’Antitrust avrebbe sostenuto la Legge Levi, che pone un freno all’oligopolio dei gruppi editoriali.
Colpisce che la ‘raccomandazione’ dell’Antitrust avvenga solo 7 giorni dopo la verifica discussa alla Camera il 25 settembre, in presenza della Commissione Cultura, Centro per il Libro, del sottosegretario di Stato Peluffo, del Ministro Ornaghi e di editori e librai coi loro rappresentanti. In questa sede si manifestavano essenzialmente due posizioni: da una parte librai ed editori indipendenti sostenevano che la Legge Levi avesse contenuto la recessione del mercato librario (assai più forte in altri settori dell’intrattenimento e dello spettacolo) e contribuito a un abbassamento del prezzo dei libri – dall’altra, i 4 gruppi, con qualche sfumatura, chiedevano in sostanza di vanificare la Legge Levi, abolendo lo sconto alle promozioni editoriali, il limite di durata e l’esclusione del mese di dicembre, e auspicando un mercato selvaggio e oligarchico, in cui la Legge si riducesse a mero strumento per difendere i loro libri dalla concorrenza di Amazon.
E con chi si schiera l’Antitrust?

Editori e librai indipendenti chiedono che questa raccomandazione venga ritirata dalle proposte del Presidente Petruzzella, che l’Antitrust faccia onore ai suoi obiettivi, battendosi contro e non a favore degli abusi di potere, e che la Legge Levi venga sostenuta e messa in grado di servire i suoi scopi.

Ginevra Bompiani (nottetempo), Giuseppe Russo (Neri Pozza), Antonio Sellerio (Sellerio), Luca e Mattia Formenton (Il saggiatore), Carmine Donzelli (Donzelli editore), Daniela Di Sora (Voland), Emilia Lodigiani e Pietro Biancardi (Iperborea), Marco Cassini e Daniele Di Gennaro (minimum fax), Gaspare Bona (Instar libri e Blu edizioni), Lorenzo e Rodolfo Ribaldi (la Nuova frontiera), Agnese Manni (Manni editore), Sandro D’Alessandro (et al.), Monica Randi (Astoria), Roberto Keller (Keller editore), Ada Carpi e Andrea Palombi (Nutrimenti), Isabella Ferretti e Tommaso Cenci (66thand2nd), Emanuela Zandonai (Zandonai edizioni), Yuri Garrett (Caissa Italia), Massimiliano Franzoni (Mattioli 1885), Andrea Malabaila (Las Vegas Edizioni), Fabrizio Felici (Felici Editore), Giuliana Fante (Edizioni Corsare), Salvatore Cannavò (Edizioni Alegre), Giuseppe Maria Morganti (Aiep Editore), Ugo Magno (Mesogea), Danilo Manzoni, (Leone editore), Marco Nardini (edizioni La Linea), Cecilia Palombelli (Viella), Walter Martiny (edizioni del Capricorno), Francesca Chiappa (Hacca – Nuova giuridica), Rocco Pinto (libreria torre di Abele), Silvia Nono (Emons Audiolibri), Giulio Milani (Transeuropa), Sergio Iperique (Ananke Edizioni), Rosaria Pulzi (Edizioni Lapis), Edgar Colonnese (Colonnese editore), Leonardo Pelo (No reply), Angelo Leone (Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri), Mauro di Leo (Atmosphere Libri), Antonio Bagnoli (Pendragon), Ugo di Monaco (Edizioni Spartaco), Francesco Camastra (Bibliofabbrica.com), Gian Luca Tugnoli (Libreria Ulisse), Andrea Soave (Libreria Edys), Franco Liguori (Liguori Editore), Edoardo Caizzi (Edizioni Ambiente), Marco Zapparoli e Claudia Tarolo (Marcos y Marcos). Le adesioni degli editori, dei librai e dei lettori indipendenti continuano nei commenti…

[è possibile sottoscrivere la lettera aperta, lasciando un commento a questo post, sarà cura della redazione aggiornare la lista contenuta nel corpo del testo. grazie]

[la foto in apice è di DDA Photography, si intitola Biliardo e viene da qui]

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103 Responses to “lettera aperta all’Antitrust”

  1. Sottoscritto e aderisco.
    Mauro Di Leo
    Atmosphere libri

  2. Aderiamo con piacere.
    Francesco Camastra Bibliofabbrica.com

  3. Aderiamo all ‘ appello , e consideriamo la Legge Levi un primo passo assolutamente migliorabile per garantire
    l ‘indipendenza degli editori , dei librai e della lettura.
    Gian Luca Tugnoli
    Libreria Ulisse
    V. degli Orti 8/a 40137 Bologna

  4. Concordo, sottoscrivo e adersco
    Andrea Soave
    Libreria Edys

  5. Sottoscrivo con piacere
    Marino Buzzi
    Libraio (di catena) e scrittore

  6. concordo e sottoscrivo
    anna maria visca
    lalibraia

  7. concordo e sottoscrivo
    Luca Gusmeroli

  8. Aderisco e sottoscrivo
    Emanuele Procacci
    Libreria di Desio

  9. Da piccolo editore sottoscrivo la lettera aperta. Sperando serva a cambiare un mercato malato che nega sempre di più la diversificazione dell’offerta, saturando le vetrine con libri spesso banali e di scarso contenuto culturale, insomma una tristezza.

  10. Aderiamo anche noi, in toto. – Piano B edizioni

  11. Sottoscritto e aderisco.
    Roberto Novaresio

    Libreria L’Angolo Manzoni – Torino

  12. Sottoscriviamo tutti noi della redazione di Tropico del Libro e daremo risonanza come possibile a questo importante appello.

    Tropico del Libro

  13. Sottoscrivo come cittadina e amante dei libri
    Daniela Veneri
    Totalcreativity

  14. Sottoscrivo
    Nina Ferrari
    lavoro nell’editoria, ma soprattutto amo i libri

  15. Come non sottoscrivere.
    Alessandro De Vito

    Miraggi Edizioni – Torino

  16. Faccio una domanda da profano e perdonate se la metto giù in maniera sempliciotta ma è per capire bene.

    Ma a me consumatore perché dovrebbe interessare della sorte di piccoli editori o piccoli librerie?

    A me interessa leggere e per leggere la cosa importante è che ci siano scrittori. Se poi io compro il libro in una piccola o grande libreria, se quel libro viene edito da un piccolo o grande editore, a me interessa molto poco.

    Acquisto libri ormai solo online e trovo sia grandi scrittori che piccoli scrittori.

    Questo articolo dice solo perché i piccoli librai e i piccoli editori si trovino in difficoltà, ma non spiega perché al consumatore ciò dovrebbe interessare.

    Al consumatore interessa avere i prezzi più bassi possibili.

    Qualcuno mi illumina? Grazie. Nicola.

    • Caro Nicola, se chiudono le piccole librerie e le piccole case editrici, ci sarà meno pluralità e i lettori come te – a cui “interessa leggere”, come giustamente rivendichi – troveranno meno scelta, finiranno col poter leggere sempre meno libri scritti da sempre meno autori pubblicati da sempre meno editori.
      Se l’unico interesse del consumatore invece, come dici in chiusura, sarà quello di avere “i prezzi più bassi possibili”, e non libri qualitativamente migliori (ma sei proprio sicuro che sia questa la scelta che finiranno per fare i consumatori?) allora significa che si troveranno solo libri dal prezzo basso, che spesso significa anche libri dal costo basso. Per avere un costo di realizzazione basso, l’editore taglierà delle voci come accuratezza, apparati, eleganza, editing, professionalità, correzione di bozze, e così via, dando al consumatore l’illusione di aver fatto un affare (“Wow! Ho speso solo 9,90 per un libro rilegato!”) ma in realtà la possibilità di aver comprato non qualcosa che costa poco ma qualcosa che vale poco.

    • Caro Nicola, io faccio il libraio, lo faccio da poco (dal 2005) e sostanzialmente lo faccio ancora da lettore, perché non provengo da una famiglia di librai, ma da una famiglia in cui si è sempre letto, e tanto.
      Non sono convinto che al consumatore interessi avere i prezzi più bassi possibili se lo scotto da pagare è quello di avere una qualità inferiore. Penso che quello che interessi realmente al consumatore sia poter leggere un buon libro, magari dietro il consiglio di un buon libraio, di un libraio preparato e competente.
      Il prezzo non può essere la giusta leva su cui puntare per una libreria cosiddetta indipendente. Penso che si debba essere adattabili, flessibili , curiosi; sempre attenti a quella notizia o a quell’argomento che ti permette di offrire ai tuoi lettori il libro che li può interessare. E poi io sono ancora dell’idea che i libri, per poterli consigliare, bisogna leggerli .
      Ma come dici tu, queste mie parole possono solo indicarci cosa fanno i librai nelle loro piccole librerie piene di libri e di passione per la lettura,al consumatore potrebbe interessare qualcos’altro.

      Roberto Marchegiani , Libreria Il Segnalibro23

  17. Aderisco,

    Federico Tozzi
    Libreria Le Corti – Saluzzo

  18. Aderisco. Alina Laruccia, Libreria Eleutera Turi(BA)

  19. Aderisco.
    Filomena Pompa
    Libreria Diorama Kids’ – Torino

  20. Aderisco e sottoscrivo
    Lucia Sbravati – EdiMago

  21. Sottoscrivo!

    Margherita Severi
    lettrice indipendente

  22. In sintonia con la posizione espressa dai Mulini a vento aderiamo con convinzione a questo appello.
    Anche se la Legge Levi è ben lontana dall’essere soddisfacente, anche se crediamo che molto si debba fare in tutt’altra direzione (lavorare per una Legge organica ispirata alla promozione della lettura), non possiamo non riconoscerne l’importanza, i limiti e le motivazioni.

    La legge Levi ha di fatto imposto un equilibrio “artificiale” tra soggetti di un mercato che non ha nessun equilibrio tra le sue parti e che anzi – nella sua composizione – è più che sospetto di presentare non pochi esempi di concentrazioni e interessi, questi sì, degni di tutta l’attenzione dell’Antitrust.

    La Legge Levi, soprattutto per quanto concerne la regolamentazione del tetto massimo degli sconti, ha di fatto “impedito” la concorrenza (scorretta) più che “promosso” il commercio del libro ma, se non vi fosse stata, il completo svuotamento di competitività delle librerie indipendenti avrebbe portato alla loro totale estinzione, e come immediata conseguenza alla scomparsa degli editori indipendenti, la cui produzione non rispondesse “a pieno” alle aspettative commerciali di sistemi chiusi (fatti di librerie di catena di proprietà di editori che posseggono anche le reti di distribuzione).

    Vedere spazzata via la Legge Levi oggi (e tra l’altro a esclusivo favore di chi già ha una posizione di predominio oggettivo) sarebbe una beffa completa. Ancora una volta si parla di concorrenza (quando non c’è) e si chiamano in causa gli sconti come vantaggio per il cliente finale (anche se si tratta di quel consumatore che si vuol privare del diritto all’accesso a una più vasta e differenziata offerta culturale).

    Va inoltre ribadito con forza che ancora troppo poco si è fatto, da parte di librai ed editori, per spiegare le nostre ragioni ai lettori/consumatori critici. Per prima cosa dovremmo tutti adottare posizioni chiare e trasparenti sull’insensatezza di una guerra degli sconti che non rispecchia in nessun modo la delicata natura delle nostre attività di imprese culturali. Lasciar passare l’idea che si possa competere attraverso lo sconto “selvaggio” equivale a dire che i margini di utile per ogni editore sono enormi (anzi illimitati) e a danno dell’acquirente. La realtà è molto diversa e questi margini d’utile su cui praticare gli sconti sono quasi inesistenti per i piccoli e medi, e molto più ampi per i grandi gruppi che detengono già il predominio del mercato. La dimensione conta parecchio se rapportata al fatturato dei primi e dei secondi, conta parecchio se riferita all’enorme differenza tra i costi che affrontano i primi e quelli dei secondi. Questo per gli editori. Per i librai indipendenti è ancora più lampante la totale impossibilità di competere con soggetti che impongono loro un prezzo altissimo da pagare (e in anticipo) e poi vendono tramite le proprie librerie o tramite accordi vantaggiosissimi ai bookstore online gli stessi libri con uno sconto finale differente (e per essere chiari, inferiore al margine di profitto imposto ai librai indipendenti).

    roberto speziale
    :duepunti edizioni / Palermo

  23. Aderisco.
    Ray Estebes Nepomuceno
    Libraio
    ROMA

  24. Aderisco.
    Angela Riggio
    Libreria Il Punto Leonforte (EN)

  25. Aderisco.
    Maurizio de Giovanni, scrittore.

  26. sottoscrivo e aderisco
    Francesco D’Amato, Editrice Gaia

  27. Ma smettetela! La legge Levi Anti-Amazon ha prodotto una sensibile riduzione del mercato librario – ha danneggiato i lettori in primo luogo e pure gli editori, come era chiaro fin dall’inizio, per questo stanno tornando indietro. Il fatto di essere ‘piccoli’ significa solo che non accettate il rischio d’investimento peché i lettori dovrebbero sostenere la vostra inefficienza. Il vostro diretto concorrente oggi è l’editoria ‘print-on-demand’ le cui proposte talvolta sono di gran lunga migliori dei vostri cataloghi cervellotici. Crescete, è il caso di dire. Sfruttate le nuove tecnologie, invece che piagnucolare. Voi continuate a vendere libri come se fossero fatti di malta e mattoni. Con questo tipo di mentalità il vostro fallimento è solo un valore per la collettività che certo non si merita un’altra tassa mascherata per sostenere l’inefficienza del fasullo sistema imprenditoriale italiano, come non si meritavano di sostenere l’inefficienza della fasulla distribuzione libraria in mano ai grandi editori. Al consumatore può dispiacere che chiudano le piccole librerie tanto quanto gli è potuto dispiacere che scomparissero i blockbuster, visto che oggi ha alternative di gran lunga migliori. Oggi, con ipad, kindle, nook, ecc, sareste ad un click di distanza dai vostri lettori con margini più alti della stampa e della distribuzione libraria. Ma non ci siete. E quindi non potete permettervi questo lamento perché in realtà a voi vendere il contenuto dei libri proprio non interessa… Siete patetici.

    • Ecco. Questo genere di risposte sono sintomatiche della percezione che si ha della questione: 1. editori piccoli si lagnano | 2. il mercato ha sempre ragione | 3. migrate verso il digitale | 4. siete patetici.

      Ha senso per librai ed editori continuare a discutere della validità della Legge Levi quando i lettori (in buona come in cattiva fede, non ha nessun’importanza) ci pongono critiche e domande sempre più imbarazzanti? Imbarazzanti non solo perché a volte un po’ assurde o perché effettivamente mettono il dito nella piaga, imbarazzanti perché non ricevono risposte… e restano sospese, e gravano sulla credibilità e onestà di chi ha più da perdere: gli indipendenti, che non piagnucolano, che non chiedono, ma pretendono rispetto delle regole (quando le regole spariscono del tutto diventa difficile parlare di rispetto).

    • Gentile Monti , vieni nella nostra libreria a Bologna e vedrai libri che non hai mai visto ne’ vedrai mai su iPad , ti proponiamo un viaggio iniziatico e competenza. Ulisse Libreria via orti 8 Bologna

    • @Monti : una fenomenologia infantile che riprende le ragioni di una sottocultura informatica animista e antistorica , direi perfetto per una professione nell ‘ avanspettacolo .

  28. Sottoscriviamo e aderiamo pienamente
    Eliana e Chantal Corrado
    Scrittura & Scritture – Napoli

  29. aderisco e sottoscrivo

    maria martorana

  30. Sottoscrivo e aderisco
    Alessandro Bastasi

  31. Aderisco!
    Massimo Pizzoglio
    Associazione culturale Dobhran

  32. La legge Levi ha favorito solo i librai indipendenti (ma davvero l’ha fatto?Mostrate un po’ i vostri dati di vendita prima e dopo l’approvazione della legge) non di certo noi lettori.

    Sono una lettrice accanita (lego in media 8-9 libri al mese), ma purtroppo senza lavoro. Dopo l’introduzione della legge Levi, sono stata costretta a cambiare drasticamente le miei abitudini d’acquisto, ripiegando sull’usato e sugli ebook. Prima compravo tantissimo, ora quasi niente. E come me, tantissimi altri lettori. Siete contenti così?Allora tenetevi la vostra legge Levi… vi state scavando la fossa da soli.

  33. Buongiorno,
    aderisco con convinzione alla lettera aperta.

    Tra l’altro, quello che colpisce nella presa di posizione dell’Antitrust sono le conclusioni cui giunge quando scrive:

    “Un sistema di imposizione di tetti agli sconti sui prezzi di rivendita rischia infatti di tradursi in un aumento dei prezzi dei prodotti editoriali che, in un contesto di grave crisi economica quale quello attuale, non può che comportare una riduzione delle quantità vendute, almeno per quella consistente fascia di lettori i cui acquisti sono influenzati dal prezzo. Tale sistema può inoltre consolidare l’esistenza di strutture distributive inefficienti.”

    Sono conclusioni a mio avviso slegate da qualsiasi evidenza e risultano misteriose le informazioni e i dati alla base di un simile convincimento. Anzi, uno dei pochi dati che abbiamo (Nielsen-AIE, 25 settembre 2012), ci dice che nei primi 9 mesi del 2012 l’andamento del mercato a copie ha un calo inferiore rispetto all’andamento a valore: se ne deduce che a parità di copie acquistate, i lettori hanno speso meno.

    Luigi Bechini – Geca Industrie Grafiche

  34. Aderisco e sottoscrivo.

  35. concordo e sottoscrivo e aggiungo….è triste seppur immaginabile apprendere questa bramosa opera di controllo anche nella scrittura,nella forma artistica di espressione come è la musica piuttosto che pittura o scultura..non sono del settore e quindi mi vien da pensare che tutti coloro in qualche maniera diventano proprietà di questi editori dovendo scendere a compromessi….forse questo toglie un che di autenticità su ciò che scrivono e cadono nella spirale dei profitti,le conseguenze sono a questo punto facilmente intuibili.Peccato proprio in un momento dove almeno la cultura dovrebbe rafforzare i punti di riferimento che nella società si stanno sbiadendo.Forse sarà un bene perchè chi agisce diversamente emergerà..spero.

  36. aderisco alla lettera aperta

  37. Tra l’altro.. davvero si sono abbassati i prezzi da quando è entrata in vigore la legge levi?

  38. Trovo questa lettera aperta francamente sconfortante. Sostenere che la Legge Levi ponga “un freno all’oligopolio dei gruppi editoriali” significa fraintendere completamente le reali conseguenze della legge, testimoniate con sempre maggior chiarezza dai dati periodicamente resi noti dall’AIE: calo del numero dei lettori, calo del numero degli acquisti, crollo del fatturato. E non si incolpi la recessione: è ovvio che essa intacca il potere d’acquisto e spinge i potenziali acquirenti a comprare meno di quanto comprerebbero con una diversa congiuntura, ma la Legge Levi – riducendo la possibilità di sconti, e approvata in un periodo di crisi già acuta – ha comportato un trasferimento di costi in capo al lettore / consumatore che ha quasi certamente ridotto la sua propensione all’acquisto. Chi mastica un po’ di economia certo conosce la relazione esistente fra un aumento delle imposte (o un taglio alle detrazioni, il che è lo stesso) e la propensione al consumo.
    Come ho scritto in decine di post dal 2011 a oggi su questo sito, la Legge Levi si basava su un assunto del tutto fallace: l’idea che il numero di lettori fosse uno stock, e rendendo meno conveniente l’acquisto a prezzi scontati quel numero fisso di lettori si ‘distribuisse’ in modo più equilibrato fra operatori editoriali, a vantaggio delle librerie indipendenti. Ma la situazione odierna dimostra che la domanda (ossia il numero di lettori) non era e non è anelastica, e va diminuendo; il tentativo di caricare sui lettori una parte dei ‘costi di sopravvivenza’ sostenuti dalle librerie indipendenti ha contributo a spingere un numero indefinito – ma significativo – di lettori a non comprare o a rivolgersi ad altre tipologie di beni (ad es. gli e-book). Queste sono le tangibili conseguenze di un tentativo goffo e sgangherato di manipolare il mercato sottovalutando i possibili ‘effetti perversi’. Senza dimenticare che il restringimento della platea di acquirenti va comunque a tutto vantaggio dei grandi gruppi, i cui margini di profitto sono tali da ammortizzare più e meglio – e comunque più a lungo – i cali di domanda.
    Aggiungo che la (legittima) pretesa di intaccare posizioni di oligopolio attraverso un’azione più energica dell’Antitrust ha poco o nulla a che vedere con la Legge Levi. Ammesso che la filiera vendita-distribuzione ponga davvero invalicabili ostacoli alla concorrenza e si configuri come abuso di posizione dominante, si sproni pure l’Autorità a intervenire su questo; ma due torti non fanno una ragione, e la Legge Levi appartiene indubbiamente alla categoria dei torti, almeno agli occhi di quanti si riconosco nei valori di competizione e libertà di scelta dell’acquirente.

    • Tommaso mi ha tolto le parole di bocca…

      siccome molte leggi vengono emanate per favorire amici di amici di politici, è legittimo essere sospettosi

      ora, la limitazione degli sconti, è a mio avviso una occulta macchinazione ai danni dei piccoli editori e delle librerie, da parte dei grandi gruppi editoriali, fatta passare per *regalo* nei loro confronti, allo scopo di sbarazzarsi dei concorrenti (che chiuderanno per fallimento) e poter spadroneggiare ancor di più

      la limitazione degli sconti ha un solo scopo: aumentare le perdite degli editori

      ma come, mi direte, una legge che va contro gli interessi degli editori? Non contro gli interessi di TUTTI, solo dei PICCOLI, mentre invece TORNA A VANTAGGIO dei grandi gruppi

      faccio un esempio:

      immaginiamo che io abbia una fabbrica di lecca-lecca (una grande fabbrica), altre fabbriche di lecca-lecca più piccole inizino a farmi vittoriosamente concorrenza con gli sconti (e la gente che comprava i lecca-lecca per lo sconto, poi trova che sono più buoni quelli della concorrenza e continua a comprarli anche a prezzo pieno), vorrei che chiudessero, ma la legge non mi permette di agire direttamente e farne intimare la chiusura.

      Allora io mi dico fra me e me: “queste fabbriche, essendo piccole, non hanno né tante riserve finanziarie, né una linea di credito aperta come la mia, dunque, se io drogo il mercato, e limito gli sconti, ciò produrrà una riduzione delle vendite; io, che sono una grande industria, potrò agevolmente sopportare questo calo di ricavi, e comunque, anche andando in perdita, le banche faranno volentieri più credito a me, grossa industria, che alle piccole. In capo a poco tempo, le industrie concorrenti dovranno chiudere ed allora, mi rifarò con gli interessi del danaro perduto, perché sarò rimasto LEADER INCONTRASTATO DEL MERCATO”

      Quando il grande gruppo avrà stimato di aver raggiunto il suo scopo, allora chiederà l’abrogazione della limitazione degli sconti, ovverossia allorquando riterrà di aver prodotto il massimo danno ai concorrenti con il minimo intaccamento dei suoi profitti

      i piccoli editori, avendo una struttura più snella, possono organizzare più campagne di sconti a più riprese, cosa che il GRANDE GRUPPO non può fare (limitato nell’agire dalla burocrazia interna), con gli SCONTI LIBERI, possono svuotare i loro magazzini, evitando di dover pagare un’altra volta l’IVA (dopo averla pagata all’atto della stampa), e anche se non rientrano del tutto della spesa, perlomeno non perdono l’intera somma spesa per l’edizione, il che è già qualcosa, trattandosi non di massimo profitto, in questo caso, ma di minore perdita (mentre al grande gruppo le copie in magazzino rimarranno sul groppone). con gli SCONTI LIBERI, possono crearsi un pubblico, strappandolo al grande gruppo, e se il genere di pubblicazioni piace, poi le persone continueranno a comprare i libri di quell’editore anche a prezzo pieno

      invece di letterapertare all’antitrust, bisogna piuttosto prendersela con quelli che sanno solo aumentare l’IVA (che farà costare di più le stampe)

      invece i piccoli editori, prestando fede cieca a chi gli ha demonizzato Amazon, non si sono accorti che quello era il cavallo di Troia con cui preparavano la loro rovina; come il torero nell’arena che alletta il toro col drappo per infilzarlo

      poichè si può essere grandi lettori senza sborsare una lira (ci sono i testi di dominio pubblico, le biblioteche, i libri veri prestati dagli amici), la sorte degli editori ci è abbastanza indifferente, sono loro che debbono preoccuparsi di non fallire o di farsi manipolare per terzi scopi

  39. @ Tommaso M.
    In realtà, proprio i dati AIE (e Nielsen) che lei cita dimostrano esattamente il contrario di quanto sostiene. Cerco di argomentare per punti:

    1) Nel 2011 il calo del settore libro è stato del 3,7% (canale trade) e del 4,6% considerando tutto il mercato. Si tratta di un calo inferiore rispetto agli altri settori della produzione culturale in cui non c’è nessuna legge sul tetto agli sconti. In particolare, il cinema è calato del 10,3%, l’home entertainment del 17,6%, la musica del 5%. Mi sembra quindi lecito desumere che il calo nel settore libro sia da imputare più alla crisi economica che alla legge Levi;

    2) In altri paesi dove non esiste alcuna regolamentazione del prezzo dei libri, il calo del 2011 è stato addirittura un crollo. In UK il settore libro è calato del 7,2, mentre negli USA addirittura del 9,2%. Addirittura, nei due paesi con le regolamentazioni più rigide sul tetto agli sconti – Germania e Francia – il calo è stato il più contenuto d’Europa: rispettivamente -1,4% e -0,2%.

    3) I dati resi noti giusto ieri da AIE alla fiera di Francoforte dicono che il prezzo medio dei libri è sceso del 3,1%: altro dato che smentisce quanti sostengono che la legge Levi si traduca in un aumento dei prezzi. È vero piuttosto il contrario: non potendo contare su campagne sconto aggressive, gli editori devono abbassare all’origine i prezzi di copertina (un esempio sono le numerose nuove collane low cost).

    4) Quando all’ebook, i dati non sono così indefiniti come lei crede. Sempre secondo i dati AIE citati al punto precedente, risulta che la quota di mercato dell’ebook rappresenti lo 0,87% del mercato trade e addirittura solo lo 0,38% del mercato complessivo. Gli acquirenti di libri digitali nel 2011 sono stati invece l’1,1% della popolazione. Non esattamente un “esodo”.

    5) Concordo invece con lei sul fatto che servirebbe un’azione energica nei confronti dell’Antitrust per intaccare le posizioni di oligopolio.

    Cordiali saluti,
    Luigi Bechini

    Le fonti dei dati che ho citato:
    http://www.aie.it/Portals/3/Convegni/Sintesi2012.pdf
    – affaritaliani.libero.it/static/upload/legg/legge-levi–i-dati-dell-aie.pdf

  40. Caro Bechini, grazie per i rilievi, le rispondo brevemente anch’io per punti.
    1) Il fatto che il calo delle vendite librarie non sia inferiore al calo di vendite in altri settori culturali può avere spiegazioni molteplici. Tenga presente, ad esempio, che il libro avrebbe i requisiti per essere considerato un bene inferiore: in un periodo in cui un numero crescente di persone non può permettersi vacanze, ristoranti o altri consumi più costosi il libro potrebbe risultare più conveniente in termini di costo-opportunità. Il quesito più pertinente dovrebbe essere, quindi: le vendite sarebbero calate di più o di meno senza l’introduzione della Legge Levi? Ovviamente non è possibile pervenire a risposte certe, si tratta di uno scenario ipotetico. Ciò che sappiamo è che le vendite sono, effettivamente, in calo. Per avere qualche delucidazione in più, credo, dovremo attendere il superamento (o quantomeno l’allentamento) della congiuntura recessiva.
    2) La comparazione con altri Paesi non mi pare fornisca spunti utili, a meno di non scambiare correlazioni con causalità. Oltretutto Lei sostiene che la causa principale del calo delle vendite in Italia sia la recessione: confronti l’andamento del PIL di Francia e Germania con quello di Regno Unito e Stati Uniti per avere una teoria alternativa coerente con le Sue premesse che nulla ha che spartire con leggi limitative degli sconti;
    3) Relativamente al calo del 3,1% del prezzo dei libri, siamo chiaramente in presenza di polli trilussiani. Non discuto che un calo del prezzo medio si sia verificato nel settore della narrativa (cfr. le collane low cost che lei giustamente cita) ma che dire di altri settori meno elastici, come la saggistica specialistica? Inoltre comparare prezzi alla ‘fonte’ risulta fuorviante, in questo caso. Nel 2010 era possibile compare un libro a prezzo 100 con sconti on-line che arrivavano al 35-40%. Dal 2011 quel libro a prezzo 100 non può essere venduto con sconti superiori al 25% (mediamente il 15%). Dal 2012 poniamo pure che quel libro costi 97 con margini di sconto fino al 25%. Ma il prezzo pagato da chi acquistava on-line è cresciuto in termini reali. Questo lo sa chiunque era abituato a compare on-line o ad approfittare degli sconti più aggressivi.
    4) So bene che il mercato degli e-book è ancora ristretto, per lo meno in Italia. Tuttavia è in crescita. Verificheremo fra qualche anno, se il trend attualmente in essere si manterrà, si rafforzerà oppure se dimostrerà di non attecchire. Anche qui sarebbe interessante provare a stimare quanti dei lettori di e-book sono nuovi lettori avvicinati al mercato librario dalle nuove tecnologie e quanti lettori ‘storici’ convertiti agli e-book.

    Cordialmente.

    • Gentile Tommaso,

      grazie a lei per le interessanti considerazioni, molto stimolanti. Mi pare che a questo punto della discussione siamo d’accordo almeno su un punto: non è possibile sostenere che il calo del settore librario sia attribuibile alla legge Levi.

      Quanto alla media di Trilussa, il suo rilievo è certamente pertinente. C’è però un dato che tende a rafforzare la mia convinzione, e cioè il fatto che nei primi 9 mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011, il calo a valore (-8,7%) è stato – seppur di poco – più consistente del calo a numero di copie (-7,3%). Questo tradotto vuol dire che a parità di copie acquistate, i lettori hanno speso leggermente meno.

      È chiaro che giocano un ruolo le collane low cost ed è altrettanto evidente che non si può evincere da questo che ci sia stato un generalizzato calo dei listini. Ma allo stesso modo non si può nemmeno affermare che la Legge Levi abbia comportato un maggior esborso da parte degli acquirenti di libri.

      Cordiali saluti,
      Luigi Bechini

      • “Mi pare che a questo punto della discussione siamo d’accordo almeno su un punto: non è possibile sostenere che il calo del settore librario sia attribuibile alla legge Levi”. No, io non affermo che sia impossible sostenerlo; io affermo che non sia possibile *dimostrarlo* con ragionevole certezza almeno finché la recessione non si sarà placata. L’impossibilità di sottoporre a verifica una teoria, a causa della compresenza di più variabili, non implica ipso facto che la teoria sia falsa. Per ora, i dati dicono che dopo l’introduzione della Legge Levi le vendite sono diminuite, il che è in linea con la mia teoria. Per evitare di incappare in un classico “post hoc, ergo propter hoc” è necessario tuttavia ‘neutralizzare’ la variabile Recessione, che indubbiamente pesa (si tratta di capire in che misura). E quindi attendere periodi meno turbolenti per valutazioni più ponderate.

        Per quanto riguarda la questione dei prezzi, sono d’accordo con Lei a condizione di problematizzare la sua osservazione. Bisogna sempre tenere presente che i libri non sono sostituti perfetti e che al bene libro si accede attraverso una pluralità di canali di vendita. Ne segue che il tetto agli sconti premia determinate fasce di lettori e ne penalizza altre. Chi è il principale beneficiario della Legge Levi? Ipotizzo: il cliente delle librerie ‘tradizionali’ che, acquistando fisicamente il libro nel punto vendita di fiducia anche prima della Legge, pagava il prezzo intero e oggi può beneficiare di un prezzo medio che – a livello medio aggregato, sottolineo – diminuisce di un 3% circa. Tutte, e sottolineo tutte, le categorie che acquistavano libri on-line sfruttando sconti molto più consistenti oggi pagano di più. Non solo: non tutti gli utenti comprano beni analoghi, sottoposti allo stesso andamento di mercato. Se Newton Compton (indotta dalla Legge Levi a fare concorrenza sul prezzo di copertina) lancia una collana di gialli low cost, un lettore non troppo esigente che desideri comprare un qualsiasi thriller con cui svagarsi sotto l’ombrellone potrà effettivamente scegliere un giallo offertogli in edizione economica a un prezzo molto conveniente, più conveniente rispetto a quelli del passato. Questo soggetto – che, non dimentichiamolo, acquista attraverso canali di vendita tradizionali – è un beneficiario della Legge Levi. Ma che dire che dello studente universitario che è obbligato a comprare un preciso manuale in vista di un esame? O del libro professionista che deve comprare un determinato volume per ragioni professionali? O magari un lettore accanito, ma con un budget limitato, che si serviva dei maxi-sconti per comprare di più? Questa utenza, acqusitando on-line, beneficiava di sconti molto maggiori rispetto a quelli oggi concessi. E’ realistico che il prezzo scenda anche per libri ‘di nicchia’? Mi pare arduo da ipotizzare. Di solito la saggistica specializzata è indirizzata a un pubblico ristretto, vende poco e non è costuita da titoli facilmente sostituibili (il lettore non troppo esigente di cui sopra potrà rimpiazzare un Connelly con un P.D. James se il primo costerà troppo, ma chi necessita di un saggio sul Risorgimento venduto a 60 euro non potrà ripiegare su uno sul Rinascimento benché costi la metà).
        Non nego quindi che la Legge Levi abbia, come effetto collaterale, una diminuzione del prezzo medio di copertina, ma credo vada tenuto presente che per una platea significativa di soggetti – tra cui non pochi lettori abituali e accaniti – essa si traduce in una diminuzione del proprio potere d’acquisto.

  41. Vi sono molti giovanotti e giovanotte che leggono dalla mattina alla sera frescacce, scrivono frescacce e credono nelle frescacce della cosiddetta democrazia della rete. Costoro spendono centinaia di euro per computer, iphone, software, occhiali, discoteche, scarpe e magliette, ma non tollerano di spendere 15-16 euro per un libro. Vogliono downloada’ libri appoco o aggratis. Nun hanno mai letto “Guerra e pace” perché bloggando e strabloggando nun c’hanno tempo e perché se sentono loro stessi scrittori e considerano i cataloghi delle case editrici di qualità che pubblicano letteratura “cervellotici” e per loro er massimo è l’editoria “print-on-demand” fatta de “vita vera”, vale a dire delle emozioni de ggente come loro.
    A questi giovanotti e giovanotte non gliene può fregà de meno dell’editoria indipendente poiché non gliene frega gnente de qualsiasi cosa che sia pensiero critico o letteratura (nun sanno cos’è, perché per loro conta solo la velocità, l’intensità e l’emozione del rapido consumo).
    Questi qua so’ cibo per i loro miti: Apple, Amazon, Google etc. L’editoria di qualità non può convincerli, poiché nessuno può costringerli a una qualche riflessione. Il mio consiglio è ignorateli, sono persi. E non stateci a pensare più di tanto. Il futurò sarà di questa massa di consumatori di frescacce digitali da un lato e dei lettori di editoria cartacea di altissima qualità dall’altra. Attrezzatevi per questi secondi e ignorate i primi, che sono in realtà una contemporanea versione degli ultimi sempre esistiti.

    • Ma sa davvero di cosa sta parlando? Perchè le sue mi sembrano chiacchiere senza senso.

      “Costoro spendono centinaia di euro per computer, iphone, software, occhiali, discoteche, scarpe e magliette” , come dice lei, non sanno nemmeno cosa sia la legge levi, e probabilmente non leggono nemmeno un libro all’anno.

      Quelli che hanno protestato, quelli che più hanno risentito di questa legge sono i lettori forti, che non comprano solo un libro al mese e quindi potrebbero permettersi di spendere 15-16 euro, ma ne comprano dai 5 ai 10 (fatevi un giro in questa discussione per capire di cosa sto parlando http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3203085#new_thread )

      Certi discorsi così qualunquisti – giudizi pieni di snobismo – sono disarmanti.

  42. @Tommaso M.

    Ok. Allora siamo d’accordo sul fatto che l’effetto della Legge Levi sull’andamento del mercato sia al momento indimostrabile. Io, da parte mia, posso rilevare come nei paesi con rigide regolamentazioni sul prezzo di copertina l’andamento è stato più positivo che nei paesi con “sconto libero”, ma allo stesso modo non posso dimostrare una correlazione certa, né valutare quanto l’andamento generale del PIL o altri fattori strutturali siano alla base di una simile performance.

    Inoltre, sono d’accordo con lei che sia giusto problematizzare l’effetto della Legge Levi sul prezzo finale dei libri e sull’impatto che questa ha avuto sulle tasche dei lettori (che non sono tutti uguali).

    In questo contesto privo di certezze la domanda che mi pongo è come faccia l’Antitrust ad averle, tutte queste certezze, tanto da chiedere l’abolizione di una legge approvata dal Parlamento poco più di un anno fa…

    Un caro saluto e ancora grazie per lo scambio di opinioni.

    Luigi Bechini

  43. @Michele Monti : gentile Monti , i Suoi commenti sono specchio fedele di riferimenti culturali , immaginativi e dialettici oscurantisti. Noi librai ed editori intanto continuiamo a lavorare , anche per Lei. Distinti saluti.

  44. Aderisco.
    Anzi sarei per l’abolizione dello sconto o al massimo 5%.
    Paolo Frascolla
    Libreria dello Sport e Edizioni Libreria dello Sport

  45. Assolutamente d’accordo.

    Daniela Tralongo

    Sampognaro&Pupi edizioni – Floridia (SR)

  46. Siamo d’accordo che l’Antitrust non sta facendo pienamente il suo dovere.
    Poiché il libro è tutelato come i medicinali (vedi IVA 4%), ha una ragione d’essere un controllo, contro lo sfruttamento dei gruppi sopra citati, che col loro operare impediscono alle altre realtà editoriali di mantenersi sul mercato.
    La pratica dello sconto sul prodotto “libro”, ormai consolidata, ha avuto come conseguenza una distorsione del prezzo di listino, creando un costo finale che doveva tener conto di un ingannevole iter.
    Allo stato attuale delle cose bisognerebbe abolire completamente lo sconto sui libri, che è illusorio.
    Dovrebbe essere utilizzato un reale prezzo, senza specchietti per le allodole. Ciò darebbe dignità al “contenuto” del volume e non al “contenente” materiale.
    Enzo Bartolone, Dir. Editoriale di Edizioni Angolo Manzoni.

  47. Aderiamo. Manuela Malisano e Paolo Nicli, Libreria W. Meister & co. San Daniele del Friuli.

  48. Sottoscrivo e aderisco (Casa editrice Fernandel)

  49. Aderisco e sottoscrivo.
    Carla Costamagna Martino
    Notes Edizioni

  50. Solito discorso: tutto in mano ai soliti noti…e con il fatto che la gente è ignorante (nel senso che ignora la realtà, nulla di offensivo) si tolgono possibilità ai piccoli…e in questo caso anche agli utenti finali!!

  51. Sottoscrivo. Lo sconto è un meccanismo di vendita che non paga, per questo molti editori avevano cominciato ad alzare il prezzo di copertina per ammortizzare lo sconto (e il sovrasconto richiesto dalle catene e dai venditori ONLINE, Amazon in testa). In Italia le tirature medie sono già basse, rispetto ad altri paesi europei, e questo favorisce prezzi alti.
    Tuttavia il grosso problema non è lo sconto del libro ma il meccanismo della distribuzione e delle rese.
    Un meccanismo che viene gestito dai grandi gruppi editoriali-distributivo-librari a loro esclusivo uso e consumo. Lo sanno bene i librai a cui viene sottratto così il diritto di scegliere che cosa tenere in negozio e in che modo venderlo.
    Di fronte al calo degli acquisti, gli editori (ancora prima della legge Levi) hanno cominciato a puntare sui libri di fascia bassa, i “prodotti da banco”. Nei tempi di crisi il tascabile economico, che in realtà è ancora un’altra cosa, è sempre andato forte. Forse è giusto che gli editori si adeguino alla situazione, studiando nuovi prodotti, ma non ha senso invadere lo spazio davanti alla cassa di libri-cianfrusaglia da 4-8 euro.
    E non è giusto che un grande editore pubblichi una novità di un autore di successo e la mandi in libreria con lo sconto del 25%. Qui l’Antitrust non fa il suo dovere e la legge Levi non la rispetta nessuno, a cominciare dai grandi editori-distributori-librai, che non vengono sanzionati in alcun modo.
    Perché allora prendersela con i piccoli editori che fanno fatica per proporre cose diverse e nuove e con le librerie indipendenti che combattono una lotta quotidiana per sopravvivere?

    Piero Budinich (Beit casa editrice)

  52. Aderiamo con gioia, Jonathan Falcone, Anima Edizioni.

  53. Sottoscrivo con forza. E aderisco con trasporto. Neo. edizioni.

  54. Libri e sconti , proviamo una sintesi :
    La Legge Levi è un papocchio , essenzialmente una legge anti – amazon concepita dai grandi editori . Il centro della questione è il prezzo di copertina del libro : esso è stabilito dall’editore e dalla Grande Distribuzione Organizzata , e in italia i due soggetti coincidono : in un libero mercato produzione e distribuzione/vendita dovrebbero appartenere a soggetti diversi per impedire concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti dannose per la concorrenza e, ad un tempo, allargare il mercato.
    I margini diventano ogni giorno più esigui per il libraio indipendente che, per rimanere sul mercato, se decide di aderire alla logica degli sconti, finisce per soccombere ad essa e se non accetta di svendere i libri, una parte dei clienti lo abbandona. La libreria tradizionale , in un verso o nell’altro , subisce un danno irreversibile.
    L’eliminazione di qualsiasi tetto agli sconti significa la totale liberalizzazione dei prezzi dei libri. In Inghilterra, un paese in cui, tra l’altro, l’Antitrust si cura davvero di limitare il potere dei monopoli, la liberalizzazione dei prezzi ha devastato il mercato editoriale. Gli hardcover, vale a dire le prime edizioni , hanno a stento una media di 3-4.000 copie di prima tiratura. Il mercato è diventato un immenso mass-market. Con effetti nocivi persino su grandi catene librarie come Waterstones, in grave crisi.
    In Italia , il Grande Gruppo Editoriale produce il libro tra le sue mura, lo affida a una promozione e distribuzione di sua proprietà, che a loro volta lo consegnano alla GDO (la grande distribuzione) e a una catena libraria sempre di sua proprietà.I costi di mera produzione del libro (stampa, redazione etc) del Grande Gruppo Editoriale sono gli stessi di una casa editrice indipendente, ma il resto è infinitamente differente. In virtù di concentrazioni e posizioni dominanti inconcepibili in un autentico libero mercato, il Grande Gruppo Editoriale paga in buona parte se stesso per la distribuzione e vendita dei propri libri. È evidente che una completa liberalizzazione dei prezzi, con sconti senza limiti, rappresenta per il Grande Gruppo Editoriale una diminuzione di margini non devastante e, insieme, un’allettante occasione : la possibilità di inondare il punto vendita, attraverso costanti campagne e attraenti offerte di sconto, di libri altrimenti destinati alla polvere del magazzino.
    Andare regolarmente sotto un prezzo medio di circa 15-16 euro e agire in un mercato segnato dalla completa liberalizzazione dei prezzi, con forsennate campagne di sconto è, dunque, decisamente proibitivo per una casa editrice di medie dimensioni, economicamente solida . Si immagini che cosa potrebbe accadere ai piccoli editori se il legislatore dovesse accogliere il suggerimento dell’Antitrust.
    Ancora più devastante sarebbe l’effetto di un simile provvedimento sulle librerie non appartenenti a catene
    A godere più di tutti sarebbe, invece, il colosso americano Amazon, che per numero di utenti e quantità impressionante di prodotti da vendere (dal filo interdentale alle Sfumature di Grigio ) potrebbe allegramente vendere tutto a 0,99 centesimi per la gioia dell’Antitrust e dei “consumatori” (orrenda definizione per i lettori) che le stanno a cuore. Un trionfo sulle macerie naturalmente dell’editoria indipendente e di qualità e delle librerie così come le abbiamo conosciute. Una politica di drastico abbassamento dei prezzi è foriera di alti rischi per la qualità dei prodotti editoriali :
    Andre Schiffrin , inascoltato e inviso ai suoi colleghi editori , ha dimostrato che gettare il libro nel tritacarne del marketing e dell ‘ utile per copia pubblicata produce solo disatri.

    E-book : la novità: di fatto gli editori stanno facendo a gara per alimentare, coi loro soldi e con quelli dei loro autori le offerte speciali di Amazon e di tutte le librerie online che rincorrono il Kindle Store (quanto potranno resistere a gareggiare con Amazon a chi perde più soldi?), fissando prezzi di lancio, rilancio, offerta ecc… a 0,99€
    Risultato: gli editori stanno perdendo un sacco di soldi, le librerie online anche, e gli autori non si ribellano ancora perché non se ne rendono conto. E’ “.. il trionfo dell ‘ acquisto di impulso , dell ‘ appiattimento delle motivazioni di acquisto .” ( Marco Ferrario )
    Ecco i conti di un ebook venduto a 0,99€:
    il 21% del prezzo va allo Stato a titolo di IVA (0,17€) e restano 0,82€
    il 35% (almeno) del prezzo al netto dell’IVA va allo store + distributore (0,29€) e restano 0,53€
    almeno il 2,5% (quando va benissimo) del prezzo compresa IVA va al gestore dei pagamenti (paypal, cartasi, bancasella, chi volete voi): sono altri 3 centesimi, e siamo a 0,50€ che vanno finalmente all’editore
    all’autore per ora l’editore paga il 25% del netto ricavato, ovvero di questi 0,50€, ovvero 125 millesimi.

    Lettori ed e-book : gli internauti leggono ” meglio ” : dai dati Amazon UK apprendiamo che i possessori di e-book acquistano in media quattro volte più libri di quanto facevano in precedenza. Secondo il rapporto del Pew Research center il 41 % dei possessori di tablet e il 35 % di e-reader dichiara di leggere molto di più di prima dell ‘ avvento degli e-book. Secondo uno studio dell ‘ università Bicocca , l’ 88 % dei lettori digitali tende a leggere più libri cartacei rispetto alla media dei lettori. In Italia , però , la grande editoria ha scelto la strada di un modello economico che trasferisce al digitale molte delle anomalie del sistema analogico ( per esempio si pensi alla distribuzione e ai suoi costi ).

    ——————————————————————————————–
    Si ringraziano : Il Manifesto , Neri Pozza Editore e Antonio Tombolini

  55. Oreste Vento
    a sostegno contro le oligarghie

  56. Sottoscrivo! Un libraio ex Le Monnier di Firenze

  57. Sottoscrivo

  58. Sottoscrivo pienamente e aderisco.
    Salvo Bonfirraro

    Bonfirraro Editore

  59. Sottoscriviamo! Federico Traversa, Chinaski Edizioni

  60. Letto approvato e sottoscritto
    Eleonora Gros-Pietro edizioni GENESI, Torino

  61. sottoscrivo

  62. Sottoscrivo
    Marco Mucchi – Mucchi Editore, Modena

  63. Approvo, diffondo e sottoscrivo.

  64. non approvo. un lettore che richiede a gran voce gli sconti superiori e liberi rispetto ai tetti fissati.

    • Li hai già avuti. Libri con prezzi di copertina ingiustificabilmente troppo alti, scontati del 30% per dare l’impressione al lettore da grande magazzino di aver fatto un affare…

    • Certo, un prezzo di copertina di 20€ scontato del 30% da al lettore “distratto” l’impressione di essere un genio del risparmio, se confrontato con un libro da 14€ pagato a prezzo pieno.
      Soltanto che nel primo caso il libraio ha pagato quel libro 13,50€, e lavora per la gloria, mentre nel secondo caso lo avrà pagato intorno ai 10€, tenendo per se e per la sua azienda un equo profitto.

  65. Siamo tutti imbarcati su un Titanic!! Se non si crea al piu’ presto un’ alleanza tra piccoli e medi editori indipendenti ( e di qualita’ ) e piccole e medie librerie indipendenti ( con Librai preparati e non meri commessi ) la fine e’ vicina. Gli unici soggetti che ne godranno saranno le quattro sorelle FE.MO.GE.RCS che hanno chiaramente formato sottobanco un cartello per gestire totalmente il mercato cartaceo del libro attualmente e quello degli e-book in un futuro non si sa ancora quanto prossimo. Svegliamoci colleghi il futuro e’ adesso ed e’ alquanto oscuro….. Libreria Tibidabo VV

  66. Sottoscriviamo!
    Round Robin Editrice

  67. Aderiamo con convinzione.
    Valentina Porta e Giovanna Scauri
    Libreria Palomar – Bergamo

  68. ex libraia ed ex bibliotecaria, lettrice: aderisco e sottoscrivo

  69. sottoscrivo

    matteo taramelli – Bergamo

  70. libreria atlantide castel san pietro SOTTOSCRIVE.

  71. Ri aderiamo perchè probabilmente la nostra adesione non è stata registrata.
    Manuela & Paolo Libreria W. Meister& co. San Daniele del Friuli (Ud)

  72. Libreria Il Segnalibro23 di Chieti sottoscrive e diffonde.

  73. Sottoscrivo auspicando che la legge Levi sia la piattaforma per una migliore (più restrittiva e meno articolata) autorevole legge sul mercato del libro (non mi riferisco al solo prezzo).

    Vittorio Cataldi
    (libraio indipendente e di provincia)

  74. Spero che l’ Antitrust riesca a far eliminare questa legge assurda e dannosa. Se l’ avvento di Amazon avesse potuto dispiegare in Italia tutti i suoi benefici effetti, il mercato del libro in Italia sarebbe ora più moderno ed efficiente; purtroppo ancora una volta è prevalsa la tutela di interessi particolari(la lobby dei librai) a scapito dei consumatori e della evoluzione tecnologica.
    In sostanza i soggetti tradizionali che occupano questo mercato sopravvivono, ingiustamente, solo grazie alla eliminazione della concorrenza per legge e alla assurdità per cui lo stesso libro cartaceo gode dell’ IVA al 4%, mentre in digitale l’ IVA è al 21%.

  75. La Lepre edizioni aderisce all’appello Alessandro Orlandi

  76. spero che davvero tutti questi piccoli editori “di qualità” “vadano a comprare cibo, vestiti e altro” nei piccoli negozi e non nelle grandi catene di distribuzione (magari non approfittando di eventuali promozioni che solo un grande store può fare).

  77. ah, per il discorso di quanto guadagna l’autore… beh perché l’autore dovrebbe passare per l’editore quando con il self-publishing l’autore può fare tutto da sè? O al massimo pagare una società che lo aiuti ad impaginare nel formato digitale?
    Nel futuro probabilmente ci saranno poche “librerie”, ma sempre più di qualità che venderanno pezzi “unici” (prime stampe, tirature limitate eccetera). Guardate cosa succederà a breve con i libri di testo delle scuole: non più cartacei ma digitali (meno costi, più possibilità di aggiornamento). Oggi siamo solo all’inizio ma già in alcune scuole son partite le sperimentazioni di libri e quaderni digitali. Volete bloccare anche “questo progresso”? (Le cartolibrerie avranno meno introiti perché probabilmente si venderanno meno quaderni, meno biro).
    O forse è meglio che già adesso i piccoli editori cambino strategie? Orientamento?
    Una piccola auto-critica forse non farebbe male da parte vostra.

  78. Aderisco con piacere.
    Rossella Cavallari

  79. e’ una lettera aperta da sottoscrivere per la generosità degli intenti, che tuttavia innesca un paradosso ampiamente emerso nel debattito che ha già suscitato: ritiene giusta una legge Levi, quanto meno miope e inefficace, se non radicalmente sbagliata …. leggi http://www.guaraldi.it/scheda.php?lang=it&id=144&type=art
    Mario Guaraldi

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