Citati sul prezzo del libro

(…) Negli ultimi mesi le vendite dei libri – sia delle clamorose novità che del lento catalogo – sono discese si circa il 12 per cento rispetto agli anni precedenti: così mi dicono. È una vera catastrofe editoriale alla quale speriamo che portino rimedio i prossimi mesi dell’anno. La spiegazione è ovvia: la crisi economica si è allargata e si è estesa. Ma niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura. Il principale rimedio è la diminuzione del prezzo dei libri. Molte case editrici ricorrevano, negli anni passati, a un sistema di vendite scontate (del 20 o 30 per cento) in alcuni mesi dell’anno, specialmente ottobre, novembre, dicembre. I risultati economici erano notevoli. La cosa mi sembra perfettamente legittima. Non vedo perché una casa automobilistica possa abbassare, per qualche mese, i prezzi delle vetture, e una casa editrice non possa diminuire quelli dei libri. Ma nel 2010, è accaduta una cosa inverosimile. Sottoposto a non so quali pressioni, il governo ha di fatto ucciso le vendite straordinarie dei libri, o le ha ridotte al minimo. L’industria editoriale italiana è gracile e fragile. Se non si vuole farla affondare completamente, il provvedimento del 2010 va assolutamente abolito. Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce.
Pietro Citati, Corriere della Sera, Venerdì 9 Marzo 2012

de i Mulini a Vento

Pietro citati è abituato da piú di cinquant’anni a parlare in modo giustamente apodittico di letteratura, che conosce a fondo. Cosí, per abitudine, è piú che naturale che trasferisca la stessa perentorietà ad argomenti che conosce meno, come la legge sul prezzo del libro.

Nel suo articolo aveva cominciato dicendo ai lettori di non leggere piuttosto di leggere autori come Faletti, Coelho e Dan Brown, perché “niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura”, ma solo i buoni libri però è utile leggere. Poi però si scaglia contro la legge che ha ridotto gli sconti e le promozioni, insinuando chissà quali potenti e malefiche influenze che avrebbero indotto il governo a promulgarla.

Lo vorremmo invitare a ricordare chi pubblica i libri che secondo lui non vanno letti: Faletti, Coelho e Dan Brown – editi rispettivamente da Baldini e Castoldi, Bompiani e Mondadori – chi era al governo al momento della legge, quali voci avessero piú probabilità di essere ascoltatE quale fosse l’interesse di quelle voci.

Senza la legge, ci sarebbero principalmente i libri che lui tratta con disprezzo, perché solo le alte tirature consentono quegli sconti.

Citati chiude il suo intervento con “Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce” e la legge sul prezzo del libro non impedisce agli editori, piccoli e grandi, di decidere il prezzo di copertina di un libro, limita gli editori che possono consentirselo – i gruppi editoriali – a non utilizzare le campagne di sconto come una correzione a posteriori del prezzo di copertina, a non fare uscire una novità direttamente col bollino del 25% di sconto. Quello che Citati definisce “il prezzo che preferisce” è in realtà una possibilità che mina il concetto di concorrenza dell’industria editoriale italiana.

Non vogliamo mancare di rispetto al venerabile Citati, ma gli chiediamo di non mancare di rispetto a tutti quegli editori e quei librai che si battono perché la letteratura continui ad avere un posto nelle biblioteche e nelle mani dei lettori.

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23 commenti to “Citati sul prezzo del libro”

  1. Appunto: di non mancare di rispetto a tutte noi librerie indipendenti, che non vendiamo le nostre vetrine, ma presentiamo solo i libri in cui crediamo. Lo invitiamo a verificare la situazione all’estero, se non la conosce. Il resto, permettetemi, è demagogia.
    Alina Laruccia, Libreria Eleutera Turi(BA)

  2. Fortunatamente il provvedimento che voi difendete comincia a essere criticato anche da persone autorevoli. Francamente sto modificando il mio giudizio su questa legge. Se prima di questa legge abominevole potevo aspirare a uno sconto massimo del 35-40%, oggi mi basta aspettare qualche mese per comprare i libri che desidero al 65% di sconto.

  3. E comunque gli inviti a ‘non leggere’ alcuni autori, anche se – come in questo caso – condivisibili dal mio punto di vista, dovrebbero essere criticati aspramente e censurati. Nessuno, né Citati né gli editori grandi e piccoli né le arroganti ‘piccole librerie’, possono arrogarsi il diritto di stabilire chi e cosa la gente debba leggere.

  4. Chiediamo di non mancare di rispetto a tutti quegli editori e librai che si battono perché la letteratura continui ad avere un posto nelle biblioteche? I librai, con la legge Levi, hanno espressamente limitato gli sconti di cui le biblioteche godevano grazie alle gare di fornitura che facevano e per quanto concerne gli editori, andate a vedere a quali condizioni offrono alle biblioteche i loro ebook prima di parlare di editori che “si battono perché la letteratura continui ad avere un posto nelle biblioteche”. Avete mai visto un editore cedere alle biblioteche i diritti per opere che non ristampano più e che non hanno più alcun valore economico? Figuriamoci….
    Agli editori e ai librai delle biblioteche non importa nulla, è normale che sia così, non c’è da vergognarsi.

  5. Se c’è una cosa che veramente mi fa incazzare è quando certa gente che non sa una mazza di come gira il business del del libro, si siede in cattedra o scrive nei blog delle emerite stronzate e ripeto delle emerite stronzate! MA vi volete ficcare in testa che i librai ( indipendenti nel senso che non sono di catena o franchising ) l unica cosa che vogliono è avere lo stesso trattamento ( sconto) che l’editore riserva ai grandi players della filiera della distribuzione sia online che di catena ( leggi Amazon, IBS, etc ) e non di limitare lo sconto agli acquirenti o aumentare i prezzi dei libri. Ecco forse abbiamo più bisogno di una legge che obblighi ad una vera concorrenza,trattamento omogeneo fra i protagonisti della filiera di distribuzione del libro. Competizione sì, ma con regole uguali per tutti.

  6. Ognuno si incazza per quello che vuole. Non sai che nervi sono saliti a tantissime persone dopo che la vostra corporazione è riuscita a condizionare questo parlamento e ottenere questa legge abominevole.

    • Citati chiude il suo intervento con “Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce” e la legge sul prezzo del libro non impedisce agli editori, piccoli e grandi, di decidere il prezzo di copertina di un libro, limita gli editori che possono consentirselo – i gruppi editoriali – a non utilizzare le campagne di sconto come una correzione a posteriori del prezzo di copertina, a non fare uscire una novità direttamente col bollino del 25% di sconto. Quello che Citati definisce “il prezzo che preferisce” è in realtà una possibilità che mina il concetto di concorrenza dell’industria editoriale italiana.

  7. Curioso però che i Mulini a Vento non si esprimano in merito all’unica informazione davvero interessante contenuta nel pezzo di Citati: è vero o è falso che DOPO l’approvazione della Legge Levi le vendite sono diminuite del 12%? So bene che la logica del “post hoc, ergo propter hoc” spesso induce a conclusioni errate, ma sarebbe comunque interessante affrontare il tema esaminando dati empirici, anziché smarrirsi in disquisizioni del tutto astratte.

  8. “Noi librerie indipendendenti presentiamo solo i libri in cui crediamo” : Quindi fate censura? Alla faccia della libertà! Che arroganza! Io voglio comprare quello che desidero IO, no quello che volete VOI! Finalmente un indiscusso protagonista della cultura italiana rompe il muro di connivenza con editori e librai sostenitori di questa legge illiberale. Bravo Citati!

    • “Noi librerie indipendendenti presentiamo solo i libri in cui crediamo” : Quindi fate censura? Alla faccia della libertà! Che arroganza!

      La loro posizione è piena di contraddizioni. Quella evidenziata da MM è però decisamente comica: presentano solo i libri in cui credono e poi si lamentano che non vendono. Comica come quella dell’editore che, tra i vantaggi della legge Levi, includeva anche la riduzione dei casi di depressione tra gli autori di quei libri che, non essendo acquistati, vengono ritirati immediatamente dal mercato.

      I librai indipendenti sono colti, i loro clienti no. Loro hanno il diritto, in virtù della loro amplissima cultura, di decidere quali libri vendere ai loro ignoranti clienti, che altrimenti comprerebbero solo libri in sconto senza leggere nemmeno il titolo.

      Nei messaggi dei piccoli editori e dei librai indipendenti, paladini della libertà in questo paese, i lettori italiani vengono dipinti come i tristi personaggi che comprano “libri al metro” nelle librerie di Napoli.

  9. Vabbè , “connivenza” è esagerato, volevo dire difesa a oltranza della legge Levi.

  10. gentile MM, distorcere le cose non è bello… “Noi librerie indipendendenti presentiamo solo i libri in cui crediamo” non vuole certo dire fare censura: dal momento che escono circa 160 novità al giorno, NESSUNA libreria, neanche la più grande, può ospitarle tutte, è molto semplice.Tutti i librai scelgono, è ovvio. Alcuni scelgono quello che immaginano li faccia guadagnare di più, altri scelgono quello che a loro piace di più, e tutti hanno il diritto di proporre le loro scelte. Sarebbe bene, naturalmente, che se un libraio riempie una vetrina di libri e fa pagare all’editore lo spazio occupato da questi libri, da qualche parte ci fosse scritto che si tratta di pubblicità a pagamento e non di libera scelta del libraio, altrimenti si ingenera confusione. L’unica arroganza qui è quella di Citati, lui sì che si arroga il diritto di dirci cosa si deve leggere, e cosa no. E non lo sfiora nemmeno il fatto che io possa voler leggere un giorno Dostoevskij e un giorno Dan Brown, per dire.
    Willetts: lei è certamente un bibliotecario, e sarebbe bene fare una discussione aperta e pacata. Posso dirle, per fare un esempio, che ho tentato di regalare dei libri ormai fuori catalogo alla biblioteche delle carceri ma che non ci sono riuscita, chiedevo solo che pagassero il trasporto, non volevo un centesimo, ma ho dovuto mandarli al macero.
    Tommaso M: come al solito ognuno legge le cifre nel modo che preferisce, ma non mi risulta (forse risulta a Citati?) che siano calate solo le vendite dei libri in questi mesi. Sono calate le vendite in genereale, dagli alimentari all’abbigliamento, e non credo che questo si possa imputare alla legge Levi. In compenso, insisto, DOPO la legge Levi, sono DIMINUITI i prezzi dei libri all’origine. Da settembre a oggi il prezzo del libro è mediamente sceso. Giovanni Peresson (citato da Mirella Appiotti su Tuttolibri, supplemento dei libri della Stampa, del 4.2.2012, dice “Da novembre a dicembre 2011 il prezzo medio dei libri venduti in libreria è sceso da 16,12 euro a 14,08 euro, quasi due punti in meno e proprio nel picco natalizio… un riposizionamento del mercato reso necessario dai problemi del momento ma anche dalla recente legge che fissa al 15% il tetto massimo di sconto”. E la diminuzione riguarda tutti i libri, non solo quelli scelti dai grandi gruppi per le loro campagne.
    ultima annotazione per Antonio Sesto: immaginare che quella degli editori nel suo complesso sia una corporazione, e che di questa corporazione facciano parte Mondadori, Rizzoli, Voland e Due punti, per esempio, che abbiano gli stessi interessi e che riescano tutti insieme appassionatamente a condizionare il Parlamento è davvero non conoscere il mondo del libro.

    • Gentile Daniela, fa piacere che il prezzo medio dei libri sia sceso, anche se – come ho già avuto modo di scrivere ripetutamente in altra sede – non mi risulta sia sceso in modo uniforme per tutte le tipologie di libri: sono pronto a scommettere che nella narrativa, dove la domanda è più elevata e sensibile alle oscillazioni di prezzo, siano scesi assai più che nel campo della saggistica non di attualità, dove la domanda è meno elastica, penalizzando chi è costretto a comprare comunque (ad es. gli studenti) e non può più beneficiare dei maxisconti online.

      Tutto ciò, comunque, mi pare irrilevante ai fini dell’interrogativo che ho posto: i minori sconti hanno o non hanno avuto un effetto negativo sul volume delle vendite?

      I dati riportati sulla “Stampa” di oggi sono ancora più negativi di quelli resi noti da Citati, e sottolineano una flessione molto significativa (-20%) nella domanda di libri proprio nell’ultimo trimestre dell’anno, cioè dopo l’entrata in vigore della Legge Levi, peraltro in misura superiore a quella di molti altri beni, anche voluttuari, in un periodo analogo. Senza alcuna velleità polemica, il problema rimane: la crisi del mercato librario è imputabile solo alla recessione? O non è forse vero che minori sconti hanno, come conseguenza certo non intenzionali, minori vendite?

      http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/447609/

  11. Finalmente i primi effetti iniziano a vedersi… legge anti amazon? Io direi legge suicida, complimenti!

  12. Ero alla presentazione dei dati sulla lettura del Centro per il libro, e la situazione è terribile (peraltro, non c’era bisogno che ce lo dicesse Gian Arturo Ferrari, chi fa questo mestiere sa bene la situazione). E’ stato chiesto proprio di avere dati sulle eventuali perdite in altri settori equiparabili al libro: musica, teatro, cinema, i cosiddetti consumi culturali. Ma, anche qui, chi è del settore conosce perfettamente il disastro. Gli esperti della Nielsen, che erano in sala, ci hanno fornito solo dati relativi al settore della pasta di semola, chissà perché: una catastrofe, peggio del libro.
    Nulla riuscirà a smuovermi dalla convinzione che la crisi (qualcuno la definisce peggiore di quella del 29) ha provocato e provoca il crollo dei consumi, mentre un piccolo, povero argine allo strapotere dei gruppi è stato messo dalla legge Levi. Che non è una panacea, sia ben chiaro, e che non hanno scritto gli editori e i librai indipendenti. Discutevo più a lungo proprio di questo circa un mese fa in risposta a una sua mail (e di Willetts se non sbaglio) ma il malvagio dio del computer mi ha cancellato tutto, e non ho più avuto la forza di riscrivervi. Mi dispiace davvero.

  13. comunque, i dati sono abbastanza complicati da leggere, vanno un po’ studiati, e certo non indagano sulle motivazioni psicologiche che hanno spinto i lettori a non compare (o a comprare meno) libri. In ogni caso quello che ha colpito me è che i libri si comprano ancora attraverso i canali tradizionali (circa il 63% dei libri si acquista nelle librerie: indipendenti, di catena, cartolibrerie, autogrill – pochi, l’1% – supermercati; si acquista attraverso internet meno che negli altri paesi europei (9%) e, in questo famoso e catastrofico quarto trimestre del 2011, le vendite sono aumentate solo per i libri con fasce di prezzo superiore ai 15 euro.

    • “Nulla riuscirà a smuovermi dalla convinzione che la crisi (qualcuno la definisce peggiore di quella del 29) ha provocato e provoca il crollo dei consumi, mentre un piccolo, povero argine allo strapotere dei gruppi è stato messo dalla legge Levi”. Ma io non ho alcuna intenzione di smuoverla da alcunché: che la crisi abbia comportato una caduta dei consumi in tutti i settori è palese, certificato da ogni analisi empirica; che la Legge Levi abbia “posto un argine allo strapotere dei gruppi” è possibile (anche se non mi è ben chiaro a quali gruppi faccia riferimento: Amazon? Le grandi catene di distribuzione? I grandi editori?). Il punto è che quando, a luglio, su questo sito e altrove, mi è capitato più volte di sottolineare che, abitualmente, la prima conseguenza di un irrigidimento dei prezzi in un mercato attraverso una regolamentazione dei prezzi o degli sconti è la flessione della domanda – anche in periodi non recessivi -, soprattutto se il bene non è di prima necessità, quasi nessun interlocutore ha preso sul serio questa possibile eventualità. Il problema di fondo è che, sovente, i regolatori elaborano norme senza tener conto dell’impatto che esse avranno sui comportamenti degli attori, e in particolare dei consumatori. Giudicare le regole non sulle base degli obiettivi che si pongono, ma sulla base delle conseguenze che provocano sarebbe invece un notevole passo avanti nel dibattito pubblico (su queste tematiche, così come in altri campi).

  14. @Daniela: Gentile Daniela, io non ho distorto nulla, casomai ho frainteso il senso della frase a cui mi riferivo. Prendo atto e la ringrazio del suo chiarimento che trovo sensato e corretto.

  15. @MM: grazie
    @Tommaso: francamente io non so se “la prima conseguenza di un irrigidimento dei prezzi in un mercato attraverso una regolamentazione dei prezzi o degli sconti è la flessione della domanda” , mi viene da dire, empiricamente, che la flessione in un caso del genere dovrebbe essere temporanea, fin quando la gente non si abitua alla nuova regolamentazione.
    Per quanto riguarda l’argine allo strapotere dei gruppi, mi sembra abbastanza ovvio che si tratti dei grossi gruppi editoriali che, oltre ai marchi, possiedono le catene di librerie, la distribuzione e spesso anche i giornali e le televisioni per pubblicizzare i propri libri. E’ piutttosto chiaro che i 5 grandi gruppi non si fanno concorrenza fra loro, ma nelle loro librerie sostengono le rispettive iniziative promozionali con il solo intento di buttare fuori dal mercato tutti gli altri.
    Come dicevamo in un’altra discussione, io (nel senso di piccolo editore indipendente) non temo Amazon, su Amazon vendo e spesso vendo catalogo, sono le librerie a soffrire di più di questa situazione, io però sono convinta che senza le librerie indipendenti, senza la professionalità e la curiosità del bravo libraio, non si va da nessuna parte.Sono convinta che la libreria è un luogo di aggregazione e di crescita, mi piace, quando posso, chiacchierare con un bravo libraio e scoprire nuovi percorsi invece di ordinare, nella solitudine della mia stanza, un libro attraverso il computer. Trovo fantastico che lo possa fare chi abita in posti dove le librerie non ci sono, ma privarsi del piacere di guardarsi intorno, liberi di accogliere o meno un consiglio e un suggerimento, mi sembra talmente incomprensibile…
    Scusate, sono un’inguaribile romantica e mi sono lasciata prenderela mano, come al solito.

  16. Vi comunico che, come previsto dall’ADUC (http://avvertenze.aduc.it/comunicato/finanziaria+ha+abrogato+norme+sui+prezzi+minimi_19740.php#.Tv2Wg60HUuI.facebook), il Comune di Milano, sentita la propria Avvocatura, ritiene tacitamente abrogato il tetto agli sconti per la vendita di libri previsto dalla Legge n. 128 del 27 luglio 2011 (“Nuova disciplina del prezzo dei libri”) per effetto delle disposizioni contenute all’art. 34 comma 3 del DECRETO-LEGGE 6 dicembre 2011, n. 201 (“Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”, meglio conosciuto come “Decreto Salvia Italia”),convertito, con modificazioni in data 22 dicembre 2011 con Legge n. 214.
    Il comma menzionato prevede l’abrogazione di ogni restrizione disposta dalle norme vigenti e in particolare, alla lettera f), quelle riguardanti “l’imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni o servizi.
    La notizia è stata riportata sulla lista di discussione AIB-CUR dal Direttore Settore Biblioteche del Comune di Milano, dr. Aldo Pirola.

  17. il Comune di Milano, sentita la propria Avvocatura, ritiene tacitamente abrogato il tetto agli sconti per la vendita di libri previsto dalla Legge n. 128 del 27 luglio 2011 (“Nuova
    disciplina del prezzo dei libri”) per effetto delle disposizioni
    contenute all’art. 34 comma 3 del DECRETO-LEGGE 6 dicembre 2011, n. 201
    (“Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”, meglio conosciuto come “Decreto Salvia Italia”), convertito, con modificazioni in data 22 dicembre 2011 con Legge n. 214.
    Chi sa rispondere a questo evento?

  18. Ecco, dopo due anni di discussioni mi sembra che siamo tornati al punto di partenza. E adesso?

  19. Volevo tirare alcune conclusioni di conclusioni.
    A mio avviso questa legge non è né giusta né necessaria, perché se è vero – come è vero – che una legge basta che ci sia, non è perciò detto che produca comunque effetti buoni.
    Nel nostro caso rimango con alcune perplessità. Innanzitutto non ho visto diminuire nemmeno di 50 cent i libri che leggo io; in seconda battuta noto che l’unico effetto della c.d. legge anti-Amazon è stato quello di far sì che Amazon, come anche Feltrinelli, praticano lo sconto fisso del 15% su tutti i libri. Mi domando: non è comunque dannoso per i librai promotori della legge?
    Legge che avrebbe avuto molto più senso se davvero avesse ridotto gli sconti ai minimi termini, ma così come è in vigore oggi, a me sembra dia un colpo al cerchio e un colpo alla botte a favore delle grande distribuzione.
    Infine ammesso e non concesso che il decreto salva-Italia abbia operato una abrogazione implicita della legge Levi, cosa che mi sembra perlatro solo uninterpretazione di ADUC, questa implicitezza sarebbe destinata a passare sotto silenzio per il gioco di interessi che si è sviluppato attorno alle misure Levi che a mio parere avvantaggiano forse più di prima i soggetti che erano allora interessati a scontare un libro del 30%.

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