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marzo 12, 2012

Citati sul prezzo del libro

(…) Negli ultimi mesi le vendite dei libri – sia delle clamorose novità che del lento catalogo – sono discese si circa il 12 per cento rispetto agli anni precedenti: così mi dicono. È una vera catastrofe editoriale alla quale speriamo che portino rimedio i prossimi mesi dell’anno. La spiegazione è ovvia: la crisi economica si è allargata e si è estesa. Ma niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura. Il principale rimedio è la diminuzione del prezzo dei libri. Molte case editrici ricorrevano, negli anni passati, a un sistema di vendite scontate (del 20 o 30 per cento) in alcuni mesi dell’anno, specialmente ottobre, novembre, dicembre. I risultati economici erano notevoli. La cosa mi sembra perfettamente legittima. Non vedo perché una casa automobilistica possa abbassare, per qualche mese, i prezzi delle vetture, e una casa editrice non possa diminuire quelli dei libri. Ma nel 2010, è accaduta una cosa inverosimile. Sottoposto a non so quali pressioni, il governo ha di fatto ucciso le vendite straordinarie dei libri, o le ha ridotte al minimo. L’industria editoriale italiana è gracile e fragile. Se non si vuole farla affondare completamente, il provvedimento del 2010 va assolutamente abolito. Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce.
Pietro Citati, Corriere della Sera, Venerdì 9 Marzo 2012

de i Mulini a Vento

Pietro citati è abituato da piú di cinquant’anni a parlare in modo giustamente apodittico di letteratura, che conosce a fondo. Cosí, per abitudine, è piú che naturale che trasferisca la stessa perentorietà ad argomenti che conosce meno, come la legge sul prezzo del libro.

Nel suo articolo aveva cominciato dicendo ai lettori di non leggere piuttosto di leggere autori come Faletti, Coelho e Dan Brown, perché “niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura”, ma solo i buoni libri però è utile leggere. Poi però si scaglia contro la legge che ha ridotto gli sconti e le promozioni, insinuando chissà quali potenti e malefiche influenze che avrebbero indotto il governo a promulgarla.

Lo vorremmo invitare a ricordare chi pubblica i libri che secondo lui non vanno letti: Faletti, Coelho e Dan Brown – editi rispettivamente da Baldini e Castoldi, Bompiani e Mondadori – chi era al governo al momento della legge, quali voci avessero piú probabilità di essere ascoltatE quale fosse l’interesse di quelle voci.

Senza la legge, ci sarebbero principalmente i libri che lui tratta con disprezzo, perché solo le alte tirature consentono quegli sconti.

Citati chiude il suo intervento con “Ogni editore venda i propri libri al prezzo che preferisce” e la legge sul prezzo del libro non impedisce agli editori, piccoli e grandi, di decidere il prezzo di copertina di un libro, limita gli editori che possono consentirselo – i gruppi editoriali – a non utilizzare le campagne di sconto come una correzione a posteriori del prezzo di copertina, a non fare uscire una novità direttamente col bollino del 25% di sconto. Quello che Citati definisce “il prezzo che preferisce” è in realtà una possibilità che mina il concetto di concorrenza dell’industria editoriale italiana.

Non vogliamo mancare di rispetto al venerabile Citati, ma gli chiediamo di non mancare di rispetto a tutti quegli editori e quei librai che si battono perché la letteratura continui ad avere un posto nelle biblioteche e nelle mani dei lettori.