lettera aperta di un libraio al presidente Monti

di Paolo Deganutti [Libreria Luigi Einaudi Trieste, membro del Comitato di Presidenza Nazionale dell’ ALI (Associazione Librai Italiani)]

Trieste, 11 Gennaio 2012

Signor Presidente,

Sul Corriere della Sera di oggi lei dichiara:”Da sempre lavoro perché l’ Italia somigli il più possibile alla Germania”. L’ ammirazione per il mondo tedesco è condivisibil… e, a mio parere, particolare per la confinante Austria – con cui Trieste ha storici legami – dove, pur essendo un piccolo paese privo di poderoso apparato industriale, si è sviluppata un’ economia sociale di mercato a cui si è saputo unire il rispetto per la tradizione.

Nei suoi viaggi europei lei avrà certamente visitato le librerie tedesche. E avrà notato che in Germania e Austria non viene praticato alcuno sconto sui libri perché è vietato per legge ( in Francia e Spagna lo sconto massimo consentito è del 5%). Ciò nonostante “ I giovani tedeschi amano leggere “ come titolava il quotidiano economico Italia Oggi del 7 gennaio riportando una autorevole ricerca, non solo, ma “quasi nessuno di loro sceglie l’e-book” elettronico ma preferisce la carta. In Italia invece, dove da anni si sono introdotte nel mondo del libro tecniche di marketing da supermercato con sconti e offerte speciali a raffica, i giovani leggono molto poco e i lettori sono addirittura calati mentre restiamo da anni al terz’ultimo posto in Europa quanto a lettura di libri nonostante le superofferte.

Come professore di economia ha certamente ben presente la stretta correlazione fra indice di lettura di un paese e il suo PIL ed è per questo che paesi importanti come Germania, Francia, Spagna, Austria hanno severamente regolamentato gli sconti sul mercato del libro ritenuto strategico per consentire lo sviluppo di una rete di librerie indipendenti, garanzia di diffusione della cultura e di pluralismo. Evidentemente la diffusione della lettura non è una questione di sconti che, in realtà, in Italia vengono praticati su prezzi civetta gonfiati apposta dagli editori che hanno facoltà di imporre il prezzo stampandolo sulla copertina. I libri potrebbero costare di meno tutto l’ anno se i prezzi non inglobassero i costi di campagne commerciali a suon di sconti con cui è stato drogato il mercato da anni, senza alcun risultato positivo. Molti pensano che i libri nelle librerie siano in deposito mentre in realtà sono acquistati presso editori e distributori con sconti che per il libraio indipendente sono anche della metà di quelli praticati alle Catene e alla Grande Distribuzione. Vi è libertà di concorrenza se alle librerie indipendenti lo sconto è del 25% e alle Catene del 50%? Nel suo primo decreto SalvaItalia si legge che sono considerate casi di pratica commerciale sleale le condizioni commerciali praticate da produttori e distributori che discriminino farmacie e parafarmacie ( i farmaci hanno il prezzo imposto come i libri). Che dire invece delle condizioni commerciali che discriminano fra Librerie Indipendenti e Catene, Grande Distribuzione e Internet? Si arriva al doppio di margine. Dove va a finire la pari opportunità? Come può un giovane aprire una libreria se si trova subito strangolato dalla concorrenza di Catene e supermercati a suon di sconti che nel suo caso assorbono più di metà del margine e addirittura lo superano nel caso dei testi scolastici e universitari? Quando lei, signor presidente, gira nei grandi paesi europei potrà trovare librerie con giovani preparati e sereni anche nei piccoli centri mentre da noi le librerie indipendenti si stanno estinguendo. Giovani librai sereni perché in Germania, oltre al divieto di sconto, non è consentito che un Editore diventi dettagliante aprendo una Catena di librerie in concorrenza con quelle indipendenti. Si pensi a Mondadori, che da solo detiene oltre un terzo del mercato librario che ha oltre 550 punti vendita affiliati: ha forse difficoltà a praticare lo sconto del 15% ai lettori, massimo consentito dalla legge italiana, facendo concorrenza alle librerie indipendenti che rifornisce a condizioni più sfavorevoli Ma si pensi anche alle Feltrinelli, alle Giunti e Ubik legate al gruppo Longanesi. In realtà il mercato del libro italiano è gestito a livello di produzione, distribuzione e dettaglio da un oligopolio di pochi grandi gruppi editoriali. Mondadori, Rizzoli, LonganesiGEMS-Giunti, Feltrinelli. In altri paesi questo non sarebbe consentito e visto come una minaccia al pluralismo e alla libera concorrenza. In Italia invece il mercato del libro è sostanzialmente bloccato dai grandi gruppi editoriali e dai loro distributori.

In Italia è consentito che Editori facciano i dettaglianti così come lo fanno Grossisti e Distributori, anche via Internet. E’ chiaro che avendo i libri a prezzo di produzione o di grossista possono fare una concorrenza spietata eliminando le librerie indipendenti, ed anche i giovani entusiasti che vorrebbero aprirle, mirando al controllo totale di un mercato strategico come quello culturale. Una libreria di catena o un distributore via Internet hanno bisogno di poco personale: una libreria indipendente di molto, qualificato e più costoso.

La prego, Signor Presidente, di far somigliare – magari per decreto – il mercato del libro italiano a quello tedesco: Editori, Grossisti e Librai che facciano ognuno il suo mestiere senza invasioni di campo con pari opportunità e uguali condizioni commerciali, niente sconti ma prezzi bassi tutto l’ anno se non su tutti i libri almeno sulle novità degli ultimi 9 mesi.

Otterrà un ribasso generale dei prezzi di copertina, una rete capillare di librerie e una moltiplicazione di posti di lavoro per giovani culturalmente preparati ma disoccupati come ero io quasi 40 anni fa.

E non costerà niente allo Stato .

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22 Responses to “lettera aperta di un libraio al presidente Monti”

  1. Carissimo Paolo, libraio con l’anima anche tu, sono una libraia e faccio questo mestiere da circa 20 anni, ho lavorato in diverse librerie a Lecce e due anni fa ho deciso, insieme a due colleghe, di aprire una piccola libreria indipendente che ha funzionato con tutte le difficoltà che tu hai egregiamente espresso nel tuo appello. Da circa 6 mesi a 50 metri dalla nostra libreria ha aperto una Feltrinelli point. Conclusione? a febbraio diremo addio al nostro sogno….la Libreria Gutenberg in via Cavallotti 1/E chiuderà i battenti. Ti lascio immaginare la tristezza…
    teresa
    (libraia con l’anima)

  2. Leggere di una libreria che chiude è sempre simbolo di qualcosa che non va nel verso giusto. Io vivo a Macerata e forse credo di vivere in un buco spazio temporale dove una piccola libreria (in particolare) continua a resistere agli inverni nonostante le grandi Catene siano letteralmente dall’altra parte della strada.
    Mi ricordo di un servizio in televisione, non chiedetemi che programma fosse, in cui si faceva il paragone/intervista tra un commesso di una grande catena ed uno di una libreria indipendente dove il secondo trovava il giusto libro per il giusto cliente e quanto invece fosse vago nella scelta (e forse più “modaiolo”) il primo.
    Se fossi un libraio, invece di essere solo un felice lettore, penserei a puntare sulla qualità, su libri che non si trovano in tutte le vetrine o di generi letterari meno conosciuti ma forse più appetibili. Le grandi catene hanno sicuramente più vantaggi in sconti e acquisti della merce (da quel che leggo) ma da cliente preferisco dare i soldi a chi mi fa un sorriso in più alla cassa ed è più “amichevole” quando chiedo un parere.
    In questo Paese credo che ormai siano la qualità e il far bene gli unici fattori che ci aiuteranno.

  3. Caro Paolo, in questa tua analisi lucidissima aggiungo un pezzetto. Se le librerie avessero librai veramente preparati e non “commessi” (come se non bastasse scelti in maniera peggiore di qualunque H&M) forse avremmo anche più qualità e meno quantità. Quindi avremmo più scelta “reale”, perché 20 titoli sui vampiri non è dare scelta a un lettore (forte o debole che sia): è prenderlo per scemo.

  4. Caro Paolo, cara Teresa, mi associo.
    Sono la titolare di una piccola libreria per ragazzi di Roma, da anni lotto per sopravvivere, rinunciando, praticamente a tutto, per la pura passione del libro.
    Ora, per continuare a lavorare, sto aprendo una società con altre tre persone, per offrire in uno spazio più grande oltre alla libreria, dei servizi per i bambini… l’unico modo per sopravvivere.
    un caro saluto
    Carla (libraia-contastorie)

  5. Tutto questo ha un nome: capitalismo sfrenato e senza regole. E non sarà un decreto, ahimé, a fermarlo. Speriamo e confidiamo piuttosto nell’evoluzione verso un neocapitalismo.

    Un saluto da Lordbad

    Vongole & Merluzzi

  6. Sono solidale e ritengo che la cultura in un paese è tutto, va salvaguardata con orgoglio.

  7. Grazie Paolo. il tuo sunto della situazione è davvero molto efficace. Qui a Bologna, con il grande numero di studenti e di associazioni culturali, il lavoro di libraio un senso lo ha, peccato che coi margini che descrivi così nitidamente non ci si possa mantenere dignitosamente. Si resiste. In bocca al lupo a tutti noi che continuiamo ostinatamente a tenere aperte librerie nell’improbabile paese che ci circonda da anni.

    Nicoletta Maldini, libreria Trame.

  8. Scusate, non sono d’accordo. Non capisco questo disprezzo di chi lavora in una grande libreria: Sappiate che ci sono “commessi” (non lo trovo affatto spregiativo) gentilissimi e competenti nelle grandi catene, e che ci sono librai indipendenti presuntuosi e assolutamente incompetenti e scorbutici (parlo per esperienza personale). Il fatto che ci siano 20 titoli sui vampiri non dipende dalle catene, ma dagli editori che pubblicano qualunque stupidaggine.
    Piccoli editore compresi.

    E poi, ditemicome potete fare l’assunto più quantità = meno qualità? Forse l’autore dell’articolo si arroga il diritto di “censurare” ciò che non è secondo lui di qualità?

    Io la penso esattamente al contrario più libertà di scelta = più qualità
    .
    E poi, diciamolo, forse voi librai se viaggiate in aereo scegliete la compagnia che preatica il prezzo più alto? Forse scegliete di comprare qualsiasi merce al prezzo più alto disponibile? Credo proprio di no.

    Allora io penso che la legge Levi, non incida in alcun modo nelle difficoltà dei librai, che oggi sono le difficoltà di qualunque settore merceologico. La legge Levi non incide in alcun modo nello strapotere delle grandi catene, visto che ovviamente ne beneficiano pure loro.
    A mio avviso avreste dovuto puntare a qualcosa tipo sgravi fiscali che invece è più facile applicare a un singolo tipo di impresa.

    Facendo cartello con gli editori, avete scelto (mi riferisco ai promotori della legge e a chi la sostiene così convintamente) la classica soluzione italiana carporativistica e illiberale che danneggia i soliti noti, i lettori, che dovreste considerare la vostra risorsa anzichè degli idioti che vanno cercano solo sconti.

    Oggi i lettori sono molto più competenti grazie a internet, ma le difficoltà economiche ci sono pure per loro. Io stesso non posso permettermi di comprare tanti libri e approfittavo degli sconti del 30%. Da quando è entrata in vigore la Levi il risultato è che non sono andato più in libreria. Credete che questo sia un risultato positivo per voi?

    Certo, il mio singolo caso sarà statisticamente irrilevante, ma è vero.
    Anch’io mi rattristo se una llbreria chiude, il problema è serio ma il modo usato per risolverlo è a mio parere completamente sbagliato.

    Una grossa parte di questa situazione è secondo me dovuta agli editori, piccoli compresi che sovrasaturano il mercato con tanta roba che non vale la carta su cui è scritta, puntando (loro sì) sulla quantità e poco sulla qualità. Si affidano a una malintesa legge dei grandi numeri in un modo che sarebbe folle in qualunque altro settore commerciale.

    In conclusione (perdonate la mia prolissità) provo simpatia e solidarietà verso i librai non per gli editori, che secondo me sono i principali responsabili di queste difficoltà.Tuttavia la legge Levi è totalmente sbagliata e secondo me autolesionista per il libraio. Da lettore non condivido l’avversione per le grandi catene, nelle quali mi sono sempre trovato benissimo. Invece le mie esperienze con piccoli librai sono state a volte negative , con tempi di attesa enormi e risposte infastidite al telefono.

  9. “Da considerare anche la chiosa alla lettera di Liberi Librai: http://tropicodellibro.it/notizie/librai-indipendenti-2012/
    La lettera aperta di un libraio al Presidente Monti e siglata da Paolo Deganutti, membro del Comitato di Presidenza dell’ALI, è palesemente condivisibile in toto. Ci si dovrebbe, pertanto, compiacere. Eppure tale iniziativa desta una certa amarezza. Il firmatario si esprime a titolo personale o in qualità di prestigioso rappresentante dell’Associazione? In ogni caso ci si dovrebbe legittimamente domandare come mai il suo pensiero non trovò mai riscontro nell’operato dell’ALI, distintasi per il suo immobilismo. …”

  10. Questa analisi non è per niente condivisibile. Se occorre difendere la cultura, allora è necessario intervenire per moltiplicare gli editori e per impedire che un editore possa vendere ‘al dettaglio’. Indipendentemente da cosa pensate voi librai, le librerie ‘indipendenti’ non hanno alcun valore aggiunto che valga la pena tutelare.

    E poi, a distanza di quasi un anno dalla legge Levi, i libri – per esempio – della Sellerio hanno lo stesso prezzo di prima, tra l’altro simile a quello delle edizioni in lingue di paesi dove si guadagna più che in Italia. Alla faccia dei prezzi gonfiati che si sarebbero sgonfiati. Almeno tassisti, farmacisti e geometri quando difendono le loro categorie mettono in mezzo anche il “discorso sui soldi”, non stanno lì a parlare dei massimi sistemi.

    • Chi conosce questo settore non ha mai seriamente pensato che questa legge potesse portare al calo dei prezzi di copertina; la legge è servita ad alcuni grandi gruppi e grandi editori e basta, soprattutto per difendere posizioni sul mercato online. L’unica legge che può avere effetti reali sul prezzo di copertina è una legge ispirata a quella tedesca, quindi zero sconti. Con zero sconti gli editori (non tutti, ci sono anche quelli che già lo fanno) sarebbero costretti a ridurre i prezzi di copertina a livelli almeno di decenza.

  11. Vorrei rispondere a quanto detto dal libraio Paolo Deganutti. Ma l’ALI in questi anni dove centinaia di librerie indipendenti HANNO CHIUSO i battenti dov’era ? forse su Marte, di sicuro girava la testa dall’altra parte. il problema è questo : il mercato italiano è dominato da grandi gruppi editoriali che si combattono fra di loro per accapparrarsi il mercato; E l’unica regola che c’è è che non ci sono regole, siamo nel puro far west, dove ognuno fa quello che vuole.
    Vorrei ricordare all’amico libraio che in Francia nel 1981, Francois Mitterrand ed il ministro della cultura Jack Lang ed un piccolo editore promuovono una legge a difesa del libro che dice testualmente : IL LIBRO OVUNQUE SI VENDA, HA SEMPRE LO STESSO PREZZO. PUNTO. In italia vi è una anomalia tutta italiana : gli editori si fanno i libri, se li stampano, se li distribuiscono con i loro distributori, e poi se li vendono nelle loro catene, rassomiglianti sempre più a supermercati che non a librerie, dove tutti vendono gli stessi libri della catena concorrente. che pena vedere trattati i libri alla stregua del peperone, della papata e del pomodoro ! Quel che il signor Deganutti e gli altri debbono capire e che nelle librerie di catena vi è solo e soltranto una cultura consumata, nelle librerie indipendenti invece vi è un consumo culturale. Mentre il libraio indipendente ha il 28% di sconto, su cui deve spalmare tutti i costi, le librerie di catena hanno il 50-55% di sconto, mentre il libraio indipendente paga tutti i libri anche quelli non venduti, i furbetti delle catene pagano anche una volta all’anno , SOLO SUL VENDUTO. E QUESTA LA CHIAMATE LIBERA CONCORRENZA.
    MA DOV’E’ STATA LA ALI IN TUTTI QUESTI ANNI ? consiglio molti lettori di andare in Francia, dove appunto per via della legge Mitterand i libri costano il 20-30% in meno e le librerie indipendenti non hanno subito il taglio come in Italia.
    Chiudo qui perchè non ho voglia di farmi il fegato amaro, ma sono stufo delle persone che scoprono tardivamente cpose di cui si parla da almeno 30 anni. MEGLIO ANDARE A VIVERE IN FRANCIA !!!

    UN LIBRAIO VERO

  12. Riunire tutti gli “indipendenti” del libro in un MOVIMENTO ANTIMONOPOLISTA trasversale, presentando subito esposti all’ Antitrust italiano ed europeo.

    Cari colleghi e amici,
    sto seguendo con attenzione il dibattito che fate circolare via internet. Penso che dopo questa deprimente “Festa del Libro” siamo arrivati ad un punto in cui è possibile e necessario muoversi rapidamente per obiettivi concreti e raggiungibili. La situazione è molto grave.
    La “Festa del Libro” con il suo ennesimo abusato sconto, come prevedibile, è stata in generale un grosso “flop” per le Librerie Indipendenti, che tra l’ altro vi hanno aderito in piccolo numero, mentre ha fornito dei risultati, ma molto modesti, solo per le Catene e la GDO cui era in realtà rivolta e da cui era voluta. Sia l’ AIE che l’ ALI, che si è ridotta a fare la “foglia di fico” a questa iniziativa caratterizzata da molte discriminazioni nelle condizioni di fornitura agli indipendenti, hanno dimostrato una rilevante crisi di rappresentanza con defezioni importanti sia di piccoli e medi editori sia della gran parte dei librai indipendenti (dal sito ufficiale della Festa risulterebbero aderenti solo 180 librerie indipendenti di cui solo una settantina dell’ ALI, malgrado avesse inviato ripetute sollecitazioni, su 3.500 punti vendita di Catene e GDO coinvolti).
    Contemporaneamente stiamo assistendo, innescato dalla crisi, ad un crollo senza precedenti del mercato del libro che evidenzia come stia rapidamente implodendo la “bolla” fatta di prezzi gonfiati apposta per accedere e poi essere scontati da Catene e GDO, di 60.000 novità di qualità sempre più bassa fatte uscire soprattutto per rimpiazzare le rese e non per soddisfare i lettori, di promozioni e sconti a raffica che riducono i margini dei librai indipendenti senza che aumentino i lettori (che anzi sono calati: nel 2011 ben 700.000 lettori in meno secondo l’ ISTAT!). E’ il fallimento della dominante e grossolana politica commerciale basata sugli sconti ma indifferente alla qualità in un mercato ormai ingessato e privato di una sana libera concorrenza da un Oligopolio collusivo di quattro Grandi Gruppi Editoriali che controllano tutta la filiera del libro dalla produzione alla distribuzione, fino al dettaglio: sia tramite Catene che via Internet. E che controllano anche altri importanti media: giornali, televisioni, cinema….
    Il controllo e la pressione si spingono al punto da imporre per la “Festa del Libro” modalità di rimborso sconto sul venduto discriminatorie e limitate a chi è collegato e disponibile a dare i propri dati aziendali di vendita ad Arianna (di proprietà del colosso Giunti-Messaggerie) che ambisce così a diventare non solo il leader ma anche il fornitore unico di servizi informatici di data base e teleordering.
    Studi che circolano negli ambienti editoriali prevedono la sparizione di metà delle Librerie Indipendenti entro due anni: strangolate dal colossale conflitto di interessi che le vede obbligate a rifornirsi dai distributori di quegli stessi Grandi Gruppi che hanno invece interesse a favorire le proprie Catene e Siti. Come ben sappiamo le Catene o la GDO godono di condizioni di fornitura e operative ben diverse e incomparabilmente migliori delle librerie indipendenti, per non parlare dei Siti.
    Questa non è libera concorrenza ma abuso di posizione dominante. Quella dei Grandi Gruppi Editoriali che controllano tutta la filiera ed il mercato, anche con proprie catene di librerie e propri distributori, è una anomalia che esiste solo in Italia, ed esclusivamente nel settore del libro, e provoca una drammatica distorsione della concorrenza a discapito degli indipendenti e dei lettori, oltre a pregiudicare il pluralismo in un settore delicatissimo e strategico.
    Per evitare che la crisi di mercato produca solo degenerazione in un settore strategico per lo sviluppo culturale e civile del Paese, e distrugga gli indipendenti, noi dovremmo puntare a una ristrutturazione ed autentica liberalizzazione del mercato del libro che abbia come sbocco il suo adeguamento agli standard europei e la necessaria parità di condizioni e opportunità per tutti gli attori del mercato presenti e futuri eliminando quanto prima le attuali pesanti discriminazioni a danno di librai ed editori indipendenti. Non è un percorso immediato ma va iniziato subito, prima che sia troppo tardi.
    Propongo:
    1) Invio, a breve, di un articolato esposto-denuncia all’ Antitrust Italiano ed Europeo che abbia come sbocco la separazione fra le funzioni di produzione, distribuzione e dettaglio così come avviene ovunque, tranne che nel mercato librario italiano: a tutela della libera concorrenza, del reale libero esercizio dell’ attività di libraio, del calo dei prezzi e del pluralismo.
    2) Invio contemporaneo, a sostegno e nel corso di una settimana di mobilitazione, da parte di ogni singola libreria o editore di un esposto sintetico, arricchito di casi particolari e locali, tramite l’ apposito, comodo e gratuito, sito dell’ Antitrust. Sperando arrivino numerosi e così costringano l’ Antitrust a prendere seriamente in considerazione la questione e ad aprire un’ istruttoria.
    3) Ampia spiegazione su stampa e media di quello che è veramente l’ Oligopolio del mercato del libro italiano e di come danneggia i lettori e sia un pericolo per il pluralismo.
    4) Dal momento che in autunno la legge Levi sarà sottoposta a verifica, in un quadro di mercato pesantissimo e di diffuse chiusure di librerie e forse anche di editori indipendenti, la richiesta di essere presenti a quel tavolo per chiarire le vere motivazioni di questo disastroso stato di cose e:
    a) denunciare i continui aggiramenti e forzature della Levi da parte di tutti i Grandi Gruppi. Contro le interpretazioni lassiste e fantasiose che abbiamo visto anche in questa “Festa del Libro”, purtroppo anche da parte di AIE ed ALI che dovrebbero invece esserne severe guardiane.
    b) richiedere l’ applicazione rigida della medesima, che è legge dello Stato, in particolare dove impone “le medesime condizioni” (art.2 comma 3) per tutti in caso di promozioni. Richiedere inoltre la rimozione di formulazioni ambigue (le campagne non sarebbero reiterabili sulle stesse collane ma gli editori arrivano a frammentare i cataloghi fino al singolo libro) e dell’ assurdità che consente qualsiasi sconto per i libri pubblicati da venti mesi ovvero per gran parte del catalogo dell’ editoria italiana (i sei mesi dall’ ultimo acquisto non sono purtroppo in pratica controllabili dalle Autorità nella massa di contabilità) .
    c) richiedere, in questa fase con il mercato ancora ingessato dagli Oligopoli, la riduzione dello sconto massimo al 10% almeno per Scolastica e Universitaria vista la differenza delle condizioni commerciali.
    Quanto successo negli ultimi tempi, a mio parere, dimostra che le forme associative tradizionali del settore (ALI e AIE ecc.) non riescono a tutelare e rappresentare adeguatamente gli attori indipendenti della filiera del libro, al di là della buona volontà dei singoli, anche perché hanno al loro interno settori, e aderenti con ruoli importanti, che devono rispondere ai Grandi Gruppi, quando non ne fanno addirittura parte integrante. Come i partiti, stanno perdendo contatto con la realtà ed ospitano al proprio interno conflitti di interessi insanabili e confusione di ruoli.
    Propongo che TUTTI GLI INDIPENDENTI del libro, siano essi librai, editori, distributori, autori, produttori di data base e software, lettori o quant’ altro, si raccolgano in un MOVIMENTO ANTIMONOPOLISTA del mercato editoriale, autorganizzato, libero e trasversale, con un coordinamento che affianchi alle tradizionali costose riunioni soprattutto le possibilità offerte da internet che, stiamo vedendo, sono efficaci ed economiche: basta avere alcuni solerti “hub”:dal ”Forum del Libro” ai “Mulini a Vento” , dalla “Libreria Romagnosi” ai “Presidi del Libro” ad altri ancora.
    Potremmo dotarci di un “blog” per comunicare, produrre l’ esposto all’ Antitrust, coordinare le nostre iniziative, stimolare l’ adesione di più soggetti come editori, autori, giornalisti, e finalmente anche LETTORI…
    Il più velocemente e concretamente possibile: un esposto all’ Antitrust che faccia aprire un istruttoria è più efficace di decine di proteste e convegni ed è un potente deterrente a pratiche commerciali sleali. Anche la tutela del rispetto sostanziale e rigoroso della legge Levi, opportunamente migliorata, nelle sedi appropriate e con la segnalazione delle trasgressioni alle autorità competenti è più efficace dei cortei che comunque come librai non faremo mai.
    Ho letto un intervento di Stefano Mauri : http://www.illibraio.it/editoriali/internet_e_ebook_la_rivoluzione_e_solo_agli_inizi.php
    “Patron” di un poderoso Grande Gruppo (GEMS/MESSAGGERIE che unito a GIUNTI ora controlla il 40% del mercato e che con IBS.IT- che si sta fondendo con la catena Melbookstore- è anche il leader della vendita online, ben di più della temuta Amazon) e sorprendentemente mi sono trovato d’ accordo! Afferma Mauri:”Spero solo che le autorità, in particolare l’ Antitrust, ci preservino da due minacce importanti: la formazione di eventuali posizioni dominanti nella distribuzione dell’ ebook, tali da pregiudicare la sopravvivenza degli editori e, naturalmente, la pirateria.” Giusto! Però queste pericolose “posizioni dominanti” nel mercato del libro tradizionale loro le hanno già raggiunte da tempo e insieme agli altri Gruppi stanno “pregiudicando la sopravvivenza” degli indipendenti anche aprendo librerie di catena ovunque (Ubikuamente!): il che dimostra che il libro di carta ha ancora un senso anche per loro. Quanto alla “pirateria” per i libri, l’ AIE si è purtroppo accordata per ottenere dalle copisterie un piccolo forfait per ogni macchina, il che ha fatto dilagare senza controllo la fotocopiatura abusiva di testi universitari: bravi!
    Tocca adesso a noi rivolgerci all’ Antitrust e alle autorità competenti rivendicando il rispetto della legge e della libera concorrenza come avviene in ogni paese civile.
    Chiudo proponendo degli slogans che potrebbero caratterizzare il nostro movimento antimonopolista nel mercato editoriale:
    Liberalizzazione vera del mercato del libro.
    Libertà di concorrenza e pari opportunità per tutti.
    No ai Monopoli e Oligopoli: separazione tra Gruppi Editoriali, Distributori, Catene di Librerie e Siti online.
    Opportunità reale per i giovani di aprire librerie indipendenti ovunque in un mercato di concorrenza leale.
    Entriamo in Europa con le sue regole: prezzi fissi, prezzi bassi.

    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate tutti, librai, editori e indipendenti in genere.

    Cordialmente
    Paolo Deganutti
    Libreria Luigi Einaudi – Trieste

    • Avrei ancora un commento da fare.
      Vorrei soltanto fare notare che il nemico non sono le librerie online, e che le librerie indipendenti operano anche e soprattutto online, ed è proprio qui che i giovani più dei “vecchi” si buttano. Non solo, ma chi opera online deve subire la spietata concorrenza di chi domina il mercato online.
      Mentre un libraio offline (tradizionale) può anche non scontare i libri, perché comunque ancora oggi molte persone non usano internet o preferiscono comunque sfogliare il libro, per chi opera online le cose sono molto diverse; in questo caso lo sconto (e la riduzione del margine) è obbligatorio per sopravvivere, e attenzione, dico sopravvivere.
      Non condivido questo atteggiamento negativo (un po’ carico di pregiudizi) verso chi opera in modo indipendente online, perché questi soggetti sono ancora più deboli delle librerie indipendenti.
      E’ un po’ come l’esempio che un lettore qui diceva… come se di fronte al tuo negozio aprisse una libreria dei soliti gruppi, scontando tutto al 15%… per chi opera online è ancora peggio, perché l’unica concorrenza avviene sul prezzo. Sono pochi quelli che lavorano sulla schedatura e segnalazione dei libri, ma anche online ci sono, quindi non facciamo di tutta l’erba un fascio. Grazie.

  13. ma:
    1)C’è crisi in tutti i settori.
    2)Il futuro è l’ebook ergo sia le librerie indipendenti (ma indipendenti da chi?) e dipendenti e le case editrici “piccole” (ma anche grandi) dovranno fare i conti con questo fenomeno. Che potrebbe essere un grandissimo business per chi saprà raccogliere la palla al balzo o il fallimento per chi non riuscirà a “reinventarsi” il lavoro.
    3)Con il mercato degli ebook inoltre potrebbero entrare in Italia anche nuovi competitors (es. amazon o anche stranieri: un conto è spedire un libro un conto è mandare un ebook) ergo il mercato sarà più grande e con molte più opportunità (e insidie).

    Piccole librerie (ed editori) indipendenti cosa farete nei prossimi anni? Nuove leggi specifiche per i libri (ma poi tutti non vogliamo gli sconti dal salumiere, dal supermercato, dal ristorante??) o invece proverete a capire come poter portare a vantaggio vostro le nuove tecnologie?

    • Caro Paolo, ho l’impressione che lei rivolga, per cortesia immagino, l’appello alla persona sbagliata.
      Vorrei solo fare notare agli amici librai ed editori, oltre che ai tanti lettori che ancora stentano a capire il senso di quanto sta accadendo, vivendo nella logica del “mors tua vita mea”, che ad oggi la legge, pessima, sul prezzo del libro non è applicata. Sono moltissimi gli esempi di libri venduti con sconti a piacere, sia offline che online; in parte è la stessa legge che lo permette (almeno 20 mesi dalla pubblicazione e 6 mesi di giacenza in magazzino dall’ultimo acquisto), mentre d’altra parte molti fanno i furbi anche perché il controllo è praticamente impossibile (sarebbero i comuni a dover controllare).
      Tra l’altro ho visto che alcuni editori, uno in particolare, scontano bellamente oltre il 50% i propri volumi, cambiando ogni mese i titoli scontati.
      Insomma, se farwest deve essere, e gli onesti devono subire anche in questo caso le furberie di comodo, tanto vale toglierla questa legge e disintegrare il commercio dei libri in Italia, affidandoci a questa amazon globale che tutto vende e tutto sconta… oppure aprite anche voi sede in Lussemburgo e call center in Irlanda e buttatevi nel business (rivolto ai librai – ancora per poco).

  14. non riesco a capire perché aiutare solo i librai e non gli altri..
    le vendite on line scontate danneggiano tutti i commercianti “tradizionali”.
    Li danneggiano anche i supermercati (che applicano sconti su vari generi più alti rispetto ai negozi “piccoli”). mi domando a quando una legge levi su altri settori….

  15. Gentile Paolo Deganutti,

    ho appena finito la lattura della Sua, nella quale trovo elementi condivisibili ed altri elementi non condivisibili.

    Innanzitutto un assunto. Le librerie non vanno salvate a tutti i costi e per forza. Vanno salvate nella misura in cui forniscono un valore aggiunto. Ed è questo valore aggiunto che deve essere “pagato” al libraio. In breve: le librerie che sono puri intermediari tra editore e lettore, credo che vadano eliminate! Non servono al lettore (al massimo, causa la viscosità dei prezzi, hanno il solo effetto di aumentare il prezzo dell’oggetto-libro) e non servono all’editore.

    Poi. Ci lamentiamo perché l’italia (rigorosamente con la “i” minuscola) non legge o perché non compra libri? Sono due cose diverse. Perché se il primo è il cruccio, che importanza può avere il mezzo? Carta o Tablet: che differenza c’è? Se il contenuto, la cultura, l’informazione è ciò che deve essere trasmesso, quale importanza può avere il mezzo? Eppure è ovvio che smaterializzando l’oggetto-libro, lo stesso viene scaricato da internet, nel giro di secondi, direttamente dal sito dell’editore o – e questa è una grande novità, impensabile fino a pochi anni fa – dell’autore. Due strati – e due ecosistemi economici – a rischio di scomparire. Ma di nuovo: cosa ci interessa e cosa vogliamo preservare? Ci interessa la cultura o ci interessa rimanere ancorati ad un sistema che – per quanta inerzia abbiamo – necessariamente cambierà (e sta già cambiando)?

    Mi spiace essere polemico, e mi rendo conto delle implicazioni sociali della mia polemica: sono un sacco di posti di lavoro che sono a rischio. Non solo il libraio, ma tutta la “catena alimentare” (tipografie, distribuzione…). Ma, alea iacta est, e certamente non si può tornare indietro.

    E allora? E allora il libraio deve reinventarsi! Il libraio – un tempo remoto (ribadisco: REMOTO) – era una persona di cultura, che leggeva e che consigliava. Oggi è (non sempre, per carità, ma spesso!) un banale, quando non ignorante (sono stato protagonista di accadimenti raccapriccianti in libreria), COMMESSO. No, il libraio deve reinventarsi, o meglio riscoprirsi: deve essere quella persona che da consigli, che aiuta (non semplicamente eseguendo una query di ricerca su un terminale, per intenderci) a scegliere. E lo deve fare con le nuove tecnologie.

    So che per taluni (e devo essere sincero, lo è anche per me), il rapporto con la carta del libro è un’esperienza sensoriale irrinunciabile e impagabile: l’odore tipico del libro stampato, il suono delle pagine che si sfogliano… tuttavia c’è libro e libro. Ci sono libri che vanno letti, riletti e posseduti. Ci sono libri che (forse) vanno letti, ma che sono soltanto un escamotage per passare un po’ di tempo. Questi sono “usa e getta” (dal punto di vista intellettuale, se preferiamo: “leggi e regala”).

    D’altro canto, mi rendo conto quanto sia meraviglioso portarmi (potenzialmente) tutta la mia libraria con me in vacanza, contenuta in un “pezzetto di plastica e silicio”, non più grande di un’unghia e pesante meno di un grammo!

    Allora, cosa vogliamo fare?

    Altro discorso è quello relativo alla concorrenza sleale. Ecco, su questa (e solo su questa), dovrebbe agire il governo: l’editore faccia l’editore. La grande distribuzione faccia la grande distribuzione. Se il prezzo del libro è imposto dall’editore (ma quanto durerà ancora il libro-oggetto fisico?), allora il libro sia in conto vendita.

    Non mi scandalizza invece il fatto che ci siano scontistiche diverse: da sempre, e in ogni settore merceologico, il fornitore “premia” il cliente che “acquista di più”. Sulle richiesta di regolamentare questo aspetto, sono molto critico: della concorrenza – purché reale (sottolineo: REALE) e sostenibile – se ne avvantaggia il consumatore, che in questo contesto si chiama “lettore”. E dunque, di nuovo: cosa vogliamo, mantenere posti di lavoro e aumentare la circolazione di informazioni e idee?

    Mi spiace dirlo, ma se la libreria e il libraio non cambiano, entro 5 anni saranno completamente scomparse (sentito parlare di Borders?): come è giusto che sia per ogni cosa, di fronte all’evoluzione.

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