il prezzo di copertina e non gli sconti

da Affari Italiani

Gaspare Bona, cosa vi ha spinto a prendere una decisione senza precedenti?

“Le statistiche valgono per i grandi numeri, dunque per quegli operatori che mettono sul mercato un numero molto elevato di romanzi. Instar Libri, con le sue 12-14 novità all’anno, non è un campione rappresentativo: a noi bastano pochi libri che vanno bene per essere sopra la media. E quest’anno con i nuovi romanzi di Enrico Pandiani, Marco Truzzi, Elisabetta Severina e Patrizia Varetto ci siamo difesi. Non parlerei quindi di ‘disperazione’, quanto di una risposta di buon senso a un sistema che giudico malato, e soprattutto di rispetto per l’autore. L’idea mi è venuta da una conversazione con Guido Carota, un libraio di Santa Margherita intelligente e indipendente (non solo nella struttura societaria, ma nelle idee). Mi ha raccontato che quando un cliente gli chiede dov’è il banco delle novità, lui scherzosamente gli fa un cenno circolare con il braccio e gli dice: ‘Li ha già letti tutti?’. Un libro di Camilleri o di Faletti dopo pochissimo tempo non è più una novità perché lo comprano e lo leggono decine e spesso centinaia di migliaia di persone. La stragrande maggioranza dei romanzi, anche quelli con un buon riscontro di critica e di lettori, vende qualche migliaio di copie. In un Paese di 60 milioni di persone non sono certo dei déjà vu. Quindi spesso non è un motivo commerciale o qualitativo che li fa sparire dagli scaffali, ma il diabolico bisogno di sfornare in continuazione titoli nuovi per occupare gli spazi delle librerie, nella speranza di centrare il libro da un milione di copie. Lasciando sul campo molti libri che meriterebbero di diventare dei classici. E qui interviene il buon senso. In una piccola/media casa editrice indipendente, un libro ben scelto e ben fatto rappresenta un notevole investimento, sia nella sua realizzazione sia nella sua promozione, dunque la durata temporale è un elemento economico fondamentale. Ma l’aspetto che mi urta di più è un altro: di rado si pensa che dietro a un libro che sparisce non c’è solo un danno economico per l’editore, ma un danno ‘esistenziale’ per l’autore. Un libro non è solo un oggetto che si fabbrica, si vende, si legge, si butta. E’ un pezzo d’anima dell’autore. Una fetta importante della sua vita lavorativa. I quattro libri (sette tenendo conto i tre di Blu Edizioni) che riproponiamo a gennaio-febbraio sono tecnicamente delle riproposte, ma noi li presentiamo come novità, rafforzate da lusinghieri giudizi della critica e dei librai”.

Quali sono questi sette libri?

“Sono libri che non manderemmo mai né a remainder né al macero, perché comunque, anche se più lentamente, la tiratura verrebbe esaurita. Sono anzi libri che vogliamo presto ristampare. Ai librai li presentiamo così: Cancellazione di Percival Everett, un autore geniale, tout court. A Long Long Way di Sebastian Barry, se governanti e dittatori leggessero questo libro sugli orrori e gli strazi della prima guerra mondiale forse ci sarebbero meno guerre. Lo stordimento di Joel Egloff, quando uno scrittore riesce a creare con assoluta verosimiglianza un mondo parallelo assurdo e surreale è un grande. Egloff appartiene all’esile schiera. Il nome del padre, racconti blasfemi di Federigo De Benedetti, spesso mi chiedo dove sono finiti Voltaire e l’Illuminismo, poi ogni tanto – troppo di rado – mi capita fra le mani un libro intelligente e ironico che per qualche ora mi fa ancora sperare di non essere nel Medioevo”.

Ma come hanno reagito i librai?

“Parecchi ci hanno scritto entusiasti per l’iniziativa assicurandoci il sostegno. Per chi fa questo mestiere l’impossibilità di far vivere a lungo i bei libri in libreria è non solo una difficoltà gestionale ma anche un cruccio. Perché il libraio si appassiona ai libri. C’è però anche una nota di pessimismo, dettata sia dalla situazione contingente sia dalla percezione che la nostra iniziativa è una goccia in un oceano dove le onde sono grandi e grosse e non vanno tanto per il sottile. Per illustrare questa ambivalenza le riporto la reazione di due librai. Quando ha visto Cancellazione di Everett fra i quattro titoli, Patrizio Zurru di Cagliari mi ha raccontato questo aneddoto: ‘E’ successo di domenica sera, passeggiavo per il centro con mia moglie, libreria chiusa. Finalmente un po’ di tempo per noi. Mi ferma una signora e mi abbraccia, poi bacia mia moglie. Poi ci implora di accompagnarla in libreria, riaprire e darle tutto quello che avevamo di Percival Everett. Aveva appena finito di leggere Cancellazione ed era rimasta sconvolta dalla bravura dello scrittore. Cancellazione è la bacchetta magica che ogni libraio sogna di trovare, il libro che moltiplica la clientela, che ti fa reincontrare gente col sorriso sulle labbra, gente finalmente appagata da una ottima lettura’. Mentre un libraio veneto mi scrive: ‘Ho apprezzato la lettera-appello, penso che questa iniziativa possa avere una ricaduta positiva, anche se i tanti problemi di cui si parla da tempo, e che molto probabilmente col prossimo anno si accentueranno, non potranno certo essere adeguatamente affrontati con iniziative di questo tipo. Tutto può servire, ma anche tutto può non essere sufficiente’…”.

Ma le grandi catene accettano titoli “vecchi”?

“No”.

In tempi di crisi economica generale i lettori sono più sensibili ai prezzi di copertina dei libri, motivo per cui hanno più successo i tascabili e i cosiddetti titoli “low cost”. Instar nei prossimi mesi si adeguerà a questa tendenza? Come, concretamente?

“Questa volta non cercando di fare la rivoluzione ma con il collaudato metodo dei tascabili. Usciremo a marzo e aprile con i primi 4 titoli della collana, tutti a 9 Euro, in cui riproporremo i nostri autori più forti, quelli che ormai vendono con costanza (Fabio Geda, Enrico Pandiani, Luisa Pulcher, Emiliano Poddi). E’ comunque vero che si tratta di un adeguamento, perché i nostri libri nella versione trade non sono costosi e potrebbero essere tranquillamente ristampati nella versione originale. Il fatto di riproporli a un prezzo inferiore tiene effettivamente conto delle esigenze di un mercato che in qualche modo si è sentito defraudato dalla limitazione agli sconti imposta dalla Legge Levi. Ho sempre sostenuto che la concorrenza, per essere leale, deve essere fatta sul prezzo di copertina e non con gli sconti, e che la limitazione degli sconti avrebbe portato nel tempo a un abbassamento dei prezzi. Cerco dunque di contribuire all’avverarsi della profezia e, dopo aver predicato, di razzolare bene”.

Ma la legge Levi che regola gli sconti sui libri sulla quale si è molto discusso, entrata in vigore lo scorso settembre in un momento difficile per l’economia del Paese, alla fine ha danneggiato gli editori indipendenti?

“La legge che avremmo voluto noi editori del gruppo dei Mulini a vento (Donzelli, Instar Libri, Iperborea, La nuova frontiera, minimum fax, nottetempo e Voland) e tutti gli editori e i librai che hanno appoggiato il nostro appello, sarebbe stata molto più rigorosa, sul modello di quella francese e quella tedesca. Il compromesso raggiunto è solo un primo passo in quella direzione. La mia opinione è che la Legge Levi, nella sua versione finale, abbia arginato dei competitori aggressivi come le librerie on-line e in particolare Amazon, con un vantaggio principalmente per le catene (che hanno la possibilità di allinearsi al 15% di sconto) ma anche per quelle librerie indipendenti che il 15% non possono permetterselo. La legge lascia un amplissimo margine di manovra per fare promozioni, dunque non ha sostanzialmente ridotto i vantaggi dei grandi gruppi, ma non ha certo danneggiato gli editori indipendenti. Tutt’al più ha fatto troppo poco per sostenerli e per riportare la concorrenza dove dovrebbe essere esercitata: sul prezzo di copertina e prima ancora sulla qualità dei contenuti. Purtroppo i limiti di sconto sono ancora sufficientemente alti da permettere di vendere sconti invece che libri”.

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11 commenti to “il prezzo di copertina e non gli sconti”

  1. “Mi ha raccontato che quando un cliente gli chiede dov’è il banco delle novità, lui scherzosamente gli fa un cenno circolare con il braccio e gli dice: ‘Li ha già letti tutti?’. ”
    Mamma mia, che orrore di risposta. Quanta prepotenza in una sola persona!

    “Lasciando sul campo molti libri che meriterebbero di diventare dei classici.”
    E questo chi lo stabilisce? Lei? I critici? Gli editori?

    “Ma l’aspetto che mi urta di più è un altro: di rado si pensa che dietro a un libro che sparisce non c’è solo un danno economico per l’editore, ma un danno ‘esistenziale’ per l’autore.”
    Qual è il senso di questa ridicola frase? Se un editore (sicuramente un piccolo editore poiché sono i soli che possono arrogarsi il diritto di stabilire quali libri possono aspirare a diventare dei classici) decide che un autore ha prodotto un’opera meritevole di essere stampata, tutti noi dobbiamo correre a comprare quel libro. Anche se, fondamentalmente, pensiamo che faccia pena. Ma dobbiamo comprarlo, altrimenti l’autore si deprime, entra in crisi e non riesce a scrivere altre opere: chi se ne frega. Per diventare un ‘autore’ di libri non basta piacere a un arrogante editore, piccolo o grande che sia.

    Ciò che più mi colpisce dell’universo dei piccoli editori e delle librerie ‘indipendenti’ è la straordinaria presunzione che caratterizza i suoi personaggi. Se un libro è edito da un ‘piccolo editore’ allora è necessariamente buono. Se uno cerca una novità – magari perché ne ha sentito parlare e non ricorda il titolo – deve accettare risposte arroganti come quella descritta nel testo.

  2. Commento la frase “Ho sempre sostenuto che la concorrenza, per essere leale, deve essere fatta sul prezzo di copertina e non con gli sconti”.
    Com’è possibile, in un mercato monopolista, dove l’opera può essere pubblicata da un solo editore, avere la concorrenza sul prezzo di copertina? Perché il ragionamento di questo tizio abbia un senso, bisogna pensare che i libri siano sostanzialmente intercambiabili l’uno con l’altro, cioè che il leggere il romanzo di Tizio possa essere sostituito con la lettura del romanzo di Caio, allora se Caio costa meno c’è la concorrenza sul prezzo di copertina.
    Caro il mio libraio, in tanti anni di professione non hai imparato nulla! I libri non sono come pelati, se voglio leggere un romanzo non lo posso sostituire con uno di un’altro autore; per noi lettori la qualità conta, non è tutto uguale e intercambiabile. Quanta volgarità, che pochezza nel pensare che la concorrenza si possa fare sul prezzo di copertina di opere differenti!
    E dovremo andare da gente del genere a farci consigliare? Ci prendono in giro, ci trattano come idioti.

    • Non si può avere la pretesa di comprendere il senso dei ragionamenti fatti per difendere una legge semplicemente assurda nel contesto italiano. Semplicemente un senso non c’è, è inutile cercarlo. Ti preoccupi forse di seguire il ragionamento dei farmacisti che si oppongono alla vendita dell’aspirina nei supermercati? Cosa fai in quel caso? Ti sforzi di capire?

  3. Scusate ma qualcuno mi spiega per cortesia cosa significhi la frase “vendere sconti invece che libri”?
    Ma avete preso per scemi i pochi lettori che ancora ci sono in Italia? Come se non sapessero nemmeno cosa scegliere, e scegliessero le proprie letture solamente in base agli sconti praticati sui libri. Io rimango costernata e allibita di fronte a certe esternazioni, evidentemente state rivolgendo le vostre politiche di vendita ai non lettori, deridendo e prendendo a sberle morali, oltreché economiche, i lettori veri.

  4. Proprio ora ho letto su Repubblica.it un articolo che suggeriva 17 libri da regalare a Natale. Il primo è un libro edito dalla Minimum Fax, che – se non sbaglio – ha aderito a, se non addirittura promosso questo sito – in difesa della legge sul prezzo del libro.

    Vorrei che qualcuno mi spiegasse queste cifre.
    Jennifer Egan – Il tempo è un bastardo – Minimum Fax – Prezzo di copertina: 18 euro, si acquista a 15,30 euro.
    Jennifer Egan – A Visit From the Goon Squad (titolo originale) – Prezzo di copertina: 8 sterline, si acquista a 4.49 sterline (oppure – per farselo spedire in Italia – 6 euro tutto incluso).

    Eppure ora la legge c’è, perché il prezzo è rimasto così alto?

    (Ora chissà che sofismi sulla traduzione/diritti/vendite/ecc. ci toccherà leggere)

  5. “La mia opinione è che la Legge Levi, nella sua versione finale, abbia arginato dei competitori aggressivi come le librerie on-line e in particolare Amazon, con un vantaggio principalmente per le catene (che hanno la possibilità di allinearsi al 15% di sconto) ma anche per quelle librerie indipendenti che il 15% non possono permetterselo. ”

    alla fine era una norma anti amazon (e l’ha detto lui).
    A breve ci sarà la Levi 2 allora? (Contro i distributori).

    In compenso tutta l’intervista sembra fatta ad un uomo fuori dal mondo. Molto paternalistica, alla fine è molto old-style!!!
    Dove lo posso incontrare quest’uomo?

    lE sue citazioni migliori

    “E qui interviene il buon senso. In una piccola/media casa editrice indipendente, un libro ben scelto e ben fatto rappresenta un notevole investimento, sia nella sua realizzazione sia nella sua promozione, dunque la durata temporale è un elemento economico fondamentale. Ma l’aspetto che mi urta di più è un altro: di rado si pensa che dietro a un libro che sparisce non c’è solo un danno economico per l’editore, ma un danno ‘esistenziale’ per l’autore.”

    E poi: ”

    I quattro libri (sette tenendo conto i tre di Blu Edizioni) che riproponiamo a gennaio-febbraio sono tecnicamente delle riproposte, ma noi li presentiamo come novità, rafforzate da lusinghieri giudizi della critica e dei librai”.

    Voglio vedere davvero il mercato cosa dirà…

    Vabbe, cmq il futuro è l’ebook, e anche le piccole e indipendenti case editrici si adegueranno (volente o nolente, la gente sarà avrà maggiore comodità e sopratutto anche dal punto di vista a ambientale sarà una buona cosa:
    -meno carta
    -meno mezzi di trasporto
    -meno spese di distribuzione

  6. Ma dice sempre le stesse cose? Dove vive questo, a Fantasilandia? MA BASTA!!. LA LEGGE LEVI FA SEMPLICEMENTE SCHIFO! Non c’è uno ma dico un lettore, che sia favorevole, eppure questo signor Bona continua a gongolare e a bearsi di questa ennesima porcata partorita, anzi vomitata dal parlamento. Ogni volta che torno in questo blog la casta arrogante di librai ed editori riesce a schifarmi e a disgustarmi sempre di più.

  7. Il disegno di Monti sulle liberalizzazioni può far decadere la legge che limita gli scobti sui prezzi dei libri? E’ tutto da rifare, dunque? Possibile che la promozione della cultura in questa nostra Italia paghi sempre il prezzo più alto? Soprattutto se fatta da editori e librai indipendenti?
    Alina Laruccia, LIbreria Eleutera Turi (BA). Libreria Indipendente.

  8. Scrivo per testimoniare la mia opinione da lettore FAVOREVOLE alla regolamentazione dei prezzi.
    Occorre guardare oltre il proprio naso e soprattutto oltre i propri interessi.
    Appena saputo della proposta di legge ne ho avuta un opinione abbastanza contraria, fermandomi alla semplice conseguenza della perdita dello sconto.
    Dopo aver raccolto alcune semplici informazioni (molte sono presenti anche su questo sito) ho cambiato radicalmente idea.
    Riflettendo ho immaginato il possibile scenario verso cui “potremmo” essere arrivare a causa dell’utilizzo di pratiche commerciali legalissime ma “senza etica”.
    Supponiamo io abbia un bel po’ di soldi da investire, decido a questo punto di aprire un bar (scegliendo un’attività a caso), nel mio paese ci sono altri 4 bar, essendo bello pieno di grana applico dei prezzi dimezzati rispetto i miei concorrenti, un caffè a 50cent, vado in perdita ma tanto sono pieno di soldi, tempo qualche mese e i miei concorrenti cominceranno ad accusare il colpo e non potendo andare in perdita quasi sicuramente decideranno di chiudere, a quel punto cosa potrei permettermi?
    potrei triplicare i prezzi e lucrare sul fatto di essere l’unico a vendere quel prodotto
    potrei diminuire la qualità dei prodotti
    ma anche ristabilire dei prezzi normali mi porterebbe ad un grande guadagno da monopolista (di zona si intende eh).

    A questo punto specifico che io non sono un libraio, leggo molto andando in biblioteca e la maggior parte dei libri che compro sono per regalo (un ebook come lo regali?e puoi scambiarlo/prestarlo? domanda seria), mi piacciono molto i libri d’arte e i cataloghi (sull’ebook come lo vedete).
    Riportando l’esempio alle libreria e all’editoria in genere non mi sembra difficile immaginare che una volta rimaste solo le catene potrebbero realmente sparire pezzi di cultura.

    Gli sconti hanno un prezzo, non ho idea di che lavoro facciano quelli che su queste pagine lamentano l’illiberalità di questa legge, ma che voi vendiate panini magliette o servizi telefonici, sappiate che probabilmente tra i vostri clienti qualche libraio ci sarà pure, mentre dubito che il signor Amazon verrà mai a comprare qualcosa da voi, ma chi lo sà magari fra qualche anno deciderà di buttarsi nel vostro settore lavorativo e voi aprirete un blog come questo per cercare di spiegare le vostre ragioni…

    Se poi si considera che “forse ogni tanto” il prezzo è stato gonfiato solo per appicicare il patacchino con lo sconto…

    Chiudo dicendo che non si può pretendere che i perzzi calino dall’oggi al domani, non ci si può aspettare che le case editrici ritirino tutti i libri per aggiornarne i prezzi, e soprattutto, se una casa editrice dopo l’introduzione della legge continua ad applicare gli stessi prezzi forse vuol dire che quello è sempre stato il prezzo giusto da pagare, se dovessi notare dei cali sui libri feltrinelli (ad esempio) non so voi ma io prima di pensare ad un improvvisa esplosione di magnanimità penserei che è stata semplicemente eliminata la percentuale che prima era sempre scontata…

    ps oltre a non essere libraio non sono neanche scrittore quindi perdonatemi la lungaggine e gli eventuali errori 😀

  9. @ Alex: Riguardo all’esempio dei bar, si chiama semplicemete libertà d’impresa. Forse lei proibirebbe per legge di alla nota compagnia aerea irlandese di praticare i suoi prezzi per paura che diventi monopolista? Cosa che non è affatto successa tra l’altro?

    Se dovessimo applicare leggi Levi a tutti i settori vivremmo di fatto nel socialismo reale, che ha già fatto abbastanza danni irreparabili in tutto il mondo.

    Io sono per la libertà d’impresa che è un diritto umano come la libertà di parola. Questo vale anche per Amazon, Tu puoi scegliere liberamente di non comprare da Amazon, com ciascuno. E’ illiberale imporre in maniera surrettizia di non comprare da Amazon in una sorta di guerra-preventiva. E’ soprattutto illiberale che le leggi siano Ad personam o contra “azieandam” in questo caso
    Non capisco perchè ll settore dei libri dovrebbe essere privilegiato rispetto al rischio d’impresa rispetto agli altri settori.

    • @seldon: il mercato dei libri non è come il mercato di qualsiasi altra merce non si tratta di privilegi ma di differenze.
      Le prime che mi vengono in mente sono che i libri sono uguali in ogni punto vendita e soprattutto che il prezzo è fissato all’origine.
      Il libraio non può fare come il fruttivendolo che può “intomellare” i clienti vantandosi che le sue mele sono le migliori del mondo.
      Il libraio non può fare come il macellaio che a pasqua vende il capretto al doppio del prezzo, altrimenti si potrebbero aggiungere tranquillamente un paio di euro sui libri “sicuri” tipo quelli di Camilleri.

      Esistono moltissime leggi che impediscono la nascita di monopoli pur non essendo il nostro un paese socialista. L’antitrust altrimenti per cosa è stato creato?
      da Wikipedia:
      “abuso di posizione dominante”, è un illecito la cui fattispecie si concretizza nel caso in cui l’azienda dominante operi utilizzando il proprio potere economico con l’espressa intenzione di schiacciare ed eliminare la concorrenza.

      Allora lei potrebbe giustamente chiedere “a cosa serviva la legge Levi se ci sono già i mezzi per punire chi abusa della propria posizione?”

      L’antitrust interviene a danno fatto, magari nel mentre migliaia di persone hanno perso il lavoro e si scopre che quindi sono delle vittime, a quel punto chi ha sbagliato paga una multa allo stato. I danneggiati rimangono senza lavoro e senza risarcimento.

      Comunque se si decide che il mercato è globale anche i regolamenti devono essere globali e purtroppo questo ancora ci manca.

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