e il librai?

di Romano Montroni [consulente del progetto Librerie Coop, già direttore delle Librerie Feltrinelli, interviene a proposito degli sconti sui libri su La Repubblica del 13 Settembre 2011].

Caro Direttore, mi inserisco nel dibattito sulla legge che limita al 15% lo sconto sui libri per dire che a mio avviso il prezzo non è uno dei fattori che determinano lo scarso interesse degli italiani per la lettura. Il libro è ancora, senza dubbio, lo svago più economico.

Detto questo, se confrontiamo il provvedimento entrato in vigore in Italia con quelli che da tempo regolamentano la vendita dei libri in altri stati europei, il nostro risulta di gran lunga il più “morbido”: nei paesi economicamente forti e dove si legge molto, da anni la legge è ben più rigorosa. In Francia e Spagna lo sconto massimo consentito è il 5%. In Germania lo sconto non soltanto non è previsto, è vietato. È la dimostrazione che non è da qui che passano il rinnovamento e lo sviluppo del mercato del libro. Dar valore al mestiere del libraio è invece a mio parere la strada da percorrere, ed ecco perché gli imprenditori (grandi, medi e piccoli) dovrebbero investire sulle risorse umane e sulla loro formazione.

In Italia, finora si è andati nella direzione opposta. Nelle nostre librerie, soprattutto di catena, si registra una standardizzazione preoccupante. Il mestiere di libraio non è tenuto in considerazione: i giovani non ricevono una formazione adeguata e la professionalità, quando c´è, è mortificata. Il personale è in tutti i sensi insufficiente, e pertanto incapace di relazionarsi con il cliente. Una delle ragioni, se non la principale, è che il margine commerciale che le librerie ottengono dagli editori – l´indicatore primario per l´equilibrio economico e finanziario dell´azienda – era in gran parte usato, anziché per la formazione, per concedere sconti. Di recente ho sentito il manager di una catena vantarsi di aver dimezzato i librai in una prestigiosa libreria proprio a questo scopo; inutile dire che, alla luce dei consuntivi, non si è registrato alcuno sviluppo nelle vendite: non basta abbassare i prezzi per aumentare numero dei lettori e consumo di libri. L´Italia è da anni al terzultimo posto in Europa come indice di lettura: è dunque ragionevole pensare che il problema non sia il prezzo.

Girando per l´Europa ho incontrato quasi sempre librai eccellenti. È proprio questo, credo, il punto. Perché i librai (quelli bravi) contribuiscono attivamente a suscitare interesse intorno ai libri: curando l´assortimento, manipolando lo scaffale, prestando attenzione ai particolari, offrendo un servizio di qualità. Non credo sia un caso se la lamentela che sento più spesso è che negli ultimi tempi la qualità del personale è scaduta: chi cerca un libro o domanda informazioni riceve risposte insoddisfacenti e vaghe. A volte, persino sgarbate. È inammissibile. Chiedete a un lettore di dirvi quali requisiti dovrebbe possedere la libreria ideale e nove volte su dieci vi risponderà per prima cosa: un libraio competente.

Ecco perché chi ama i libri dovrebbe lamentarsi, invece che della regolamentazione degli sconti, dello scarso investimento sulla formazione dei librai. Basti vedere cosa è successo in Inghilterra, dove abolire il prezzo di copertina liberalizzando quello di vendita ha provocato la chiusura di moltissime librerie piccole e medie che non potevano offrire gli stessi prezzi “stracciati” delle grandi. Il mio auspicio è dunque che il margine adesso sia usato per formare i librai, per esempio attraverso la Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri (per chi è già del mestiere) o la Scuola per Librai di Orvieto (per i “debuttanti”).

Per conquistare nuovi lettori le librerie non devono essere – per dirla con Marc Augé – non luoghi (anonimi, di passaggio, frequentati da persone che non entrano mai o quasi mai in relazione le une con le altre), bensì centri di circolazione e scambio di idee, ambienti in cui intrattenersi e soddisfare le proprie curiosità ricevendo al contempo nuovi stimoli. Questo genere di librerie richiede veri librai. Invito dunque chi ama i libri a considerare la nuova legge sullo sconto non una penalizzazione ma un´opportunità per il mercato italiano.

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23 commenti to “e il librai?”

  1. In Francia e in Germania l’assicurazione auto costa da metà a un terzo di quelle italiane. Per non parlare delle aspirine. Secondo lei, basta cambiare le norme italiane, rendendole simili a quelle francesi e tedesche, per ottenere lo stesso effetto anche qui? Sfortunatamente, considerata l’unanimità del voto di un questo spettacolare parlamento, potremo discutere di quale sarà stato l’effetto.

    Se desideriamo veramente una grande bibliodiversità, allora dobbiamo rinunciare ai librai. I librai sono necessariamente destinati a scomparire. Sarebbe infatti assurdo pensare che un generico libraio possa rispondere, bene, alle richieste poste dai *clienti* su temi generici. Per questo tipo di domande, infatti, va meglio Internet, dove tutti possono leggere opinioni, recensioni e consigli di persone autorevoli. Infatti, nei mercati anglosassoni, dove vige il libero mercato e l’offerta di libri è amplissima, sopravvivono, in molti casi bene, librerie specializzate, dove il libraio può essere in grado di suggerire buone letture e dare consigli, conoscendo quello che vende.

    Dopodiché, francamente, non vedo perché mai dovremmo preoccuparci di tutelare specifici lavori e attività quando siamo costretti a lasciar morire altre in settori che nemmeno offrono valide alternative on-line. Purtroppo, per quanti sofismi possiate inventarvi, questa legge serve solo ed esclusivamente a proteggere la vostra categoria a scapito di tutti noi che pagheremo di più i libri. Voi dite che i prezzi scenderanno? Dovete rispondere puntualmente a domande precise. Per esempio, come spiegate il grafico a pagina 4 del documento presentato da Catricalà? (https://leggesulprezzodellibro.files.wordpress.com/2010/11/3novembre10_audizionevii_catricala.pdf)

    Hint: <> [NdR: Nel 2006 ci fu una moderata liberalizzazione del mercato]

  2. Alcune domande:
    1)Ancora, non riesco a capire in che modo questa legge farà abbassare i libri, aumenterà la bibliodiversità e migliorerà la qualità dei librai.
    2)Dunque in Inghilterra effettivamente il prezzo dei libri si è abbassato. Dunque tutto beneficio dei lettori?
    3)Riprendendo il discorso di Antonio: il libraio potrà anche essere competente, ma i libri sono molti, moltissimi. Mi spiega come può consigliarmi libri di vario genere? Come potrà districarsi tra “bodybuilding”, giardinaggio e letteratura straniera? Probabilmente qualcosa potrà anche sapere (classici, filosofia, storia), ma rimane comunque un essere umano con una capacità limitata di approfondimento (a meno che non passi 8 ore al giorno a documentarsi su tutti i libri in uscita). Gli ultimi libri che ho comprato, li ho scelti attraverso “internet”. Avevo qualche idea, sono andato sui forum che trattavano gli argomenti e poi attraverso brevi discussioni li ho scelti. Giusto? Sbagliato?
    Beh, intanto ho avuto il consiglio di gente che “sembrava essere competente per quel tipo di genere” e soprattutto ho anche potuto commentare l’acquisto con chi me l’aveva consigliato.

    Mi sembra che tutte le argomentazioni a favore di questa legge siano “deboli”, incapaci di sostenere la tesi “questa legge diminuirà il prezzo, aumenterà la qualità e la quantità”.

  3. “a mio avviso il prezzo non è uno dei fattori che determinano lo scarso interesse degli italiani per la lettura. Il libro è ancora, senza dubbio, lo svago più economico”

    prova a vivere con 1000 euro al mese ________ (inserire qui un insulto a caso).
    io i libri li compro su amazon.uk, o amazon.fr. quelli che non trovo lì, li prendo in biblioteca.
    leggo, risparmio, e sono felice.
    come al solito, è una questione di soldi, il resto (librai più o meno preparati, cultura, biodiversità, ecc.) sono palle.

  4. ehm….. perchè nessuno risponde?

  5. Perché non hanno risposte. Perché se veramente la legge potesse funzionare, non avremmo i libri scolastici così cari… Bisogna solo aspettare che qualche politico decente finisca in parlamento e cancelli la legge.

  6. Ma perché volete a tutti i costi acquistare i libri con gli sconti? Perché non pensate che quando l’editore stabilisce un prezzo, quel prezzo sia giusto per il lavoro che c’è dietro? Forse il 15% non è uno sconto buono? E poi si continueranno ad acquistare libri usati, di seconda mano no?

    • “Perché non pensate che quando l’editore stabilisce un prezzo, quel prezzo sia giusto per il lavoro che c’è dietro?”.

      Perché, a mio avviso, sarebbe una considerazione errata, per due motivi:

      1) non esiste, economicamente parlando, un prezzo universalmente “giusto”, bensì un prezzo giudicato “giusto” da chi vende (quello che massimizza il suo profitto), uno da chi compra (quello che massimizza il suo risparmio) ed uno in cui domanda ed offerta si incontrano, il prezzo in cui si verifica la compravendita del bene;

      2) il prezzo di un bene – di qualsiasi bene – fissato dal produttore è sempre superiore ai costi di produzione. Mi pare legittimo, nonché logico, che chi acquista voglia usufruire di tutte le modalità di acquisto che ne massimizzano il risparmio, e che tenda a irritarsi quando i produttori e/o i distributori riescono a fare approvare una legislazione che limita le modalità suddette, aumentando il margine di profitto del produttore / distributore e riducendo il suo margine di risparmio.

  7. ehm…
    Ma perché volete a tutti i costi acquistare i libri con gli sconti? Perché non pensate che quando l’editore stabilisce un prezzo, quel prezzo sia giusto per il lavoro che c’è dietro? Forse il 15% non è uno sconto buono? E poi si continueranno ad acquistare libri usati, di seconda mano no?

    Ma io sono un cliente e voglio i prezzi più bassi…. Cosi come quando vado a comprare le scarpe o i jeans.
    Mica sono una società di beneficienza. Scusate, cari librai, quando uscite e fate la spesa vi fiondate nel negozio più caro?

  8. 1) Ma perché volete a tutti i costi acquistare i libri con gli sconti?
    2) Perché non pensate che quando l’editore stabilisce un prezzo, quel prezzo sia giusto per il lavoro che c’è dietro?
    3) Forse il 15% non è uno sconto buono?

    1) Certo, solo uno stupido vorrebbe pagare un bene a prezzi più alti. E’ ovvio che io voglio comprare al prezzo più basso che un venditore può, anzi poteva grazie a voi (grrrrr), offrirmi.

    2) No, gli editori italiani danno spesso dei prezzi assurdi ai libri: ho visto opuscoletti di autori italiani passati a 14 euro. Idiozie cartonate a 22 euro tradotte male, con la copertina che si rompe facilmente. La politica dei prezzi e delle “nuove edizioni” dei libri scolastici in Italia poi , ha quasi del criminale.

    3)No, 15% = niente.

    Una cosa è certa, io ho già smesso definitivamente di andare in libreria, limiterò gli acquisti al massimo, e comprerò solo su internet. Se voi siete contenti così, buona legge levi a tutti i librai…

  9. L’articolo di Romano Montroni lascia senza speranza, possibile che una persona con un curriculum del genere non abbia più gli strumenti culturali per capire il mondo in cui vive? Cosa avrà letto negli ultimi 10 anni, Torquato Tasso? Come scrive Pietros le informazioni, anche quelle editoriali, viaggiano in rete, e le reti neurali dei librai non possono reggere il confronto. Il mondo della distribuzione editoriale in libreria e’ arrivato alla FINE, nessuno lo ha voluto e solo una conseguenza delle tecnologie che vogliamo usare. Oggi i librai competenti, sono quelli che sanno trovare le informazioni in rete, e se va bene andranno a lavorare all’assistenza clienti di qualche store on line (servizio che ancora non esiste, ma che potrebbe tornare utile… pensateci!) certo non in qualche libreria.

  10. mi sembra assai coerente un articolo che ho letto su Bookavenue, dopo aver trovato il link su questo sito. Io non so se quella libreria abbia buoni o cattivi librai eppure, mi sembra di capire che è una libreria che sostiene la ragione dei “consumatori”.
    Io penso che, se sanno fare i conti, abbiano trovato un equilibrio tra le loro economie, come dice Montroni, con gli sconti da sostenere.

  11. Siete pronti per la Levi 2? Quella che impone per legge il prezzo fisso agli ebook? Per saperne di più l’appuntamento è al convegno “Il libro digitale, tra mercato e regolamentazione – Quali politiche pubbliche, per quali regole?” Giovedì 27 ottobre dalle 15.00 alle 19.00 a Palazzo Farnese (piazza Farnese, 67 – Roma). Potrete asccoltare Ricardo Franco Levi con un intervento dal titolo “La legge sul prezzo fisso del libro in Italia: analisi della situazione attuale e possibili applicazioni all’universo digitale”. Per partecipare l’iscrizione è obbligatoria all’idirizzo convegno.digitale@france-italia.it

  12. Sabato scorso ho partecipato al Pisa Book Festival, dove tanti piccoli editori vendevano i propri libri: che prezzi! Ricordo un numero: 20. 20 euro era il prezzo più comune. Gli sconti andavano dal 10% al 20%. Magari al festival del prossimo anno, quando i piccoli editori avranno avuto il tempo di ristampare i loro libri o di apporre un adesivo con un prezzo decente, comprerò anche qualche libro. Per ora, fortunatamente, ci sono le sezioni remainder di IBS e Amazon.

  13. Ho appena acquistato un libro, nuovo, in UK. L’ho pagato 14 euro inclusa la spedizione (su bookdepository.co.uk).

    È un testo inglese, della Phaidon (per chi vuole verificare: Bosch della collana Art & Ideas), che non è mai stato tradotto in italiano. Eppure la stessa edizione, in Italia, costa la bellezza di 22.95 euro, che amazon.it sconta del 15% (lo vende a 19,51 euro).

    Di fronte a questi prezzi, editori e librai dovrebbero rimanere in silenzio e chiedere l’abrogazione di una legge che, farcendo gli articoli di tanti buoni propositi e grandi idee, serve solo a garantire loro profitti esagerati.

  14. Vorrei fare notare comunque che la legge è violata bellamente in moltissimi casi, basta farsi un giro in rete. Ho visto su diversi siti libri pubblicati da meno di 24 mesi venduti tranquillamente sopra il 15% di sconto, senza che fosse indicato nemmeno la tipologia dell’usato (che tanti altri utilizzano per aggirare la legge).
    I modi per aggirarla sono molti anche perché i controlli sono praticamente impossibili.
    Come sempre chi ci rimette sono i “fessi” che la rispettano e magari non vendono perché devono attendere 6 mesi dall’ultimo acquisto, trascorsi 24 mesi dalla pubblicazione per poterli scontare di più.
    Le leggi o le si fanno serie, o è meglio evitare perché come solito ci rimettono sempre e solo gli imprenditori onesti (sempre meno in Italia)

  15. Io amo le librerie ma amo molto di più la lettura, ho sempre letto molto e continuerò a farlo, sebbene non comprerò più un solo libro. Mi dispiacerebbe molto se chiudessero le piccole librerie indipendenti, ma francamente ho più bisogno di un libro che di un libraio (dei vostri consigli non so che farmene, per fortuna riesco a scegliere da sola le mie letture). Chi ama leggere troverà il modo per farlo senza dover comprare libri (a meno che non vogliate per legge far chiudere le biblioteche ed arrestare chi presta i libri agli amici).
    Per quanto riguarda il costo, sono convinta che il prezzo dei libri sia gonfiato, e dubito inoltre che una legge del genere possa contribuire ad abbassarlo, sto girando molte librerie online in questi giorni e ho notato che i prezzi sono gli stessi in tutte (sia per libri cartacei che per ebook). Avete fatto un bel cartello, complimenti! E non venite a dirmi che i libri costano meno in Italia che negli altri paesi europei,(ho letto anche osservazioni di questo genere, ovvero gli italiani non dovrebbero lamentarsi perché i libri costano in media meno che all’estero) sappiamo tutti benissimo quale rapporto sussista tra gli stipendi italiani e quelli degli altri paesi.
    Vi ringrazio tanto per avermi fatto passare la voglia di comprare libri, complimenti!

  16. ah dimenticavo, in questi giorni stavo valutando di comperare un ebook edito da minimum fax, inutile dire che soprassederò senza dubbio all’acquisto, soprattutto perché questa casa editrice fa parte della vostra associazione.

  17. Per cortesia abbiate la bontà di correggere il titolo errato. Grazie

  18. Solo una domanda: quelli di voi che con tanto astio danno del ladro a un libraio che cerca di tirare la fine del mese col margine ridicolo del 30 %, ridotto al 15 % dagli sconti ormai obbligatori e da altre spese a suo carico, vanno a fare lo stesso discorso al negoziante che gli vende a 50 euro una polo bianca con un qualche logo a caso ricamato sopra con un ricarico dell’ 80-90 %?

  19. Rispondo a LL:
    a parte il fatto che nessuno ha dato del ladro ai librai o agli editori, il suo paragone risulta totalmente infondato. Lei paragona i libri, quindi la cultura, a beni di lusso dei quali si può fare tranquillamente a meno. Qualora gli italiani smettessero di acquistare le polo bianche del signor X, egli abbasserebbe il prezzo delle sue magliette o cambierebbe mestiere. Nessuno si straccerebbe le vesti per questo, nessuno lancerebbe allarmi pubblici sollevando il problema che gli italiani non vestono firmato, nessuno invocherebbe leggi per vietare la vendita in saldo delle suddette maglie. Al contrario, da anni si lanciano grida di allarme per il fatto che gli italiani leggono poco, ma invece di rendere disponibile a tutti l’accesso alla cultura si fanno leggi che operano in direzione contraria. Ora se pensate che questa legge vi aiuterà a vendere di più fate pure e gioitene, ma se invece ciò comporterà un’ulteriore riduzione delle vostre vendite non potrete che biasimare voi stessi.

    • Io invece griderei allo scandalo anche se lo stato intervenisse per evitare sconti sulle polo bianche. In realtà non me ne fregherebbe granché, ma lo vedrei l’ennesimo intervento volto a garantire guadagni assurdi infischiandosene del mercato. Speriamo che Monti, tra le sue liberalizzazioni, non dimentichi i libri.

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