Librerie e biblioteche, gli strumenti chiave per aiutare la lettura

di Rocco Pinto [libraio indipendente da La Stampa del 3 Settembre 2011]

Caro direttore, è entrata in vigore la legge Levi approvata in via definitiva al Senato sabato 20 luglio. La legge disciplina il prezzo dei libri e pone un tetto massimo di sconto del 15% sul prezzo del libro sia al dettaglio che per il commercio elettronico. Stabilisce alcune regole sulle promozioni. Si possono effettuare campagne promozionali stabilite solo dall’editore non superiori ad un mese, non ripetibili sulle stesse collane e ad esclusione del mese di dicembre. Lo sconto massimo sulle campagne è del 25%. Per le biblioteche e le scuole è possibile uno sconto massimo del 20%.

Questa legge che ha creato scontri e lacerazioni all’interno del mondo editoriale è finalmente stata approvata ed è un punto di partenza su cui librai, editori e altri operatori del mondo del libro, bibliotecari, insegnanti e quanti a vario titolo si occupano di libri e di lettura possono ripartire per arrivare a una legge più organica sul libro e la lettura di cui il nostro Paese ha bisogno. L’approvazione di questa legge ha scatenato polemiche che si sono levate da più parti e a cui bisogna provare a rispondere chiarendo alcuni passaggi non chiari a chi non è addentro.

Stefano Mauri (amministratore del Gruppo Gems) proprio a questo proposito sul Il Fatto del 26 agosto dice: «Confesso che se non mi occupassi da trent’anni di studiare il mercato del libro mi unirei con leggerezza al coro di voci che gridano allo scandalo di fronte a una legge, la legge Levi, che dal primo settembre restringe la libertà di sconto per i librai al 15%, proprio in tempi di crisi. Leggendo i giornali e i blog mi sarei fatto un’idea molto superficiale del problema». Quasi tutti i giornali hanno dato spazio alla polemica e non all’approfondimento.

La prima cosa da evidenziare è che in tutti i Paesi europei, ad eccezione del Regno Unito, il prezzo dei libri è regolamentato; in Francia e in Spagna lo sconto regolamentato è del 5%, in Germania non esiste sconto. Nonostante la flessibilità di sconti il nostro Paese è molto indietro rispetto a Francia e Germania come percentuali di lettori. Non sono gli sconti che fanno crescere i lettori ma le politiche di promozione della lettura che nei Paesi citati esistono e in Italia sono inesistenti. In Italia la metà della popolazione non legge neanche un libro all’anno ed è su questo che dobbiamo concentrarci. Quanto spostano i 1200 festival e i 18.00 premi letterari? Evidentemente poco, molto poco se la situazione è quella descritta.

Molti hanno sostenuto che questa legge salvaguarda piccoli e medi librai ed editori. Sono d’accordo solo in parte. Questa legge pone solo qualche regola che prima non c’era e riporta la competizione non sullo sconto ma sul servizio. Come può una libreria competere con Amazon o con un supermercato che arrivano a fare sconti del 35% laddove la libreria stessa acquista i libri con il 30%? Come può un piccolo editore con poche risorse rincorrere questa politica suicida degli sconti? La libreria deve potersi misurare sul servizio e non sullo sconto. L’editore sulla qualità del suo prodotto e non su quanto sconto fa. Finché in Italia non si riconosce il ruolo fondamentale delle librerie sul territorio al pari delle biblioteche continueremo a fare inutili dibattiti. In Francia si è arrivati ad assegnare un marchio di qualità alle librerie che rispondono a certe caratteristiche e sono un riferimento sia per l’assortimento che per la loro attività culturale.

E per allargare la base dei lettori c’è necessità di biblioteche, scuole e librerie che funzionino. Al Sud mancano biblioteche e librerie. Lo sviluppo di queste zone e la crescita economica sono legati alla modernizzazione sociale e culturale. Nelle statistiche recenti alti indici di lettura sono connessi ad alti indici di reddito. Quindi la promozione della lettura è un obiettivo strettamente connesso con lo sviluppo economico del nostro Paese.

Il lettore deve comprendere che le politiche degli sconti di questi anni spesso sono state aleatorie ed ingannevoli. Che senso ha lievitare i prezzi continuamente per poi continuamente ribassarli del 30% come è capitato in questi anni? E’ possibile per gli operatori essere in promozione continua?

Perché l’Italia non è capace di fare politiche nazionali di promozione della lettura e non riesce a fare una festa del libro sull’esempio di altri Paesi europei che potrebbe rappresentare un secondo Natale per gli operatori? Non siamo neanche capaci di copiare da chi fa meglio di noi. La Spagna ci ha superati da questo punto di vista. Se qualcuno ha fatto bene, perché non copiare? Questo lo diceva Bruno Munari.

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9 commenti to “Librerie e biblioteche, gli strumenti chiave per aiutare la lettura”

  1. Grazie per le sue parole. Sono una libraia indipendente e la Responsabile del Presìdio del Libro di Turi. I libri sono la mia vita, e in questi giorni dopo l’approvazione della legge ho ricevuto numerose mail di proteste per ” il freno agli sconti” che impediva ai lettori di acquistare libri. Ho provato a spiegare che ci sono anche ottimi libri con prezzi ragionevoli, che non hanno bisogno di sconto, e che le librerie indipendenti esistono anche per questo, perchè ci sia spazio per tutti, anche per quella letteratura di piccole editori che altrove non trova spazio.
    Cordiali saluti. Alina Laruccia, Libreria Eleutera Turi(BA)

  2. o siete male informati, o siete in malafede.
    la prima cosa da evidenziare è che in tutti i paesi europei, compreso il regno unito, un tascabile costa un quinto di quello che costa in italia. un tascabile è un tascabile, e ovunque in europa costa 4 euro, e non venti, come in italia.
    questa legge è fatta per salvaguardare gli editori che spremono gente che già legge, e compra a qualsiasi prezzo, disincentiverà la lettura e farà morire le piccole librerie.
    io mediamente leggo un centinaio di libri l’anno e compravo da amazon, per evidenti problemi economici. dopo questa legge ho deciso che non comprerò più un solo libro, e userò solo la biblioteca.
    chiunque appoggi una legge del genere dovrebbe vergognarsi

  3. Che senso ha confrontare norme di paesi diversi? Quale senso può avere il riferimento a Francia, Spagna, Germania quando sono paesi profondamente diversi dal nostro? Perché ispirarsi a loro per la vendita di libri e non per assicurazioni, mutui, banche, sanità, università, scuola? Perché dovremmo credere che, limitando lo sconto, i prezzi dei libri finiranno, anche in Italia, con l’abbassarsi? In USA o in UK non mi sembra che esistano poche librerie. Anzi! Proprio grazie alla necessità di differenziarsi da Amazon o da Barnes & Noble le librerie statunitensi e inglesi sono straordinariamente più interessanti delle nostre librerie-vetrina tutte uguali e tutte con gli stessi libri, venduti tutti allo stesso prezzo (alto). Concorrenza, ci vuole concorrenza su tutto: dalle assicurazioni alla vendita di libri. La vostra posizione è semplicemente indifendibile e irrazionale.

  4. a questo punto opto per la malafede.
    la prima cosa da evidenziare è che in tutti i paesi europei, compreso il regno unito, un tascabile costa un quinto che in italia. un tascabile, in tutti i paesi europei, costa quattro euro, non venti, come in italia.
    senza contare che l’edizione economica esce immediatamente, non dopo 10 anni.
    questa legge è fatta per penalizzare amazon, le piccole librerie e chiunque abbia a cuore i libri.
    è una legge vergognosa che serve a chi specula sui libri e spreme i pochi lettori che ancora esistono in italia, invece di abbassare i prezzi.
    io leggevo mediamente un centinaio di libri l’anno, non ne comprerò più nemmeno uno, userò solo la biblioteca

  5. Mi spiegate, a questo punto sono curioso, cosa differenzia le “librerie” indipendenti e “piccole” da quelle grandi?
    Le vetrine sono uguali, i libri idem.. ah si, hanno meno sconti.
    E il resto?

  6. Se studia il settore da anni perché non ha menzionato il problema del canale distribuzione?
    Ci trattate come mezzi imbecilli come se la scelta del libro e dell’editore dipenda dallo sconto, neanche fossimo il cane dell’esperimento di Pavlov. Grazie a internet si possono trovare facilmente notizie sui libri, l’editore può informare i suoi lettori circa le nuove proposte via email. Per fare un esempio “Canoni Americani” dell’editore Donzelli non è sostituibile con un titolo di Oscar Mondadori se voglio leggere qualcosa sulla letteratura americana.
    E’ un problema quindi di passaggio delle informazioni, di comunicazione sull’identità di una collana da editore a lettore e non di sconti.
    Con la rete non ci sono più scuse per gridare all’isolamento. Come per la tv, è meglio diventare consapevoli che l’intermediazione è destinata a svolgere un ruolo sempre più marginale, perciò il palinsesto, i percorsi di lettura diventano autonomi.
    Gli editori che hanno un’identità definita e un catalogo credibile possono usare la rete per raggiungere una quantità di lettori con un budget quasi nullo se paragonato alla situazione di vent’anni fa.
    Invece no, si continua a perseguire la logica industriale anni 50 – produttore che vuole far arrivare dappertutto le sue merci e persuadere all’acquisto indipendentemente da una relazione (e per il mondo editoriale ancor più necessaria).

    Faccio tanti auguri agli attori del canale distributivo, almeno così non saranno tagliati fuori, per il momento.

  7. esatto, ricordo che tempo fa acquistai un libro di un editore “piccolo” (Edizioni Ar) e l’unico modo che ebbi per farlo arrivare fu quello di “utilizzare” internet in quanto in nessuna delle librerie della mia città (feltrinelli e una indipendente) c’era modo di farlo arrivare….
    Però, vorrei capire una cosa: le librerie indipendenti in che modo “prendono i libri” dagli editori? Da quanto ho capito ci sono grossi distributori che gestiscono tutto. giusto?

  8. Librerie e biblioteche sono strumenti chiave per aiutare la lettura? Ne dubito. Intanto sono tagliate fuori, le une e le altre, dal mercato degli ebook. Per le librerie faccio fatica a vedere un futuro, come le botteghe dei ciclisti e il lattaio, la grande distribuzione on line è più efficiente, il servizi legati alle informazioni sul prodotto si recuperano in rete e sono spesso di qualità migliore. Una buona legge sulle librerie dovrebbe forse aiutarle a chiudere bottega, accompagnando economicamente i lavoratori che devono trovarsi altrove lavoro.
    Il futuro della lettura non passa attraverso il libro come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 500 anni è questo che non volete capire, la lettura sarà lettura/scrittura/condivisione/interazione di/con oggetti digitali. Per aiutare la lettura non possiamo partire dalla coda, da coloro che sono fornitori agli utenti finali, ma si deve rivoluzionare la testa cioè il regime legale di monopolio sulla stampa delle opere instaurato dagli editori a scapito dei lettori. Lasciate gli editori liberi di stampare le opere che vogliono senza altro vincolo che corrispondere i diritti economici agli autori, abolite il vincolo di esclusiva che lega l’autore all’editore e vederete il mercato fiorire.

    • All’articolo di Rocco Pinto ha replicato, sempre sul quotidiano “La Stampa” in data 5 settembre, Juan Carlos De Martin, docente al Politecnico di Torino (qui il link al sito del giornale: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9162)

      ***

      Internet sfida e occasione
      per le librerie

      JUAN CARLOS DE MARTIN

      A volte dico, esagerando un po’, di essere cresciuto in una libreria. Una piccola libreria indipendente di Torino i cui proprietari, marito e moglie, per anni accettarono – sempre col sorriso sulle labbra – di aver tra i piedi, a volte per interi pomeriggi, un ragazzino che sfogliava molto e comprava poco. Ragazzino che quando non era da loro era a perlustrare gli scaffali della non lontana biblioteca civica. Quanta gratitudine nei loro confronti (che spero stiano bene) e anche nei confronti della mia città, che mi garantì, in un momento cruciale della mia formazione, il diritto di accedere gratuitamente a libri e riviste. Da allora sono diventato quello che gli analisti chiamano un «lettore forte», ovvero, qualcuno che sa fin troppo bene cosa significhi comprare libri, sia in Italia sia all’estero. Allo stesso tempo però sono diventato un forte utilizzatore di qualcosa che Rocco Pinto – e la cosa un po’ mi sorprende – non menziona mai nella sua lettera, ovvero, di Internet. E da utilizzatore di Internet mi sembra impossibile parlare oggi di libri, librerie e biblioteche senza prendere in considerazione l’impatto delle tecnologie digitali inclusi gli eBook, altra parola che non compare nella lettera di Pinto.

      Come amante dei libri nonché utente Internet, non ho dubbi: le librerie dovranno cambiare. Dovranno infatti prima o poi inesorabilmente fare i conti con i vantaggi garantiti dalle librerie online tra cui un catalogo vastissimo consultabile dall’utente senza intermediari, consegna puntuale quasi ovunque nel mondo, liste dei desideri, suggerimenti personalizzati e recensioni spesso utili per orientarsi. Le librerie online più evolute consentono persino di sfogliare elettronicamente i libri prima di comprarli, proprio come in libreria.

      In questo nuovo scenario le librerie – più che combattere una battaglia di retroguardia – dovrebbero a mio avviso provare a sfruttare il loro vero vantaggio competitivo, ovvero, quello di essere uno spazio fisico immerso nel tessuto urbano in cui i loro clienti vivono e lavorano. Spazio che cooperando con entità online (che offrono gli innegabili vantaggi di cui sopra) potrà offrire qualcosa che l’online non potrà mai dare, ovvero, esperienze umane dirette. Con librai intelligenti, ma anche con autori, critici e, soprattutto, con altri amanti della lettura nonché, perché no?, di altre arti. Insomma, spazi di socializzazione e di confronto mirati a vendere prodotti, certo, ma anche – e forse soprattutto – esperienze. Una metamorfosi tanto più importante in vista dell’inevitabile affermarsi degli eBook.

      Da questo punto di vista il vero limite, anche se certamente non il solo, della legge Levi sul prezzo del libro è che sembra una legge degli Anni 70 del secolo scorso più che uno stimolo – come pure avrebbe potuto essere – ad affrontare il nuovo con intelligenza. Internet, però, piaccia o non piaccia a legislatori, editori e librai, non sparirà: sempre più persone useranno la rete, sempre più persone apprezzeranno gli eBook e i tablet e il flusso di innovazione, anche nei modi di fare business, non si interromperà. E’ quindi facile predire che non passerà molto tempo prima che si torni a discutere di libri e di librerie. Quando capiterà, però, questo amante dei libri sommessamente supplicherà di staccare gli occhi dallo specchietto retrovisore e di volgerli al parabrezza: c’è un mondo là davanti, diverso dal passato, ma probabilmente altrettanto entusiasmante, se non di più, per chi ama la parola scritta. Si tratta solo di capirlo e di costruirlo per tempo.

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