la legge del più forte?

di Daniela Di Sora
[una breve risposta a all’intervento di Alessandro De Nicola su Il Sole 24ORE di martedì 2 Agosto 2011 Molti commentatori auspicano un governo di unità nazionale, o “tecnico”, per far uscire il paese dalle secche della crisi. Presi dall’esasperazione per la miserabile farsa offerta dalla classe politica (ultima, l’incredibile, dannosa approvazione al Senato della legge sul “processo lungo”), è comprensibile che ci si eserciti su tale ipotesi: forse tutti insieme i politici riusciranno a fare quello che, per motivi di lotta politica e di pressioni lobbistiche, a maggioranza non riescono a fare]

Gent.mo Alessandro De Nicola,

scusi, ma come mai fra i tantissimi editori piccoli, medi e anche grandi favorevoli alla legge, e anzi che si sono battuti perché la legge venisse approvata, lei cita solo i pochissimi contrari? E Francia, Germania, Svizzera e Spagna, che si sono dotate da anni di una legge su questo tema, molto più restrittiva della nostra, sono nazioni notoriamente illiberali?

Il mercato, per funzionare, vuole regole, e non solo la legge del più forte. Scontare un libro appena uscito vuol dire averne aumentato il prezzo all’origine, è evidente.

E come mai tanti ultraliberisti nostrani non si battono contro la concentrazione nelle mani di pochissimi gruppi editoriali di tutta la filiera del libro? Produzione, distribuzione, vendità e magari anche pubblicità in giornali e televisioni collegate?

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