una serie di punti

di Carmine Donzelli

Carissimi Mulini,

Provo a dirvi la mia su una serie di punti.

1. Dibattito sulla legge. Le reazioni “liberiste” non sono da sottovalutare. Come sempre, possono pescare a piene mani nella demagogia e nell’approssimazione. Non mi preoccupano tanto in funzione della legge appena passata, quanto soprattutto perché non faciliteranno un clima serio per la discussione che vorremmo avviare sulla legge nuova. La situazione è in forte movimento, e noi dovremmo riuscire a chiarire alcune cose, almeno le più importanti:

a. Le nostre proposte sulla limitazione degli sconti e delle campagne erano tanto insensate e radicali che … le hanno accolte e fatte proprie tutti i grandi editori!!! Perché hanno cambiato idea in corsa? Perché si sono accorti tutti che amazon stava rischiando di fare saltare il banco per tutti.

b. La nostra posizione non è anti-liberista. Al contrario, è anti-oligopolista. Vuole garantire parità e pluralità di accessi a un mercato che tende sempre di più a chiudersi e a restringersi. Io sono tutto meno che un “protezionista”, in fatto di libri e di idee. Sono sempre stato convinto che, nel nostro campo, il mercato, alla lunga, sia il solo vero giudice del valore culturale di un libro. Ma il problema sta in quelle due paroline: “alla lunga”. Il ciclo sempre più corto del libro in libreria snatura proprio l’effetto di concorrenza, deforma il mercato, si pone come una barriera di accesso alla pluralità e alla qualità dell’offerta editoriale.

c. Questo effetto di accorciamento, questa corsa sconsiderata a restituire il libro appena ricevuto, per passare al successivo, è fortemente stimolata (direi che è addirittura drogata) dalla logica degli sconti. Le due cose sono inestricabilmente connesse. Lo sconto spinge il libraio a comprare per vendere subito. Spinge l’editore ad abbassare il valore aggiunto incorporato nel prodotto (la qualità dei testi, delle traduzioni, degli apparati, la dignità e la godibilità della veste grafica, l’investimento in promozione e comunicazione). Spinge il lettore ad “accontentarsi”, ad abbassare la soglia delle proprie aspettative.

d. Voglio fare l’avvocato del diavolo, e prendere in conto l’obiezione più seria che ci viene avanzata. E’ vero: in ogni settore merceologico, lo sconto interviene come meccanismo naturale di ricerca dell’equilibrio del prezzo di mercato. E se un libro, dopo un congruo periodo di esposizione alla vendita, non trova a quel prezzo il suo acquirente, sarà giocoforza provare a venderlo a un prezzo minore. Ma se il libraio (che ha comprato quel libro con lo sconto) può anche renderlo quando e come vuole, senza partecipare se non marginalmente al rischio di averlo acquistato, ecco che lo sconto entra a far parte integrate del ciclo di vita del libro fin dai suoi primi momenti di esistenza.

e. Si presuppone così una cosa paradossale: che il lettore vada in libreria non per cercare il libro più bello o più utile, ma il libro più nuovo (nel senso di appena uscito) e più scontato. Tutti sanno che non è così: ma se il lettore, in libreria, trova solo libri nuovi e scontati, che altro dovrebbe comprare? Ecco il classico serpente che si morde la cosa.

f. Insomma, nel caso del libro, un regime di totale liberalizzazione del prezzo, in presenza di un contemporaneo regime di totale liberalizzazione dei resi, produce un effetto combinato devastante. E’ esattamente quello che è successo e che succede, con effetti che rischiano di crescere in modo esponenziale, specie di fronte alle nuove tecnologie, di fronte ai nuovi canali di vendita, di fronte alle nuove frontiere della digitalizzazione.

g. La legge appena approvata corregge queste storture? Solo in una misura minima. In più, come sappiamo bene, è molto debole e inefficace rispetto al tema delle “sanzioni”. Con tutti questi limiti, però, la legge Levi ha avuto il merito di smuovere un poco le acque, ed ha ottenuto un primo effetto psicologico da non sottovalutare. Ha segnalato l’esistenza di un insieme di problemi e ha indicato la via di una regolamentazione come necessaria a garantire, in questo settore, l’effettivo rispetto dei principi generali della concorrenza e del mercato.

h. La nuova legge dovrebbe aggredire, in maniera combinata, il tema del prezzo e il tema dei resi. Su questo punto si deve avviare un dibattito serio anche tra di noi. Per noi, l’efficienza del librario non può essere misurata solo dal fatto che ci chiede meno sconti. Il libraio buono è quello che acquista il giusto, lo tiene per un periodo congruo, e accetta di condividere con l’editore, almeno in parte minima, il rischio dell’invenduto. (Per questo insieme di motivi, ve lo dico esplicitamente, non sono convinto che tutti i piccoli librai siano per definizione “virtuosi”. Molti piccoli librai, nella mia esperienza, spesso sbagliano per eccesso o per difetto le quantità acquistate, e poi rendono moltissimo).

i. Non è affatto un caso che il settore più in crescita sia quello delle vendite di libri di carta on line. Lì, e per definizione, il problema del reso è stato risolto, e dunque si è realizzata di sicuro una maggiore efficienza anche rispetto al consumatore finale.

2. Diritto d’autore e qualità dei contenuti. La vera battaglia del futuro, per ciò che riguarda noi editori (e poco importa se e quanto di carta) è la difesa della autorialità, la certificazione della scelta e della qualità dei contenuti. E’ questo, innanzitutto, che il lettore è disposto a pagare. Un libro “buono”, che non sia una bufala. Il che vuol dire: originale (non scopiazzato), con una sua cifra e qualità di scrittura, tradotto come si deve, montato e congegnato in modo efficace. Tutto questo non si può pensare di averlo a costo zero, regalato. Né si può pensare (come in gran parte avviene per il cinema, con effetti discutibilissimi) che per ripianare i conti intervenga ex-ante il settore pubblico con le sue sovvenzioni. Ancora una volta, sono i veri paladini del mercato a doversi preoccupare del modo con cui regolamentare e selezionare, se non si vuole la morte della qualità.

3. Politiche pubbliche per il libro. E veniamo qui a un altro tema cruciale di una nuova legge. Il “pubblico” non deve intervenire a sovvenzionare. Però deve intervenire – e come! – a incentivare in tutti i modi la lettura. Deve (dovrebbe) saper costruire politiche attive per la lettura verso le nuove generazioni, verso le zone geografiche meno servite, verso le aree di lettura marginale e occasionale. Dovrebbe, con meccanismi trasparenti, saper promuovere la qualità e l’innovazione. Spendendo poco, ma bene.

4. Libri e giornali. Un altro punto che mi sta a cuore è questa storia dei libri come allegati dei giornali. Anche in questo caso, una regolamentazione mi sembra assolutamente necessaria. Allo stato attuale, tra l’altro, sospetto che gli editori di giornali prendano la sovvenzione sulla carta pure per i libri di cui inondano le edicole (con quale percentuale di reso?). In ogni caso, un’offerta sempre più massiccia, che può approfittare di un canale distributivo dedicato e di prezzi stracciati, è un altro colpo mortale alla qualità dell’offerta.

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6 Responses to “una serie di punti”

  1. Il discorso è molto tecnico, al punto che al profano appare a volte surreale. Un passaggio a caso:

    … Si presuppone… che il lettore vada in libreria non per cercare il libro più bello o più utile, ma il libro più nuovo (nel senso di appena uscito) e più scontato. Tutti sanno che non è così: ma se il lettore, in libreria, trova solo libri nuovi e scontati, che altro dovrebbe comprare? Ecco il classico serpente che si morde la coda…

    Non solo si morde la coda ma si attorciglia come un nastro di moebius producendo figure impossibili…
    Se davvero in questo ambito il lettore cercasse un libro che nessuno gli fornisce, il primo che lo capisce diventa miliardario…
    Alla teoria del “lettore idiota” si aggiunge quella dell’ “editore idiota”. Per la verità nessuna delle due convince.

  2. Non mi è chiaro un punto della nuova legge. Tra le esclusioni ne noto una che non mi sembra discussa e riportata altrove, ed è il seguente comma:
    f) libri pubblicati da almeno venti mesi e dopo che siano trascorsi almeno sei mesi dall’ultimo acquisto effettuato dalla libreria o da altro venditore al dettaglio
    Sbaglio o questo comma in pratica potrebbe consentire di fare qualsiasi sconto sulle pubblicazioni fino al 2009?
    O non ho capito bene io?

  3. Ho lavorato per 23 anni come redattore in una casa editrice di testi scientifici e ho combattuto insieme ad altri colleghi una battaglia contro i draghi del “fai presto, ma quanto ci metti a redazionare ‘sto libro”, anche in presena di testi indecenti e di traduzioni da rifare ex-novo. Un nostro dirigente (UTET, non temo querele, tutti i miei colleghi possono testimoniare) si mosse da Torino a Firenze, nostra sede, per dirci che il suo slogan era “meglio una vaccata purché nel rispetto dei tempi di lavorazione”. Poi nel 1995 hanno chiuso la nostra redazione periferica, immagino che ci abbiano sostituito con redattori esterni, strangolati dai tempi e dai prezzi (li conosciamo, siamo stati costretti anche noi a diventarlo) o forse con nessuno (si prende il dischetto dell’autore o, meglio, l’allegato all’e-mail, e si manda in tipografia così com’è). Negli ultimi vent’anni, come lettrice (di saggistica, confesso, non di romanzi) ho visto di tutto: errori di stampa, svarioni autoriali che qualunque redattore sarebbe stato in grado (e in dovere) di correggere senza tante storie, traduzioni sbagliate o comunque inaccettabili perfino a livello scolastico, uso disinvolto di corpi microscopici per riparmiare la carta, riedizioni ricavate da programmi di OCR e non corrette, libri in brossura fresati fino a spezzare irrimediabilmente le pagine. E come lettrice cerco anch’io il prezzo basso e mi dispiace che sia stato bloccato lo sconto perché mi sembra che comunque tutti gli editori finiscano per ragionare come quel nostro dirigente (tranquilli, io continuo a comprare lo stesso).

  4. Sono tutte scuse per proteggere una catena di distribuzione inefficiente ed arcaica. Ma come il problema sono i resi e si risolve limitando gli sconti? Ma come nell’epoca dell’informatica di massa non si riescono a gestire gli stock in tempo reale di qualche migliaio di librerie? Il fatto e’ che gli editori non vogliono seriamente risolvere il problema, piu’ impegnati a farsi la guerra che a collaborare a beneficio del mercato e dei consumatori. E poi il futuro e’ negli ebook e ancora a parlare di resi! Ancora nessuno mi sa spiegare perche’ devo pagare lo stesso prezzo o quasi per un ebook rispetto al libro normale quando l’editore risparmia la carta che puo’ arrivare anche fino al 70% del costo del libro!!!
    Mi dispiace ma ormai leggo solo ebook in originale comprati preferibilmente all’estero…

  5. il problema è a monte. Occorre vietare la stampa a caratteri mobili e dire le cose come stanno. Gutenberg era un servo del capitale e come tale da perseguire anche dopo 5 secoli. Che l’avvento degli e-book spazzi via questa industria editoriale medievale che scarica sui lettori le proprie inefficienze.

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