perché la legge sul libro non va contro i lettori


[questo articolo è stato pubblicato su l’Unità il 21 Luglio 2011]

di Gaspare Bona

Questa mattina è stata approvata con l’ultimo passaggio al Senato la Leggi Levi sul prezzo del libro, che regolamenta gli sconti che le librerie e gli altri rivenditori al dettaglio possono fare al consumatore finale sul prezzo di copertina fissato dall’editore. La legge entrerà in vigore dal 1° settembre.

In estrema sintesi la legge limita al 15% lo sconto che le librerie, comprese quelle on-line, possono fare ai loro clienti e vieta alle librerie di fare delle promozioni (in altri settori merceologici si chiamerebbero saldi) sui loro stock, se non quando si verificano condizioni assai stringenti (libri pubblicati da più di venti mesi e che non siano stati movimentati da sei mesi).
Le promozioni possono essere proposte solo dagli editori, che sono tenuti a offrirle con le stesse condizioni a tutte le librerie. Questo passo si è reso necessario per un motivo di equità, dato che i principali gruppi editoriali sono proprietari anche di intere catene di librerie e dunque spesso le librerie indipendenti erano tagliate fuori dalle promozioni. Inoltre le promozioni fatte dagli editori non sono permesse durante il mese di dicembre, non possono essere ripetute nell’arco dell’anno solare e non possono superare lo sconto del 25%. Queste limitazioni cercano di ridurre lo squilibrio fra grandi gruppi editoriali – quelli in grado di fare promozioni – e l’editoria indipendente, in genere di piccole o medie dimensioni.

Una legge di questo tipo sembra andare contro le regole del libero mercato e della concorrenza. Ma la giustificazione sta nel fatto che il legislatore ha riconosciuto che il libro è un bene fondamentale per la cultura, lo sviluppo, la democrazia, la circolazione delle idee e la realizzazione personale; che sul libro si regge una parte importante della formazione, dell’educazione, della comunicazione e del fermento culturale di una Nazione e che per questo motivo deve essere garantita la massima pluralità di produzione (case editrici) e capillarità di diffusione (librerie indipendenti e di catena, edicole, grande distribuzione). In pratica questa legge è un primo passo verso la difesa della“bibliodiversità”.

Ma questa è filosofia, e molti lettori vedranno in questa legge un nuovo esempio di corporativismo per far pagare di più i libri, e difficilmente si accontenteranno di sapere che anche grazie a leggi come questa i loro figli cresceranno in un mondo migliore… In realtà non è così. Il mercato librario presenta un’anomalia: il prezzo del libro è fissato dall’editore, non dal rivenditore, e gli sconti sono finta concorrenza. La vera concorrenza andrebbe fatta sul prezzo di copertina e sui contenuti. L’ideale sarebbe vietare completamente o quasi gli sconti, come avviene in Paesi come Francia, Germania, Spagna, Svizzera. Infatti, se nessuno può fare sconti, la concorrenza si sposta davvero in maniera “sana” sul prezzo di copertina. Altrimenti è il solito vecchio gioco: alzo i prezzi, poi faccio lo sconto. In assenza di sconti, poi, l’attenzione si sposterebbe di nuovo sul libro. Quante librerie oggi sono costrette a vendere sconti invece che libri? Il libro è un oggetto che ci fa compagnia per parecchie ore. È più importante pagarlo due o tre Euro in meno, o avere un compagno ben scelto o ben consigliato?

La Legge Levi arriva dopo un iter un po’ travagliato, perché nell’ultimo anno intorno al gruppo dei Mulini a vento (Donzelli, Instar Libri, Iperborea, Minimum fax, Nottetempo, Nuova Frontiera, Voland) è nato un movimento per chiedere di introdurre importanti modifiche al testo della legge. Questo movimento, cui hanno aderito centinaia di editori e librai indipendenti, ha trovato ascolto presso la Commissione Cultura del Senato, dove alcune proposte sono state recepite, altre no. Ma un passo avanti è stato fatto. E sono convinto che questa legge non sia un punto di arrivo, ma il punto di partenza per giungere a una legge complessiva sul libro e la lettura che sia condivisa da tutti gli operatori del settore. Se ne gioveranno anche i lettori, e i figli dei lettori…

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35 Responses to “perché la legge sul libro non va contro i lettori”

  1. Non capisco questo entusiasmo da parte dei librai.
    Le grandi catene del libro offline e i grandi del web (online) metteranno tutto in vendita al 15% di sconto, probabilmente anzi ora potranno spalmare lo sconto anche su quegli editori che prima non proponevano scontati. Mentre le librerie indipendenti e i piccoli librai (online e offline) rimaranno nella stessa medesima impossibilità di scontare i volumi, quindi non ci sarà alcuna maggiore competitività.
    Soltanto mettendo uno sconto massimo del 5% o addirittura eliminandolo si poteva sperare di cambiare la situazione. Così come stanno le cose non cambierà nulla, anzi, lo dico ai lettori, non aspettatevi alcun ritocco sui prezzi di copertina.
    Là dove il mercato dei libri è seriamente regolamentato (vedi Germania) i prezzi di copertina sono notevolmente inferiori ai nostri.
    Mi sembra la solita legge fatta per non cambiare nulla e per non dar fastidio ai soliti noti.

  2. Se un giorno i ristoratori italiani riuscissero a vietare per legge l’apertura di nuovi negozi kebab o McDonald, qualcuno avrebbe il fegato di dire che “il legislatore ha riconosciuto che il cibo è un bene fondamentale per la cultura, lo sviluppo, la democrazia, la circolazione delle idee e la realizzazione personale”, etc. E qualcuno ci crederebbe, anche.

  3. Mah, solitamente sono molto riflessiva e cerco di capire bene tutte le posizioni per non cadere in errore ma questa volta più leggo più capisco che, se la settimana scorsa grazie al 30% di sconto ho acquistato 5 libri, con la legge nuova ne avrei presi solo 3…dove aiuterei le librerie o i piccoli editori? Adesso riesco a togliermi la curiosità di leggere nuovi autori a prezzi decisamente alti pk posso avere libri che mi interessano con lo sconto, dopo prenderò solo quelli dove ho più certezze e il libro dell’autore sconosciuto rimarrà, con mio rammarico, sullo scaffale della libreria!

  4. Vergognatevi..va contro i lettori, eccome! E anche contro i piccoli editori, checchè se ne dica!

  5. Come risposta a Barbara che ha scritto il 27/07 sulla legge sul libro.
    Io sono una libraia e posso dire che la legge approvata (che spero in futuro modificata in meglio) esiste per garantire la sopravvivenza di tantissime librerie e librai.
    E quì stiamo parlando di gente che lavora dalla mattina alla sera con passione, gente, che grazie alla poltica dei super sconti ogni fine mese ha il terrore di non pagare le scadenze.
    Il problema non sono le librerie che faranno meno sconto il VERO PROBLEMA sono GLI EDITORI che non si rendono conto che le PROMOZIONI non servono a nulla … è il PREZZO DI COPERTINA DA LORO IMPOSTO (xchè sono loro che lo decidono) che deve essere più BASSO.
    E scusate, io sono una libraia universitaria e sono convinta che la CONCORRENZA non si possa giocare solo sullo SCONTO ma si debba basare anche sulle competenze del libraio.
    E ritengo ridicolo il discorso che con lo sconto del 30% compri 5 libri con lo sconto del 15% ne compri 3.
    Se vuoi veramente leggere x te stessa allora inizia a comprarne 3, magari gli altri 2 li compri il mese successivo.
    Non mi sembra così grave.

  6. sono un libraio indipendente e sto assolutamente con Emanuela.
    Vogliamo scommettere che il prossimo librino della Mazzantini invece che 19 euro costerà 15? Qualunque editore fa i prezzi sull’effettivo ricavo, e non sul prezzo di copertina. Se i due coincidono, il prezzo di copertina sarà più basso. Non è così difficile da capire. Quindi è chiaro che la legge poteva essere migliore ma è sicuramente un primo passo nella direzione giusta. E grazie a tutti quelli che hanno lottato e continueranno a lottare per la nostra (e la loro) sopravvivenza

  7. Assolutamente d’accordo con i colleghi, ma faccio veramente fatica a farlo capire a chiunque non sia del settore!

  8. A parte che la legge già l’hanno aggirata vorrei far notare che non tocca gli interessi degli editori, che forse sono i maggiori colpevoli dei prezzi di cartello..

  9. Certo, ci vuole un bel coraggio a scrivere che l’attuale legge “non va contro i lettori”, e che la vera concorrenza non sta nei prezzi ma nella qualità delle opere… Come faccio a conoscere la qualità di un’opera se prima non la compero e la leggo? Inoltre : a) quanto ci vuole in Italia prima che un libro esca in edizione economica ? b) dopo l’ingresso nell’euro il significato di “economico” si è assestato sui 7-8 euro (cioè il doppio del valore precedente in lire), c) i romanzi appena usciti presso i grandi editori non costano mai meno di 17-21 euro, d) quanto costano i saggi di carattere scientifico in Italia? Infine, chissà perchè questo governo così liberista regola il mercato sempre a favore dei fornitori e mai dei fruitori…?

  10. Se ero un libraio, avevo chiuso per aprirne uno on-line, risparmiando sui costi, diventando più competitivo scontando maggiormente i libri, puntando su un mercato nazionale e non più di quartiere. IBS, per dirne una, neanche 10 anni fa, era una libreria di Viale Libia a Roma, quella libreria è rimasta, ma oggi è il più grande venditore italiano on-line (libri, film, videogiochi, musica), anche i libri appena usciti, li paghi il 20% in meno, e non ci devi neanche mettere i soldi della benzina perché te li portano a casa. Ora con il blocco degli sconti tornerà ad essere meno competitivo di prima. Cmq Questa legge è ancora più inutile nel mercato di oggi, in america i libri digitali hanno già superato il mercato di quelli cartacei, entro 2 anni succederà lo stesso in Italia, entro il 2020 i libri di carta saranno solo di nicchia, e il prezzo di copertina non esisterà più: 1 perché è proprio la copertina che non esisterà più, 2 è perché sparirà la figura dell’editore, perché un libro digitale non ha costi di produzione e di distribuzione, e sarà il rivenditore on-line a vendertelo direttamente. Basta vedere quello che sta accadendo sugli store on-line di musica, nel 2007 il 95% delle pubblicazioni erano effettuate attraverso l’etichetta discografica dell’artista, il resto da autonomi, nel 2010 gli “etichettati” sono scesi al 70%

  11. Il fatto che i piccolo librai difendano questa legge è ridicolo. In un mercato ingessato da gruppi editoriali potentissimi, tra i quali spicca quello del nostro presidente del consiglio, imporre un tetto agli sconti sui libri non farà altro che favorire questi grandi gruppi a scapito… di chi? Questa è meramente una legge anti-Amazon. Possono condirla in tutte le salse che vogliono, ma questo è. Se il governo dice che va a favore delle piccole librerie, c’è da esser sicuri che è esattamente il contrario, perché il governo mente. Sempre.
    Adesso deve recuperare le perdite di Mondadori: guarda caso esce una legge che sposta soldi dalle tasche dei consumatori in quelle di Berlusconi, dopo la sentenza milionaria a favore di De Benedetti (ricordiamo che chi legifera ha RUBATO il primo gruppo editoriale del paese CORROMPENDO un giudice). Molti editori piccoli, quelli che magari lavorano faticosamente per proporre articoli fuori dal coro, infatti si stanno ribellano a questa ennesima porcheria che va a toccare le tasche della classe media, un pochino più colta, che ancora legge.
    A quei librai poveracci che pensano che questo governo stia facendo qualcosa per loro: siete degli illusi. Avete già chiuso, perché presto avrete sugli scaffali solo i libercoli che hanno TUTTI. In effetti, è già così.
    Di conseguenza, tutti i librai saranno uguali… ad Amazon, che potrà spalmare gli sconti su TUTTI i dannati articoli, buttandovi fuori dal mercato. Sapendolo, il lettore farà ciò che già fa: verrà nei vostri negozietti di merda, sfoglierà i titoli che gli interessano per leggere le prime pagine e poi andrà a casa ad ordinarli in blocco su Amazon tutti scontati del 15%. DE-FUN-TI. Oppure, oh, si prenderanno un bel Kindle e scaricheranno da internet tonnellate di libri; non metteranno più prede né in biblioteca né nelle vostre librerie. Hasta la vista, baby.

  12. in riferimento a quanto detto da Incacchiato Nero, in particolare nel finale vorrei raccontare un aneddoto. Circa 5 o 6 anni fa, tra i media spiccava l’incavolatura generale dell’associazione videotecari, che attribuiva il calo dei loro fatturati alla pirateria. Andai sul loro forum, a dirgli che avevano palesemente torto, e che il loro calo di fatturati non è attribuito alla pirateria, e se lo è non è incisivo. Ma alla diffusione della tv stallitare e del digitale terrestre, che offre in pay x view gli stessi contenuti a metà prezzo e senza alzando il sedere dal divano di casa. Non solo, ma che nei prossimi 10 anni tenderanno a sparire completamente con il digital delivery e soprattutto con l'”affitto” on-line dei film attraverso la concessa visione on-line di un titolo solo in un determinato giorno con una spesa di 1 o 2€ massimo, gli spiegavo, che tutto questo non lo faremmo dal PC, ma che ci saranno i televisori che si connetteranno direttamente a internet e che potremmo comprare on-domand il nostro film su you-tube direttamente col telecomando. I videotecari, si mettevano tutti a ridere. “Tu hai visto troppi film di fantascienza”; “Adesso arriva l’HD, la velocità su internet non è sufficiente” erano le risposte più gettonate. Oggi c’è esattamente quello che avevo previsto, Blockbuster è fallito come migliaia di videoteche. Presto non ci saranno più.
    Accadrà la stessa identica cosa anche ai Librai. Affiancate al negozio fisico uno online, avete già i fornitori, non vi costa niente e i risparmi sono garantiti. Con Joomla fate il sito in 10 minuti. E soprattutto proponete la vendita di e-book agli autonomi, fate scegliere loro il prezzo e vi trattenete il 40%. Non fate pagare il corriere per spese sopra i 100€ e i cliente vi compreranno la roba a pacchi.

  13. Ma tutti sti bloggers incazzati, tecnologici, che sputano sulle piccole librerie osannando gli stores online .. ma sanno questa gente quali sono gli sconti della filiera del libro ? o parlano a capocchia di spillo…? se non lo sanno allora ecco i dati i big della vendita online ricevono dagli editori uno sconto del 45-55 % , invece i piccoli librai circa il 29% , farei anch’io il figo dando lo sconto del 30% e trattenendo il 15-25% di margine lordo se avessi uno sconto del 50% dall’editore e una capacità logistica che ha sta gente , cosa che il piccolo libraio non può fare..allora se parliamo di liberismo mettete tutti sullo stesso piano per quanto riguarda lo sconto d’acquisto, aggiungo le mele non hanno prezzo di copertina e neanche i kiwi dunque liberiamoci dal prezzo di copertina e ognuno vende il libro al prezzo che vuole visto che adesso i libri si vendono come scatolette di tonno o barrette di cioccolato….alla fine in questo modo i prezzi si livelleranno perchè l’editore cercherà di trattenere un maggiore margine operando in 2 modi facendo la logistica che prima facevano i distributori o grossisti oppure dimunuendo lo sconto a chi fa molto fatturato cioè i big della filiera del libro…meditate gente meditate

  14. @riccardo plenzich Infatti chi non passa all’on-line sparisce, almeno che non si dedica a libri rari o antichi. Riguardo all’editore, anche lui sparirà, come tutti gli intermediari, ma non vale solo per i libri lo sarà per tutto. Addirittura col Kinnect dell X-Box, si potrà “specchiarsi” sul televisore con indosso il titolo di abbigliamento che si vorrà comprare in uno store on-line, ma i tempi saranno molto più lunghi.
    2015: tutto cioè che è già digitale e che oggi viene venduto su dei supporti sara solo on-line (Video Giochi, DVD, BR, Musica, ecc ecc)
    2020: tutti i testi (Libri, enciclopedie, libri scolastici) solo on-line
    2025: Qualsiasi prodotto sarà venduto praticamente solo on-line, probabilmente potremmo vedere i prodotti con una riproduzione orografica, potremmo provare un anello da casa, come lo indosserà la futura moglie, senza che lei ne sappia nulla, capi d’abbigliamento.Solo il cibo fresco ne resterà fuori.
    Naturalmente sempre che non peggiori la crisi, che il sistema non crolli, o che non ci sia una 3a guerra mondiale.

  15. Voi siete fuori di testa.
    Il mondo si evolve, il mercato si evolve, voi parlate della piccola libreria di quartiere e del piccolo editore. Fino ad ora nessun piccolo editore è stato strangolato. Dov’era la legge quando le gigantesche TV commerciali hanno preso piede?
    E dov’era quando i centri commerciali hanno bruciato i negozi “sotto casa”.
    Una legge fatta da chi vive in un tempo che non gli appartiene, da persone che i libri li hanno in “copia gratuita”. Vecchi pastosi risultato di una politica geriatrica e avvizzita.
    Invece di passare i vostri ultimi giorni nella pace della famiglia massacrate questo paese.
    Speriamo che qualcuno decida di colonizzarci…

  16. “questa legge è un primo passo verso la difesa della“bibliodiversità” ”
    Forse all’Unità non si sono accorti del fenomento della letteratura indi, degli autori che autoproducono e si pubblicano in formato ebook? La bibliodiversità seguirà il destino della diffusione degli ebook, non il destino delle librerie.
    Questa legge è stata pensata 5 anni fa con l’occhio a esperienze analoghe che risalgono a decenni orsono: ma oramai è fuori tempo massimo. Il mondo è cambiato. I valori che la legge vuole tutelare hanno ora altri mezzi per promuoversi. La sopravvivenza di 2000 librerie (per lo più concentrate in pochissime grandi città) non dipende più dagli sconti.

  17. Faccio davvero fatica a capire come una legge che ha il solo effetto di sfavorire i consumatori possa esser considerata positiva da qualcuno.
    Quello che i consumatori capiranno è che ora anche sui libri è stata introdotta una norma corporativista e anti-mercato, e mi domando come farete a spiegare che non siete uguali ai tassisti, alle farmacie, alle compagnie petrolifere e a tutti gli altri settori del mercato che godono e si approfittano di leggi corporativiste.
    Una legge anti-consumo in un periodo di crisi economica a me pare una sorta di suicidio collettivo. Ma tant’è, come si dice in Sicilia, “ognuno è libero di pulirsi il sedere con una pala di ficodindia”.
    Senza contare che questa legge viene fatta proprio nel momento in cui la tecnologia sta per spazzare via i vecchi schemi distributivi anche nel mercato del libro, così come ha già fatto per il mercato musicale.
    Invece di adeguarvi al mercato digitale, non solo cercate di difendere il vostro vecchio sistema, ma lo fate rendendo inappetibili i vostri prodotti!!
    Guardate che da qui ad un anno, decine di migliaia di ragazzi (sono buono, considero solo loro come quelli in grado di piratare i libri elettronici) si scambieranno ebook e dopo un po’ i loro genitori gli chiederanno di procurargli una copia digitale anche per loro!

  18. @Tommaso M Mi dispiace, ma l’esempio del kebab proprio non sta in piedi. Funzionerebbe un esempio fra prodotti uguali, per esempio un bel piatto di spaghetti alla carbonara. Se ci sono due ristoranti in cui lo stesso piatto costa nel primo 9 euro e nel secondo 3 euro, e gli spaghetti sono uguali: stessa porzione di 80 grammi, stesse uova fresche, stesso guanciale, stessa perizia del cuoco, ecco, allora si può parlare di libera concorrenza. Naturalmente, i camerieri devono essere pagati non dico la stessa cifra, ma secondo le vigenti norme contrattuali, con i contributi e tutto.
    Ben vengano kebab, ristoranti cinesi o giapponesi. Devono solo rispettare le stesse regole che rispettano i ristoratori italiani. Regole di igiene, regole sindacali, uscite di sicurezza. A parità di regole si ha la libera concorrenza. Altrimenti si ha la legge del più forte, del più furbo, del più scorretto. E francamente, di libertà simili, ne abbiamo piene le tasche.
    Tutti quelli che parlano di ebook, forse non sanno che ormai tutti gli editori, anche i medi e piccoli, fanno ebook. Credete che non si debbano acquisare i diritti dagli autori e dagli agenti per fare gli ebook? Rassegnamoci: gli autori noti e venduti in tutto il mondo (e diventati noti con i libri di carta) i diritti se li fanno pagare, visto che vivono di questo. E ripeto, a chi vuole stare a sentire senza pregiudizi: dietro un libro c’è lavoro. Oltre alla scelta dell’editore, che non è solo un intermediario ma garantisce con il nome della casa editrice la proposta, oltre all’autore c’è un traduttore, un redattore. Tutta gente che va assunta e pagata.

    • @ Daniela di Sora

      L’esempio calza nella misura in cui, in ambo i casi, si potrebbe utilizzare un paravento ideologico – quello della difesa del valore della cultura, alimentare o letteraria, poco importa – per limitare la libertà di impresa e costringere il consumatore-acquirente a pagare prezzi più alti.

      Il che non significa equiparare i libri ai cibi, ma spostare l’analisi dei grandi proclami intrisi di retorica alla disamina del funzionamento del mercato.

      La libera concorrenza non si ha soltanto a parità di regole, si ha anche quando la regolamentazione legislativa non la distrugge o la comprime oltremisura a suon di tetti, quote e rendite garantite. E’ di questa assurda iper-regolamentazione, che scarica i costi di sopravvivenza dei produttori sui consumatori, che personalmente ho le “tasche piene”, per utilizzare una Sua espressione.

  19. Scusate davvero il darwinismo cinico di cui sto per dar prova, ma a me sinceramente dei piccoli librai non me ne può fregar di meno. Io sono un lettore quasi maniaco, in modo che rasenta la malattia mentale. Compro e leggo libri come un invasato, e la cosa mi rende felicissimo. Ho sempre comprato libri alla Feltrinelli o alla Giunti, per gli sconti forti che fanno e per le raccolte punti con le quali ti ritrovi con 30 euro da usare come vuoi. Da qualche tempo avevo iniziato a comprare su Amazon, e francamente se un’azienda può permettersi di vendermi un libro uscito da due mesi con prezzo di copertina 17,50 a 12 o 10, francamente non mi pongo il problema morale del piccolo libraio che perde il lavoro. I libri a cosa servono? Per chi vengono creati? Per chi li vende o per chi li legge? Sono un business o un media per la cultura? Chi è più importante tutelare, chi li vende o chi li legge? Forse lo giudicate ignorante, crudele, miope, quello che volete, ma finché c’è una libreria che vende libri in modo tale che per ogni tre libri comprati risparmio abbastanza sul prezzo di copertina da potermene permettere un quarto io ci corro. Sono uno studente universitario, e a volte sono ridicole le somme che devo pagare per dei libri che sono COSTRETTO a comprare. Se il prezzo di copertina di un’antologia è 50 e amazon me lo può vendere a 30 o a 25, fa un grosso servizio a me studente squattrinato, non come ha detto un libraio qui sopra secondo il quale “se non hai comprato 5 libri ma 3 vorrà dire che il mese dopo ne prenderai altri 2″…abbiamo parlato troppo di libri di consumo, ma pensiamo agli studenti. Poi secondo voi con questa legge i prezzi di copertina diminuiranno di colpo? No, i libbricini insulsi dell’einaudi che sembrano depliant venduti a 12 euro l’uno rimarranno tali, e i poveri studenti che se li devono comprare per forza la prenderanno in saccoccia. Un consumatore occasionale può permettersi di comprare di meno e pagare di più. Uno studente ha solo bisogno di risparmiare a qualsiasi costo vista la follia di certi prezzi, e in una giungla di paese come il nostro dove non viene tutelato nessuno permettetemi di dire ancora una volta che delle difficoltà dei piccoli librai mi interessa davvero poco. Io devo comprare libri, tanti e questo mi costa sacrifici, ancor di più da settembre con questa legge meschina. Il resto non mi riguarda.

  20. Ovvio che chi ha scritto l’articolo non sa nulla di mercati, economia e probabilmente non ha mai lavorato nel settore.

    Limitare gli sconti uccide la libertà di mercato, ovvio. Ci arriva chiunque. Quella del prezzo di copertina è una colossale arrampicata sugli specchi.

    Liberalizzare gli sconti significa che un libro può scendere di prezzo nel tempo anche se non viene ristampato, significa concedere a chi può di abbassare il prezzo a suo piacimento. Questo fa il bene delle grandi azienede e di conseguenza dell’economia.

    Stando all’autore del libro si dovrebbe regolamentare il prezzo di ogni bene, tanto basta abbassarne il prezzo al consumatore. Quindi mi chiedo se per l’articolista anche benzina, pane, pasta, biscotti devono essere regolamentati: così i produttori abbasseranno il prezzo al dettaglio.

    L’articolo è davvero fazioso.

  21. io comprero solo libri in inglese da librerie online esterre che mandano libri gratis come play.com o bookdepository.
    auguri e buon fallimento a tutte le librerie mondadori e feltrinelli compresa.

  22. Io sono a Chicago da qualche mese, qui una grande catena di librerie, ‘Borders’, sta chiudendo i suoi mega stores (alla Mondadori o Feltrinelli con, palazzi da 3 o 4 piani) perché è stata buttata fuori dal mercato dai libri che con pochi dollari e poi acquistare e leggere su iPad, Kindle, etc. Invece le piccole librerie nelle grandi città sono già introvabili da tempo, ne rimangono alcune nei suburbs o nei centri più piccoli. Il libro di carta sta diventando una nicchia (come da tempo lo sono diventati i vinili), inoltre per chi legge molto per lavoro o studio la comodità degli ebook quello che accadrà anche dai noi.

  23. Penso che le piccole librerie possano tutelarsi solo proponendo qualcosa che il lettore-consumatore non può trovare in altri posti: specializzandosi settorialmente, organizzando eventi “extra-libro” (dalle presentazioni alle conferenze ai gruppi di lettura), coltivando un proprio target specifico, forse una piccola libreria riuscirebbe a sopravvivere e magari anche a crescere. Mi vengono in mente due o tre piccole librerie di Roma che frequento per interesse “scientifico”, e una libreria-negozio di dischi di Bologna che frequentavo in passato per spirito di appartenenza “tribale”: sono posti in cui vai perché sai già che troverai quello che cerchi (o, se non proprio quello, almeno qualcosa di affine), nonché librai molto competenti che di solito hanno scelto quel mestiere per passione. Andare in questi posti è un vero piacere, e il lettore in genere è anche disposto a pagare un certo prezzo per libri che troverebbe difficilmente altrove. Per comprare libri d’interesse generale -diciamo così- i canali sono più vasti e dispersivi: se voglio un classico o un best-seller posso andare in biblioteca, alla Feltrinelli, al centro commerciale, nella piccola libreria nascosta in centro, oppure posso prendere il libro usato, fare uno scambio su Anobii o simili, farmelo prestare da un amico… Insomma, è normale che se apro una piccola libreria e la riempio di libri che si trovano ovunque, il mio successo sarà pari allo zero. Se invece mi concentro su un target, probabilmente riuscirò a trarre soddisfazione (anche economica) dal mio mestiere.

  24. @Riki: la legge li tocca sì gli interessi degli editori. Essendo anche i proprietari della maggior parte delle grandi catene di mega-librerie, avranno meno facilità a fare il giochetto di alzare il prezzo di copertina del 30% del suo valore di mercato, per poi riempire di cartelli con scritto “-30%” le LORO catene di librerie (“MONDADORI Multicenter”, “La FELTRINELLI”, “GIUNTI al Punto”, ecc.). Se vorranno praticare gli stessi prezzi di prima, saranno costretti ad abbassare il prezzo di copertina, ma in tal modo quel prezzo vigerà in tutte le librerie, grandi o piccole che siano.

    @Eleonora Zanoli: se ti può far piacere, io non sono del settore, sono un semplice lettore, ma questa legge la capisco e l’approvo. Anzi, concordo con @Ivan che il 15% è ancora troppo, e sarebbe stato meglio il 5% o meno. In Germania, dove gli sconti sui libri nuovi sono vietati, il prezzo di copertina di un libro di narrativa è mediamente di 13 euro contro i 16 dell’edizione italiana dello stesso libro.

  25. Per Marco

    Dici:

    riempire di cartelli con scritto “-30%”

    poi dici:

    In Germania, dove gli sconti sui libri nuovi sono vietati, il prezzo di copertina di un libro di narrativa è mediamente di 13 euro contro i 16 dell’edizione italiana dello stesso libro.

    Quindi se applico il 30% ai 16 euro dell’edizione italiana il libro lo pago poco più di 11€, 2 euro in meno dei paesi dove gli sconti son vietati!!

  26. E poi alla fine perchè salvare solo le piccole librerie, la stessa cosa è avvenuta con l’elettronica di consumo: è sempre più raro trovare un piccolo negozio che vende televisori, radio o lavatrici. La grande distribuzione e Internet li hanno distrutti.
    Analogamente la pellicola è stata fatta fuori dal digitale e di colpo son spariti il 90% dei fotografi (quelli che campavano di sviluppo e stampa).
    E ancora Dischi e DVD soppiantati da Internet.

    Il mondo cambia, che piaccia o no non sono leggi restrittive che possono salvare una categoria (ripeto non l’unica in crisi).

  27. Che posizione ridicola! Come si possa solo immaginare di difendere questa legge va al di là delle possibilità di comprensione di una qualsiasi persona che abbia a cuore la diffusione dei libri. Ma si sa: in Italia c’è persino chi prova a difendere il divieto di vendere aspirina a prezzi scontati. Siamo un paese triste: ognuno cerca di farsi difendere dallo Stato: farmacisti, notai, librai. Chissà cos’altro proteggeranno in futuro.

  28. Come lettore ho percepito danno da una legge del genere.
    Se prima potevo comprare con sconti del 50% o più, giacenze di magazzino, invendute, oggi posso acquistarle al massimo col 25%. Forse se l’on. Levi, e i suoi sostenitori (l’autore dell’articolo direbbe la stessa cosa se la legge fosse stata emanata da un esponente della Lega o del Pdl?) avessero uno stipendio da 1400 Euro al mese, e non quello che ricevono, e avessero veramente la passione di leggere forse si renderebbe conto del grande svantaggio cha ha portato alle classi più basse della popolazione, dedite alla lettura e all’approfondimento culturale!
    Ho letto e riletto le affermazioni plaudenti dei fan di Levi, ma non sono riuscito a capire quali siano i vantaggi per gli editori e tanto meno per i cittadini!
    Da quanto mi risulta è un altro bell’esempio di legge bipartizan a riprova che il parlamento italiano è sempre più vicino al disegno pduista di Gelli! si fanno le leggi per la casta o per i propri interessi di lobby, non per i cittadini!

  29. infatti hanno smesso di pubblicare post non trovando una conseguenza positiva della legge…

  30. Lettori sveglia!! Lo sconto dell’editore è solo uno specchietto per le allodole. L’editore decide a monte il prezzo del libro prevedendo già lo sconto che poi faranno. Il lettore si illude di pagare di meno il libro perché vede lo sconto, anzi magari compra di più proprio per approfittare della campagna sconti: l’editore si assicura il fatturato previsto e scarica sul libraio, e sul lettore, i costi del prodotto. Intanto le grandi librerie e i centri commerciali ottengono condizioni molto più favorevoli. Questo a discapito della varietà e della qualità dell’offerta. Le piccole case editrici non si possono permettere prezzi e costi e sconti come la grande editoria. Il libraio indipendente (e anche quelli in franchising a volte) che ci tiene a fare un lavoro serio non riesce a sostenere i costi (i ricavi sul libro sono minimi). Il risultato sarà un mercato del libro completamente falsato dai poteri forti. E a noi lettori nessuna libertà di scelta. A volte la scelta che da’ un immediata convenienza, nel medio e lungo periodo finisce per rivoltarsi contro noi stessi.

  31. @ Elisabetta No, non si capisce per quale motivo il libraio indipendente garantisce libertà e la grande catena no. E’ un assunto ideologico che non sta nè in cielo nè in terra. Questa mistica del libraio indipendente e del piccolo editore è un’invenzione mitologica. Poteri forti? A me pare che qui la lobby sia quella di librai-editori che è riuscita a imporre una legge
    E poi, se i piccoli editori non possono permettersi i costi di questo lavoro, non sarà perchè vendono poco perchè pubblicano roba invendibile a prezzi esorbitanti?

    Molte piccole case editrici sono semplicemente fuori mercato, punto.

    “A volte la scelta che da’ un immediata convenienza, nel medio e lungo periodo finisce per rivoltarsi contro noi stessi.”

    Quindi in USA o Gran Bretagna non c’è libertà di scelta? Quindi la legge Levi è qui per proteggerci? Ma per favore, questo è ridicolo.

    Almeno se avete avuto questa legge (illiberale e di casta corporativa) limitatevi a gioire per voi stessi, senza aggiungere questi toni paternalistici.

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