La legge sul prezzo del libro è passata!

La legge tanto attesa sul prezzo del libro è passata stamattina al Senato, con le modifiche ottenute dalla strenua lotta dei Mulini a Vento e di tutti quelli, editori e librai indipendenti, che hanno sostenuto la battaglia. La legge sarebbe passata qualche mese fa se alcuni ministri non avessero imposto un’ulteriore modifica che assegna alla presidenza del consiglio la verifica annuale sull’andamento della legge.

Questa non è la legge che volevamo, ma volevamo una legge e questa è la migliore che potevamo ottenere. Da questo momento in poi unimoci tutti per batterci per una vera legge sul libro che prenda esempio dalle leggi più avanzate, come quelle che vigono e prosperano in Francia, Germania, Spagna, e via dicendo…

Ringraziamo tutti l’accanito e generoso impegno con il quale il senatore Vincenzo Vita ci ha accompagnati, sostenuti, informati.

i Mulini a Vento

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29 Responses to “La legge sul prezzo del libro è passata!”

  1. Ora si ricomincia, a provare a costruire una legge seria e un percorso di civiltà
    Alina Laruccia, Libreria Indipendente Eleutera di Turi(BA).

  2. Questo è solo il punto di partenza ed ora forza e coraggio…
    Ripartiamo alla volta della “Legge Perfetta”…!!!

  3. Ringraziamo i Mulini a Vento per il grande impegno profuso per questo primo importante risultato e ci mettiamo a disposizione per supportare loro e gli onorevoli Levi e Vita nel percorso verso una legge sul libro di tipo europeo.
    Adesso massima attenzione su comportamenti eventualmente scorretti di editori, catene e librerie on-line!

  4. Ringraziamo i Mulini a Vento e ci candidiamo a don quijotes per le battaglie future.
    Hasta la lectura siempre!

  5. ma in sintesi cosa prevede la legge? saluti dalla Spagna

  6. Addio libri. Sconto o non sconto, comprerò meno, e comprerò sul web.
    Librerie, siete morte.

  7. Ehmmm…scusate l’ignoranza, ma la cosa mi ha incuriosita: di cosa si tratta?

    • Di un tetto massimo di sconto che è pari al 15% tranne il mese di dicembre in cui è vietato, ma per il resto dell’anno si possono avere sconti fino al 25% su collane o determinati autori selezionati più o meno questo è il succo, ma ricorda più sono forti gli sconti più aumenta il prezzo del libro!!

      • Ho capito e sono andata a leggermi qualcosa sull’argomento. Avete ragione, è giusto. Grazie della spiegazione e buon lavoro!

  8. Comprare un libro a metà prezzo sotto Natale? Quest’ anno non sarà più possibile. Salvo imprevisti, oggi verrà approvato al Senato il decreto legge che regola il prezzo dei libri (già ieri all’ ordine del giorno). La «legge Levi», dal nome del primo relatore, regolamenta gli sconti: finora liberi, a volte selvaggi (soprattutto online). O persino «percepiti», se l’ editore alza il prezzo di partenza prima di dimezzarlo vistosamente. Il tetto massimo di sconto sul prezzo di copertina è fissato al 15 per cento per tutti i venditori: grande e piccola distribuzione, librerie indipendenti, online. Gli editori, invece, non potranno andare oltre il meno 25 per cento per le campagne promozionali. Che dovranno essere proposte a tutti i venditori e non solo alle grandi catene. Non potranno durare più di un mese e saranno addirittura vietate per dicembre. Dato che la decorrenza prevista della «Nuova disciplina del prezzo dei libri» è per il prossimo 1° settembre, quest’ anno il Natale sarà più caro per gli amanti dei libri regalo. Ma, per editori e librai (e lettori veri), all’ insegna della «biblio-diversità». A Natale, il «mercato è ricco come domanda, ma l’ offerta è limitata; gli scaffali sono occupati dagli editori più grandi, che con i bestseller praticano grandi sconti», spiega al «Corriere» Marco Polillo, presidente dell’ Associazione italiana editori (Aie). «Il mercato dei libri è diventato una giungla. Il testo della legge è un buon punto d’ incontro. Evita che un grande gruppo editoriale privilegi la sua rete distributiva, negando alla piccola libreria di usufruire della promozione. Così i piccoli editori avranno più spazio. Ma difende anche la grande catena dagli sconti selvaggi della vendita online». È di ieri, d’ altronde, la notizia del fallimento del colosso librario americano Borders (secondo solo a Barnes & Noble), che non ha trovato acquirenti. Paolo Pisanti, presidente dell’ Ali (Associazione librai italiani) considera la «legge Levi» una legge «per» i librai. «Perché difende il pluralismo culturale e rispetta il ruolo del libraio, che non è un semplice commesso che ti indica uno scaffale, come in un supermercato». Pisanti punta il dito contro Amazon e le sue «presunte vendite sottocosto», ma è ottimista sul futuro prossimo: «Con questa legge, già nel 2012 forse non vedremo tutte queste librerie che chiudono». Amazon intanto rilancia sul fronte dei libri scolastici digitali: per il prossimo anno ha lanciato una particolare formula di prestito per gli studenti che consente risparmi personalizzati fino all’ 80 per cento sul prezzo di copertina.

    Mastrantonio Luca (Corriere della Sera)

  9. La legge che hanno approvato è davvero assurda!! Dovrebbero appassare i prezzi di copertina di tutti i libri piuttosto che vietare sconti superiori al 15 per cento! Dovrebbero vendere i libri allo stesso prezzo ad ogni negozio reale e virtuale piuttosto che concedere il 60-70 per cento di sconto ai negozi online e ai supermercati e solo il 28 per cento alle librerie indipendenti! In questo modo la competizione sarebbe davvero alla pari e anche le piccole librerie potrebbero offrire prezzi molto vantaggiosi continuando a vendere molti volumi!

  10. @book149 e Angela

    Gli aspetti fondamentali sono:

    1) I negozi (tutti, dalle librerie di catena, ai supermercati, passando per i negozi online e le librerie indipendenti) non potranno praticare sconti superiori al 15%.

    2) Gli editori nelle loro campagne di sconto non potranno superare il 25%, e l’offerta dovrà essere per tutti i rivenditori, non solo per alcuni.

    Poi se non erro dovrebbe esserci un limite al numero di campagne che si possono praticare durante l’anno (1 sola).

  11. Mi spiace ma non sono d’accordo. Allora noi lettori dovremmo pretendere una legge anche a tutela dei nostri interessi che impedisca l’aumento dei prezzi superiore al 5% in 10 anni limitando la libertà degli editori di fissare come a lor piaccia il prezzo del libro che invece mi pare, dagli articoli letti qua e là, ampiamente garantita.

  12. leggo libri per soddisfare il piacere della lettura, per coltivare il mio interesse personale e per collezionismo. Cosa produrrà questa legge?
    Piacere della lettura: verrà posposto attingendo alla disponibilità delle biblioteche pubbliche, al mercato dei libri di seconda mano, qualche volta attendendo le versioni economiche e infine le offerte al 25%.
    I miei interessi di lettura preferiti: il desiderio di leggere le novità rimane forte…selezionerò maggiormente i libri (la qualità è in forte caduta “fortunatamente”) e imparerò ad attendere.
    Collezionismo: non cambierà nulla perchè è un mercato di nicchia e sul libro fuori commercio che ha intatti i suoi canali di vendita.
    Poscritto:
    1) nel mio caso avverto una riduzione nell’acquisto dei libri da qualche anno a questa parte….non legato alle disponibilità economiche ma ad un fatto specifico e odioso…il tipo di carta usato dagli editori…..invito chiunque ad aprire/sfogliare uno di questi libri tra dieci anni…la carta è talmente scadente che si sbriciolerà tra le mani……ora …è colpa del prezzo o degli editori che per risparmiare offrono libri anche interessanti (qualche volta) ma impossibili da conservare????????
    2) editori indipendenti…..quanta fatica per trovarvi….non basta internet…..
    3) librai indipendenti…ogni tanto entro nelle vostre librerie e acquisto libri…più per solidarietà che per interesse dato che …anche con voi è molto difficile trovare libri di editori indipendenti…….

  13. Benissimo, mi sono comprato un lettore di ebook e leggerò solo i libri che scarico, GRATIS, dal web e sono tantissimi, recenti e non.

  14. La legge mette in mostra solo l’incapacità, delle case editrici di innovarsi, di trovare nuove modalità di distribuzione/fruizione che possano alimentare il mercato. http://blog.estrogeni.net/riflessioni/fahrenheit-451

  15. @Francesco, ti è mai capitato di chiederti cosa determina il prezzo di un libro? Quanto costa acquistarne i diritti, quanto costa farlo tradurre, farlo stampare, farlo promuovere e distribuire? O qualcuno pensa davverto che basti mettere un testo, nudo e crudo, su internet per farlo diventare un libro?
    O forse scrittori, traduttori, redattori e tipografi devono lavorare gratis?
    @Giorgio: Le librerie sono morte? Spero proprio di no. A me piace girare tra gli scaffali di una librteria, molto più che stare incollata a un computer.
    @davide: ti sei chiesto di quanto è aumentata la carta in 5 anni? Gli editori non fissano “come a lor piaccia” il prezzo del libro, sarebbe suicida.
    E in ogni caso a me piace pensare che le regole siano uguali per tutti, grandi e piccoli. Che chi possiede case editrici , catene di librerie, società di promozione e distribuzione, e magari anche giornali e televisioni per far parlare dei propri libri, sia soggetto alle stesse leggi degli altri. Sarò un po’ ingenua… E in ogni caso, scontare un libro appena uscito in libreria vuol dire che nel momento in cui mettevo il prezzo sul retro di copertina sapevo già che lo avrei scontato.

    • @Daniela. No, non so quanto sia aumentato il prezzo della carta: di mestiere faccio il lettore non l’editore o il libraio e purtroppo ho il brutto vizio di ragionare da consumatore, nonché da studente squattrinato, chiedo venia. Ma mi interesserebbe saperlo perché la ritengo una notizia comunque interessante.
      Tuttavia, sempre ragionando da consumatore (etichetta che imbruttisce chi legge, ma tant’è), potrei darti una risposta che potrebbe sembrare pressapochista e forse anche un po’ antipatica, ma che non vuole esserlo e che suonerebbe più o meno così: “E allora scarichiamo sempre a valle, sulla spalle del lettore”.
      Però in questo un po’ di verità c’è, come ce n’è sempre un po’ in tutte le cose e non solo nel vostro punto di vista.
      Infatti cosa non mi legittimerebbe, se fossi un produttore di carta, a risponderti: “Ma Daniela! Ti sei mai chiesta quanto sia diventato oneroso oggi produrre la carta?”. Solo che tu, che sei l’editore Voland, hai una scelta per ammortizzare in qualche modo sebbene nei limiti del possibile. Io, lettore, no. E sta tutta qui l’irriducibilità delle nostre posizioni.
      E’ proprio così impossibile trovare altre vie che non siano quella di applicare anche all’inflazione dei costi di produzione la legge di gravitazione universale?
      Tutto qui. Perché, scusami, magari sono poco informato io, però aumentare da 10 a 14 euro i piccoli libri di una medesima collana, nell’imperfetto volgere di un anno, o è dovuto ad un clamoroso crollo nell’offerta della carta di Fabriano oppure semplicemente questo rincaro non è dovuto all’aumento del prezzo della suddetta.
      Ma anche così fosse ed essendo d’accordo che ribassare un libro appena uscito sia cosa scorretta, ma non capisco perché non mi sia più lecito sperare in uno sconto d’occasione su di un libro, cui faccio la posta da tempo, come “La tarda estate” di Stifter che sono diversi anni che è in catalogo e che è sempre costato una cifra più vicina ai 50 che ai 40 euro.

  16. ciao davide
    apprezzo il tono civile della tua mail. Ti rispondo con qualche esempio di prezzi di libri, i primi che mi vengono in mente:
    Bohumil Hrabal Spazi vuoti, Einaudi 228 pagine, 20 euro
    Philip Roth, Indignazione Einaudi 142 pgine, 17,50
    Saramago Quaderni di Lanzarote 194 pagine, 18 euro
    Paolo giordano La solitudine dei numeri primi Mondadori 304 pagine 18 euro
    Carol Shield L’amore è una repubblica Voland 432 pagine 15 euro
    e questo non perché io sono più buona di Einaudi e Mondadori, ma proprio perché cerco di limare al massimo le spese, riduco al massimo (a volte annullo) il mio guadagno, strappo le migliori condizioni possibili agli agenti, utilizzo traduttori bravi ma magari ancora poco famosi. E’ qui che deve esserci la concorrenza fra editori, sul prezzo di copertina. E’ quello che bisogna ridurre. Per non cadere nella trappola di trovare scontato un libro che all’origine aveva un prezzo gonfiato.
    Ti prego di credermi: la scelta di un editore indipendente è sempre molto relativa, stretto com’è tra la distribuzione, il tipografo e gli altri costi. O pensi che i traduttori e i redattori non debbano essere retribuiti?
    In ogni caso, se abiti a Roma, vieni in redazione a continuare questa appassionante discussione. Vedrai che la redazione Voland è ben lontana dai cigni di Segrate!!
    Cordialmente
    daniela
    Ps: mi hai incuriosita, con La tarda estate. Ora voglio leggerlo anch’io. Ma forse è fuori catalogo.

    • Ciao Daniela,
      grazie per l’invito a passare in redazione, accetterei se non fosse che purtroppo abito molto più vicino ai cigni di Segrate che alla Città Eterna. Non mi lamento, eh: abito in un bel posto, tra due laghi che sono stati fonte di ispirazione anche per diversi scrittori. Uno su tutti: Mario Soldati.
      Ma Roma è un’altra cosa. Vorrà dire che ci daremo una stretta di mano se mai verrai a Milano a presentare qualche libro della tua casa editrice.
      Tornano a bomba nel merito della questione, sono d’accordo con te su tutto ciò che scrivi.
      I prezzi che hai menzionato sembrerebbero quasi da oligopolio. Lo sembrano, forse lo sono, perché i tre quarti dell’editoria italiana siano in mano a due, forse tre, soggetti, dove il quarto restante è composto da voi editori indipendenti. E già il fatto che a voi ci si riferisca come “indipendente” la dice lunga.
      Leggo che anche altri paesi hanno leggi del genere, che addirittura portano il testo massimo dello sconto al 5%, ragion per cui le ritenete migliori di quella appena approvata. Non di meno resto scettico: che senso ha uno sconto del 5%? Del 15% può ancora voler dir qualcosa, ma cosa mi cambia pagare un libro 15,20 euro anziché 16? 80 centesimi non sono nemmeno più il resto del carlino e solo raramente un caffè! Tanto valeva eliminarlo del tutto.
      Beninteso: ho capito che il senso della misura è proprio quello di togliere lo sconto dal calcolo del grande editore portando la concorrenza sul prezzo di copertina con un conseguente abbassamento dei prezzi; anche se ammetto di non averci pensato prima di aver letto l’articolo di Gaspare Bona qui pubblicato.
      Ma siamo sicuri che questo avverrà? E’ qui che si insinuano i miei dubbi, perché in fondo, se voglio leggere l’ultimo libro di Roth, per riprendere il tuo esempio, sempre ad Einaudi mi dovrò rivolgere. Tutto qui.

      “Tarda estate” mi sembra sia ancora in catalogo, stando al suo editore italiano che è Novecento: http://www.novecentoeditrice.it/ITAITA24N16-tarda-estate.htm
      Però non l’ho mai visto “fisicamente” in una libreria.
      Dev’essere una di quelle pallosissime letture dove non succede mai niente, ma con quell’inimitabile sapore mitteleuropeo che non so mai bene definire se romantico, decadente o tutt’e due le cose. Mi attrae irresistibilmente. Aveva entusiasmato Mann e Nietzsche, il che è tutto dire.

      Invece tu mi hai messo la pulce nell’orecchio per Carol Shields e Hrabal. Non si finisce mai di apprendere cose nuove e interessanti. Mi sa che approfitterò di qualcuna delle vostre promozioni: è anche ora di affrontare Amelie Nothomb!

  17. Credo che le lamentele dei lettori siano comprensibili, anche perché non sono tenuti a essere al corrente né dell’aumento del costo della carta, né tantomeno a conoscere la complessità e tutto il lavoro che c’è dietro la realizzazione di ogni singolo libro, e questo vale quasi in ogni campo. Però, oggettivamente, per le piccole librerie e i piccoli e medi editori è davvero un’ottima cosa.

    @paolo C

    La grande guerra è nella conquista di spazio negli scaffali. Le piccole case editrici sarebbero ben liete di essere ovunque, ma una Longanesi (e non parliamo di editori più grandi) che pubblica 10 libri al mese occupa FISICAMENTE spazio perché per ciascun titolo ne mette fuori migliaia di copie (10.000? 20.000?), un piccolo editore quel numero nemmeno lo stampa. E poi c’è una forte concetrazione anche nel mercato della distribuzione, con Messaggerie – il distributore numero uno – che fa capo al terzo gruppo editoriale italiano.

    Le varianti sono molteplici.

  18. Mi dispiace ma non sottoscrivo la petizione,questa legge mira soltanto a proteggere le lobby che, nel nostro paese sono purtroppo molte,servirà soltanto ad allontanare la gente dalla lettura,come peraltro già avviene.Se gli editori e le librerie indipendenti non hanno il coraggio di cambiare facciano pure qualcos’altro, non mi sembra poi che esistano analoghe tutele per le migliaia di persone che perdono il lavoro ogni giorno e per le quali nessuno fa nulla.

    • Erroneamente ho scritto di non sottosdcrivere la petizione,non avevo letto i commenti precedenti,sono comunque fortemente contrario a questa legge.

  19. CONTRARISSIMA a questa legge.. se i siti web riescono a vendere un libro ad un prezzo scontato anche del 30/40 vuol dire che ugualmente ci guadagnano ( non credo che nessuno regali niente) quindi non veniamo fuori con i discorsi che la carta costa cara i diritti costano .. la lettura dovrebbe essere quasi gratuita, già viviamo in un paese dove regna l’ignoranza.. ed inoltre non è giusto che io debba pagare in libreria un libro 20 euro .. io sono una divoratrice di libri dovrei spendere dai 15 ai 20 euro la settimana..studio non lavoro mi dite come faccio??ovvio che mi avvalgo di siti web dove con uno sconto del 40 posso comprare anche i libri più recenti.. è vergognoso!!! ma che vuoi farci .. il risultato sarà un calo vertiginoso delle vendite anche per le librerie e io continuerò a comprare on line sui siti dove acquistavo prima come AMAZON E IBS!!… se verrà approvata invito tutti a continuare a comprare on line o ad andare in biblioteca vediamo se per 2 mesi non vendono niente che succede…e ricordiamoci che tutto questo è per tutelare mondadori, feltrinelli e varie lobby!!

  20. Spero che con il tempo i gentili e apprezzabili “piccoli editori e librai” (apprezzabili se non altro per i sacrifici che intraprendono nel sopravvivere in una situazione complicata come quella attuale e nel promuovere autori e opere che i grandi non valorizzano) capiranno l’enorme stupidita’ della norma che limita lo sconto sui libri al 15%, non fosse altro per alcuni semplicissimi motivi:

    1. le pubblicazioni trattate dalla piccola editoria in genere riguardano una fetta di mercato, che per nulla o solo
    marginalmente, e’ composta dal lettore per cosi’ dire “generico”, anche uno sprovveduto riesce a fare la
    differenza tra l’offerta editoriale di una piccola libreria e un grande store book, lasciando, ben intesi, per voi la
    possibilita’ di offrire un ventaglio editoriale ampio che vi permetta di competere, secondo le vostre scelte, con la
    grande distribuzione;

    2. nel cercare di tutelare i propri interessi i piccoli editori potrebbero consorziarsi e sviluppare dei siti web che
    diano visibilita’ in maniera studiata alle loro offerte e proposte, inserendo possibilmente le librerie di riferimento, inoltre
    se norma doveva essere poteva prevedere per il lettore la possibilita’ di allargare la fascia dei testi da detrarre
    fiscalmente salvaguardando le piccole edizioni (a questo principio si richiama lo spirito di una norma tesa a preservare
    la piccola distribuzione e il prezzo concorrenziale in un libero mercato);

    3. personalmente, ma come il sottoscritto ad oggi lo fanno molti lettori “medi”, non rinuncio alla visita in una libreria sia
    grande che piccola e all’acquisto; ma di pari merito colgo anche le opportunita’ offertami dalla rete, questo a
    dimostrazione del fatto che l’acquisto in libreria e’ comunque preservato, indipendentemente dalla presenza o
    meno delle offerte sul web;

    4. non mi allineo alla questione trattatta sui blog o sui giornali secondo la quale se si regola il prezzo dei libri, lo stesso si
    dovra’ fare per generi di necessita’ “materiale” quale cibo, carburante, assicurazione o altro; in questo caso la
    questione e’ differente e si rischia di travisare il concetto fondamentale che distingue necessita’ fondamentali materiali
    dai bisogni “fondamentali” immateriali o per cosi’ dire intellettuali;

    5. in ultima considerazione ho cercato di informarmi su chi usufruisce di pubblicazioni cosidette di nicchia e quelle fornite
    dalla grande distribuzione circa l’esito di questa norma e il risultato e’ che molti esperti del settore vedono un rischio
    forte di recessione circa le vendite in un momento di contrazione generale del mercato globale ed editoriale nello
    specifico, con conseguente allontanamento dell’esiguo numero di lettori italiani (ricordiamo l’ingrata classifica che ci
    vede fortemente penalizzati in Europa circa l’acquisto o la lettura di libri),con ripercussioni su tutto il settore editoriale.

    Ovviamente queste considerazioni sono fatte da un lettore “arrabbiato” e di parte, ma ho provato a leggere le “vostre” di ragioni e mi sono convinto che in qualche modo andavate tutelati, ma dispiace dirvelo la vostra azione e la conseguente norma vi rendera’ agli occhi dei piu’ “casta”, e cio’ di questi tempi non porta bene, con il forte rischio che nel volervi tutelare vi siete messi una corda al collo, e purtroppo a tirarvela (scusate il triste esempio) potrebbe essere proprio quel lettore che volevate attirare.

    Un saluto da un lettore “arrabbiato”.

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