appello ai librai

di Rocco Pinto [da La Stampa del 30 Settembre 2010]

Vorrei fare una riflessione sul fatto che sta passando in commissione al Senato la legge Levi, che ha lo scopo di regolamentare il mercato del libro. La cosa dovrebbe interessare tutti, chi legge e chi non legge. Invece i giornali, a parte pochi casi, hanno riservato dei trafiletti alla questione e all’appello lanciato dai Mulini a vento, che chiede di modificare – e non di bloccare – la legge in discussione e che ha raccolto moltissime adesioni di librai, editori, intellettuali e scrittori.

Pur apprezzando lo sforzo dell’onorevole Ricky Levi, la legge citata è lontana dai modelli di legislazione europea che da decenni hanno esiti positivi riconosciuti dagli operatori e dai lettori. La legge Levi invece prevede un tetto di sconto del 15%, la possibilità di fare campagne promozionali in tutti i mesi dell’anno ad eccezione di dicembre, il 20% di sconto su internet. L’unica vera novità è che possono fare le campagne promozionali solo gli editori e non il singolo negozio, la catena o il supermercato. Certo, il piccolo passo avanti è da apprezzare rispetto alla giungla attuale. Ma è ancora troppo poco.

Non si può pensare di poter fare il 15 % di sconto, mentre in Germania non c’è alcuno sconto ed in Francia e in Spagna il 5%, e contemporaneamente essere sempre in promozione. Il professor Vescovi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, inaugurando il terzo corso per Librai della Scuola di Orvieto, dati alla mano, dimostrava che una promozione è vera quando è eccezionale, mentre quando è continua non è più credibile e diventa, anche da un punto di vista commerciale, un’arma spuntata.

Soprattutto In un momento sempre più difficile per le librerie indipendenti che fanno fatica e chiudono lasciando sempre più spazio alle librerie di catena, si ha il dovere di legiferare per un mercato con regole che diano spazio a tutti e non solo alle catene librarie o ai grandi gruppi editoriali. Per la prima volta il fatturato delle librerie di catena ha superato quello delle librerie indipendenti. Anche gli editori piccoli e medi sono penalizzati da questa situazione che favorisce chi può permettersi di fissare dei prezzi più alti sapendo già che li abbasserà del 25 o 30%. E i lettori stessi sono costretti a rincorrere la promozione, come succede con tanti altri prodotti, per l’illusione di risparmiare, quando invece in un mercato non “drogato” dagli sconti anche le politiche sui prezzi di copertina smetterebbero di andare al rialzo.

Un anno fa dalle pagine del suo giornale avevo provocatoriamente invitato i colleghi alla serrata, come fanno i benzinai, per far capire la gravità della situazione. Oggi ci rendiamo conto che non c’è più tempo da perdere. Propongo ai colleghi di far sentire la propria voce aderendo all’appello lanciato dai Mulini a vento (Instar libri, Iperborea, Marcos y Marcos, mimum fax, nottetempo, Voland) che si trova sul blog https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/ e ad esporlo sulle nostre vetrine l’appello raccogliendo firme di lettori, scrittori e quanti hanno a cuore che sopravvivano sia le librerie che gli editori indipendenti.

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One Comment to “appello ai librai”

  1. Siamo curiosi di sapere, ad oggi 18/01/2011, lo stato delle cose in merito alla legge Levi, che contestiamo anche noi per il suo aspetto provvisorio e non ben definito nei termini, concordiamo con il bisogno di limitare ulteriormente i momenti delle campagne sconti degli editori a non più di 2 all’anno, come in altri settori, e che lo sconto del 30% sia anche troppo alto.
    Inoltre crediamo che se nella legge non vengono stabilite sanzioni adeguate per i diversi casi specifici, una legge non serve a un granchè, rimane “aria fritta”, noi ci teniamo a sapere, quando denuncieremo per violazione della legge tutti i “furbi” che abitano numerosi questo paese, cosa dovranno pagare per risarcire le persone e i professionisti perbene che pagano le tasse e non sfruttano i dipendenti.

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