I piccoli contro i giganti Editoria, da oggi in Senato la legge sul prezzo del libro

di Maria Serena Palieri [da L’Unità del 28 settembre 2010]

I lettori più fedeli avranno colto l’avvisaglia: a fine luglio cedemmo lo spazio di una «Fabbrica dei libri», rubrica del venerdì, a un appello di Ginevra Bompiani, «Cari lettori, scegliete i libri non gli sconti». Era un segnale che proveniva dal mondo subacqueo in cui montava la protesta contro la legge sul prezzo del libro da aprile in discussione in Parlamento. https://leggesulprezzodellibro.wordpress.com è il blog dove un centinaio di editori indipendenti – la nottetempo di Ginevra Bompiani, ma anche e/o, Fanucci, Sellerio, Donzelli ecc.. insomma la coorte dei «piccoli e medi» – di scrittori – dai più giovani Parrella e Wu Ming ai decani, La Capria come Maraini – e di librai indipendenti, si organizzano.

Dicono il loro no a una normativa che invece è uscita dalla Camera, dopo l’iter in commissione referente, con voto unanime. Un paradosso in Italia di questi tempi. Legge che porta la firma di Ricky Levi, già sottosegretario con delega all’editoria nel governo Prodi e che nelle audizioni alla Camera ha riscosso un sì da due associazioni di categoria, Aie (associazione degli editori, che con 420 iscritti copre il 90% del mercato), e Ali, librai indipendenti.

IL NODO DEL CONTENDERE Ciò che si manifesta in Rete, e da lì sui giornali, è dunque per cominciare un problema di rappresentanza: sia Aie che Ali vedono il loro sì alla legge contestato da una parte crescente dei loro soci. Ma nel merito, qual è il nodo del contendere? Lo scenario è questo: bookshop delle grandi catene e scaffali nei supermercati dove ciò che ti viene offerto davvero non è il libro, ma lo sconto, avete presenti le pile che mostrano il Dan Brown appena uscito a prezzo falcidiato, gli Oscar in saldo in marzo e altri tascabili in giugno o in novembre? La legge interviene su sconti e promozioni: pone un limite del 15% ai primi e dice che le seconde le potranno fare solo gli editori, in 11 mesi (Natale escluso), ciascuna per 30 giorni e rivolta a «tutti» i punti vendita, senza distinzioni tra catene, Gdo (grande distribuzione) e indipendenti. Chi sostiene la legge (in primo luogo Marco Polillo, presidente Aie, e Paolo Pisanti, presidente Ali) dice che: 1) per come stanno i rapporti di forza, è l’unica legge possibile 2) è un buon punto di mediazione, in particolare quel 15% di tetto agli sconti è una via di mezzo tra la derelugation britannica e il 5% sancito dalla legge francese. I contestatori dicono che: 1) benché soci delle associazioni di categoria, non sono stati interpellati (critica in particolare per Aie) 2) il 15% è troppo alto 3) ma soprattutto che le norme sulle promozioni sono aggirabili, sono una barzelletta.

E che, in definitiva, la legge ammazzerà la bibliodiversità, i libri che non sono best-seller, gli editori che li fanno e le librerie piccole. Ed è una regalo ai grandi gruppi, Mondadori, Rcs, Gems e al gigante indipendente, Feltrinelli, e alle relative catene librarie, perché leva di mezzo il pericolo costituito per loro dalla grande distribuzione. Ora, quando si parla di editoria in Italia bisogna sempre ricordare che il padrone del gruppo più importante è il premier… Oggi, eccoci all’inizio del confronto finale, in Commissione Pubblica Istruzione e Beni Culturali del Senato comincia l’esame della legge Levi: chi vincerà la battaglia?

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