Meglio questa legge che nessuna legge… ma senza ipocrisie

di Riccardo Campino

Personalmente sono lieto che finalmente si sia aperto un vero dibattito sulla fatidica legge sul prezzo del libro e plaudo i Mulini a Vento per essersene fatti promotori.

Da molti anni questa materia sembra interessare solo qualche addetto ai lavori, senza rendersi conto che i suoi effetti si ripercuotono (e si ripercuoteranno ancor di più in futuro) sulla pluralità dell’offerta culturale del nostro Paese.

L’aver coinvolto scrittori, intellettuali, editori e librai indipendenti nella sottoscrizione di un appello che chiede a gran voce un ulteriore approfondimento del disegno di legge in discussione in Parlamento (E NON IL SUO ANNULLAMENTO), la reputo un’azione democratica e civile e non vedo in tutto ciò alcun gesto di disubbidienza o di insubordinazione alle decisioni già prese dai vertici delle categorie di editori e librai.

Peccato solo che tutto ciò sia avvenuto con estremo ritardo e per di più alla vigilia dell’approvazione di una nuova normativa che punta a porre un primo piccolo argine alla giungla in cui ci troviamo ad operare da troppo tempo.
A questo proposito tutti dobbiamo riconoscere il grande impegno profuso dall’On.le Ricardo Levi in questi ultimi anni, nel farsi da promotore in Parlamento delle istanze di editori e librai, sollecitando gli stessi a giungere ad una proposta di legge condivisa da sottoporre alle Camere.

Dopo anni di insuccessi, oggi un punto d’incontro esiste, anche se va riconosciuto da tutti senza ipocrisie che le concessioni più grandi le hanno fatte certamente i librai e gli editori medio-piccoli, che pur di uscire dall’attuale caos, hanno di fatto dovuto accettare le condizioni dettate dai grandi gruppi editoriali.

Personalmente, e lo dico da cittadino deluso che osserva quotidianamente il teatrino della politica italiana, non ripongo molta fiducia nella sensibilità della nostra classe dirigente (di tutti gli schieramenti), ancor meno se l’argomento in questione investe la sfera culturale; per questa ragione non credo proprio che la questione del prezzo del libro potrà mai aprire un dibattito parlamentare nel nostro Paese, così come è avvenuto negli anni passati in Francia e Germania.

Inoltre non credo possibile, all’indomani dell’eventuale approvazione del DL Levi, che tale materia potrà essere oggetto di approfondimenti ed eventuali migliorie nel prossimo futuro. E’ sotto gli occhi di tutti l’incapacità del nostro Parlamento di cambiare una legge vergognosa come quella elettorale, definita sbagliata più o meno da tutte le forze politiche e una “porcata” dallo stesso On.le Calderoli, che l’ha scritta.

Pertanto dobbiamo essere consapevoli che il disegno di legge sul prezzo del libro, se mai verrà approvato, non subirà variazioni per molti anni a venire.

E proprio a seguito di queste considerazioni e superato un certo conflitto interiore, legato al timore di veder saltare la possibilità di avere una brutta legge, ma comunque migliore rispetto a quella attuale, che ho deciso di sottoscrivere l’appello dei Mulini a Vento, cambiando in parte opinione rispetto a qualche mese fa, quando vedevo assolutamente impossibile far valere le ragioni per arrivare ad una legge più equa (a mio avviso) rispetto a quella in discussione.

E’ importante ribadire ancora una volta che I Mulini a Vento non chiedono la riscrittura totale del disegno di legge Levi, ma semplicemente una maggiore attenzione alla stesura in particolare del comma relativo alle promozioni, che nell’attuale versione permetterebbe a qualsiasi editore di tenere in promozione lo stesso libro per 334 giorni l’anno (dicembre escluso).

Non si capisce infatti cosa voglia dire, come recita il comma 3 dell’art.2 del suddetto DL, che una promozione può durare al massimo un mese, quando i libri che ne fanno parte, potranno essere messi nuovamente in promozione dall’editore a partire dal giorno successivo alla scadenza della stessa, magari cambiando fantasiosamente la tipologia della promozione.

Credo a questo proposito, che l’attuale comma 3 dovrebbe quantomeno riportare la durata minima che deve intercorrere tra una promozione e l’altra sullo stesso volume.

Già oggi assistiamo a promozioni degli editori, ripetute sulle medesime collane, fino a 4-5 volte l’anno, anche a partire dal giorno successivo alla scadenza della promozione precedente.

La conseguenza inevitabile di questa perenne svendita del libro è la perdita della percezione del suo valore intrinseco da parte degli acquirenti che, con il passare del tempo, accetteranno sempre meno di pagare alcun libro al prezzo di copertina, consapevoli che di lì a poco, il volume che li interessa, sarà certamente oggetto di un ribasso del prezzo.

Probabilmente, anche se sono assolutamente convinto che questo non è nei propositi dei firmatari, l’applicazione della legge in discussione in Parlamento avrà come prime vittime i piccoli editori indipendenti, incapaci per scarsa forza economica di proporre ai librai campagne promozionali con sconti adeguati; ma subito dopo mieterà vittime anche tra i piccoli e i medi librai, che pagheranno lo scotto di non poter reggere il ritmo delle promozioni fatte dalle grandi catene e dei grandi retailer in generale.

Si, perché leggendo il DL Levi sfugge troppo spesso che questo non legifera (come ad esempio ha fatto la legge americana) sulla materia delle condizioni commerciali tra editori e librai.

E’ chiaro a tutti che l’editore, esattamente come fa già oggi, in occasione del lancio di una promozione, potrà praticare condizioni commerciali differenziate tra libreria e libreria (nessuno glielo impedisce), effettuando sconti più alti ai grandi clienti (catene e GDO) rispetto ai piccoli librai.

Insomma, sia che il DL Levi venga approvato, che nel caso rimanessimo nell’attuale sostanziale deregulation, l’inevitabile scenario del prossimo futuro porterà un aumento esponenziale del numero di promozioni da parte dei grandi editori che finirà per strangolare i piccoli librai, obbligati loro malgrado a cavalcarle per evitare di perdere i propri clienti, con la conseguenza di vedere eroso il proprio margine di sconto in maniera finanziariamente insostenibile.

Ecco perché, come giustamente reclamano I Mulini a Vento, andrebbe messo da subito un limite temporale alle promozioni, che non può essere quello degli 11 mesi su 12 sul medesimo libro.

L’ipotesi dei 2 mesi proposta dai Mulini può essere una soluzione, ma personalmente ad una riduzione temporale (degli 11 mesi), preferirei che ogni singolo libro o collana, vada in promozione una sola volta l’anno per un massimo 30 giorni.

Questo permetterebbe alle librerie di offrire mensilmente promozioni sempre diverse, lasciando magari spazio anche alla creatività del libraio (altrimenti cosa ci stiamo a fare?) ed eviterebbe ‘l’effetto ritardo’ nell’acquisto da parte del cliente, convinto che il libro che gli interessa, se non è in promozione nel momento in cui lo cerca, certamente lo sarà il mese successivo.

Una soluzione del genere non penalizzerebbe neppure i grandi editori che, proprio perché in possesso di ampi cataloghi, potranno mettere in promozione ogni mese una parte della loro produzione, valorizzando altresì sezioni del catalogo fino ad oggi rimaste nell’ombra.

Concludo con la speranza che in ogni caso si arrivi presto all’approvazione di una legge che regolamenti il prezzo del libro, magari concedendosi qualche altra settimana di tempo per analizzare più nel dettaglio qualche passaggio del DL Levi ancora leggermente lacunoso.

Infine , ma questa è una amara riflessione sulle condizioni in cui ci si trova a legiferare nel nostro amato Paese, sarebbe opportuno che, anche per la legge sul prezzo del libro, così com’è avvenuto in tante altre nazioni europee, si pongano al primo posto gli interessi dei cittadini, che vorrebbero continuare a trovare le librerie nel territorio in cui vivono e poter scegliere tra la più ampia offerta di libri, compresa quella degli editori più piccoli. Solo dopo, molto dopo, ci si dovrebbe preoccupare di non scontentare i centri di potere di turno. Ma forse questo nell’Italia di oggi è chiedere troppo!

Formia, 26.09.10

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