perché gli sconti fanno male ai libri

de i mulini a vento

Nell’ultima settimana la battaglia per modificare la legge sul prezzo del libro ha assunto dimensioni mediatiche che ci spingono a una chiarezza ancora maggiore, per evitare fraintendimenti, dovuti anche a fatti che non tutti i lettori conoscono.

Chi scrive, prima di essere editore, è un lettore, che si rende conto di come lo sconto su un qualsiasi prodotto possa essere allettante.

Perché allora ci battiamo contro una legge che sancisce la situazione attuale di sconti continui, in un’epoca di crisi economica?

Il libro, prima di arrivare nelle mani del lettore, passa attraverso le mani e il lavoro di: autori, agenti, editori, tipografi, distributori, promotori e librai. Tutte queste componenti concorrono alla determinazione del prezzo del libro che il lettore si trova in mano.

Come si determina invece lo sconto?

Per quanto riguarda il 15% consentito dalla nuova legge anche sulle novità, il libraio chiede all’editore uno sconto ulteriore e vi aggiunge una parte della sua quota. A questo primo sconto si aggiungono le promozioni proposte e pagate dall’editore a librerie che possano supportarle.

Entrambi questi sconti sono possibili solo a editori e librai abbastanza potenti da poterli sostenere perché possiedono numerose case editrici, una rete propria di distribuzione e una catena di librerie. Gli editori indipendenti che non hanno né librerie né rete di distribuzione propria non possono competere con gli editori che posseggono tutta la filiera.

Naturalmente due altre condizioni si devono verificano: i libri devono avere alte tirature (best-seller) e devono godere di una grande visibilità nelle vetrine e sui ripiani. E, prima di venire scontato, il prezzo viene maggiorato dall’accorto editore. Il risultato è che sui tavoli e le pareti delle librerie di catena si trovano ormai solo i libri scontati, con grave danno dell’editoria e libreria indipendente, e della bibliodiversità, cioè della varietà e ampiezza dell’offerta.

La battaglia per modificare la legge sul prezzo del libro è quindi una battaglia di libertà, di libera circolazione delle idee e del mercato e ha come obiettivo la possibilità di gareggiare ad armi pari su quello che più ci preme: la qualità dei libri.

La nostra proposta è quella di accettare lo sconto massimo del 15% (escluse le novità) ma di limitare le promozioni a due mesi l’anno, come avviene per qualsiasi prodotto commerciale.

Queste modifiche renderebbero di nuovo tutte le librerie luoghi di cultura e permetterebbero ai lettori di scegliere il libro che vogliono davvero, invece di quello imposto loro dai grandi gruppi nelle loro liberi

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2 Responses to “perché gli sconti fanno male ai libri”

  1. Come libreria ho già aderito alla campagna di sensibilizzazione contro la legge Levi sul prezzo del libro; dopo aver letto questo articolo mi sento di dire che le idee espresse rispecchiano esattamente ciò che penso da tempo e che ho già esposto nel mio libro pubblicato nell’ormai lontano 1989.

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