ci scrive [Nicola Lecca]

Quando al supermercato troviamo offerte speciali sotto costo siamo felici: perhè possiamo acquistare molti prodotti a un prezzo insperatamente basso. Ma, allora perchè non ci auguriamo che lo stesso possa accadere con i libri? Perchè ci scopriamo contrari questa legge che, in fondo, ci permetterebbe di leggere ben di più e a prezzi assai più bassi?

Non solo: storicamente il libero mercato ha permesso a molte persone di vivere una vita molto più completa, e – fra l’altro – alle compagnie aeree low cost di esistere.

Eppure oggi noi – correndo il rischio di essere chiamati “medievali” – ci battiamo perché il prezzo dei libri venga protetto. Come fosse un monopolio.
Ma perchè?

I libri non sono uova, latte, o biglietti aerei.
I libri sono più potenti di così: perchè ci formano, ci informano e ci rendono esseri umani più completi e più liberi.

Liberalizzare il prezzo dei libri significherebbe – in fondo – lasciar decidere ai gruppi editoriali più potenti quale letteratura può circolare su grossa scala e quale no. E di conseguenza quali idee possano influenzare il nostro pensiero e quali no.

La partita dei libri, insomma, non può che essere giocata ad armi pari. Perchè dalla loro corretta diffusione dipende anche la nostra libertà.

Ecco perchè noi oggi dobbiamo unirci contro questa legge. La sua approvazione in Senato, infatti, rappresenterebbe la fine della piccola editoria e, forse, anche, della grande letteratura.

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4 Responses to “ci scrive [Nicola Lecca]”

  1. caro Nicola,
    leggo con molto piacere quello che scrivi, e come lo scrivi. Sono completamente d’accordo sui principi della protesta dei piccoli e medi editori, che sono gli stessi di noi librai indipendenti. Mi sembra però che ci sia un quivoco di fondo, rispetto al tentativo di bloccare la promulgazione del testo che regolamente sconti e promozioni: e cioè, che senza questa legge gli indipendenti, editori o librai, muoiono comunque, perchè l’unica certezza è che il prezzo è imposto dall’editore, ma chiunque, in qualsiasi periodo dell’anno può applicare sconti senza alcuna limitazione. Ed è il motivo per cui hanno chiuso tante librerie, ed il mercato si è spostato dalla libreria tradizionale alle grandi catene e ai supermercati. Questa legge è il primo, timido e incompleto tentativo di regolamentare un mercato che ora è una giungla: da quando sono nato si parla di legge sul libro in Italia, e nel frattempo come tu sai, tutta Europa, tranne il mondo anglosassone, si è dotata di una regolamentazione sul prezzo del libro. ora che stiamo finalmente giungendo ad un compromesso con i grandi gruppi editoriali che consente alle librerie indipendenti di avere lo stesso tipo di offerte promozionali delle catene, di non avere megasconti nei supermercati a dicembre, di poter partecipare a gare d’appalto per le forniture alle biblioteche pubbliche alle quali non si potrà fare più del 20% di sconto, sconto massimo anche per gli acquisti su internet, non mi pare saggio bloccare tutto.
    Consideriamolo semmai un primo passo, che dia certezze e regole certe laddove non esistono, e poi lavoriamo insieme per introdurre migliorie e modifiche quando la legge sarà in vigore.
    Un abbraccio forte,
    Aldo

  2. Perché librerie indipendenti è spesso sinonimo di libri “indipendenti”, meno soggetti alla censura e al controllo. La qualità di libri che si trovano nelle piccole librerie, le edizioni e così via è spesso molto superiore a un libro da supermercato, tipica letteratura di consumo. Sarà la morte della letteratura “indipendente”, perché non riuscirà a sopravvivere in un mondo di best seller che pilotano la cultura anche con i prezzi. Sarà un altro gesto volto a minare il pensiero indipendente e a plasmare un mondo in cui saremo ridotti a dei cervelli sottovuoto, ghiotti di letteratura d’intrattenimento a didattica zero.

    Senza contare che Berlusconi deve pur recuperare in qualche modo i soldi che la Mondadori ha sborsato di recente allo stato, anche se ne ha sborsati molto meno del dovuto, no? 😉

  3. Caro Aldo,

    rispondo al tuo interveto e ti ringrazio per essere intervenuto.
    Il fatto che la nuova legge presenti degli aspetti positivi e che migliori in parte “la giungla” dei prezzi che tu descrivi non significa, a mio parere, che la si debba subito accettare così com’è.
    Altrimenti si rischia che i danni siano maggiori dei benefici.
    Meglio sarebbe trovare una soluzione che tuteli davvero e in maniera completa la piccola editoria senza lasciare dubbi.
    Non accontentiamoci di una legge a metà.

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