ci scrive [Kai Zen]

Lo sconto è un vantaggio immediato per il lettore ma sul lungo termine si rivelerà una catastrofe per i lettori. La legge in questione è un vero e proprio attentato agli editori e ai librai indipendenti, figure chiave della tanto decantata bibliodiversità che non ha nulla a che fare con l’eccessiva quantità di libri (ci riferiamo alle decine di migliaia di titoli che invadono gli scaffali di questo paese senza criterio) ma soprattutto con la qualità dei libri. Ci vuole coraggio a sperimentare, a sfidare le logiche del mercato, fare di una passione un mestiere e dare spazio a voci che altrimenti non ne avrebbero per questioni di marketing. La posta in gioco è alta. Cancellare il panorama “indie” significa andare in direzione di un’ottusa omologazione del prodotto libro, che anche se senza dubbio è una merce rimane una merce particolare il cui acquirente è altrettanto particolare, con delle esigenze che alle volte, se non spesso, sono in controtendenza rispetto ai dati di vendita. In un paese in cui la lettura è già qualcosa di pesantemente sottovalutato, il rischio è quello di appiattire un mercato, altrimenti ostinatamente e orgogliosamente vario, su standard culturali dettati solo dall’interesse economico. Come dire che nel giro di pochi anni sopravviveranno solo i romanzieri affermati, i comici televisivi, i vincitori dello Strega, i calciatori spiritosi e poi dopo qualche decennio potremmo trovare sugli scaffali di mediaworld e coop solo comici e calciatori in supersconto. Ma chi li comprerà? Il lettore occasionale che si spaparanza al sole e ridacchia beato al tormentone (che ha già sentito in tv) del comico di turno. Be’ di solito il lettore occasionale compra ben pochi libri, uno, due all’anno. Le lobby che sostengono e spingono per questa legge pensano davvero di poter mantenere i loro cari colossi editoriali, le loro catene e outlet del libro in questo modo? Davvero vogliono affidare i loro bilanci al lettore occasionale, vendendogli quei due libri in 365 giorni per una cifra con cui non ripagano nemmeno il tipografo? Non sarebbe meglio abbassare ancor più le tasse sui prodotti culturali? Incentivare e (ri)educare alla lettura (no, non intendiamo quelle ridicole campagne istituzionali che ogni tanto fanno capolino qua e là nei vari media), investire nell’educazione… Eh? che dite? Ah sì è vero c’è già una riforma in atto in questo senso… è vero scusate, avete ragione. Dimenticavamo poi che abbiamo anche un ministro della cultura poeta, un senatore bibliofilo, alcuni parlamentari scrittori, un premier editore ecc. ecc. Siamo in una botte di ferro insomma. Va be’ dài allegri allora… andiamo a comprare qualche libro su mediashopping.

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