Archive for settembre 18th, 2010

settembre 18, 2010

ci scrive [Michela Murgia]

Aderisco convintamente a questa battaglia, le cui ragioni condivido nella forma e nella sostanza. Fate conto di me!

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settembre 18, 2010

ci scrive [Sandra Petrignani]

Aderisco con convinzione perché credo che avere una Legge sul Libro non significhi niente (anzi potrebbe persino essere negativa) se non sarà una BUONA Legge sul Libro. E penso che una buona legge sul libro debba tener conto delle variabili (ben descritte nella lettera firmata da molti “ piccoli” ma importanti editori italiani). Per fare una buona legge è essenziale ascoltare le voci dei diretti interessati (editori, autori e soprattutto librai indipendenti) che in questo momento pagano pesantemente lo strapotere del gruppo Mondadori. Ritengo che la vivacità della cultura in un paese libero si misuri non dalla quantità di libri che si vendono, ma dalla qualità dei contenuti e non reputo colto un paese in cui voci minoritarie, che non si adattano alla logica del gusto dominante e del più commerciale, sono sistematicamente ignorate dal sistema perverso e clientelare dei grandi gruppi che possiedono i giornali che contano, occupano militarmente i posti in libreria, si accaparrano i premi che incidono sulle vendite.

settembre 18, 2010

ci scrive [Gianrico Carofiglio]

Condivido nella sostanza (e a parte alcune sfumature) l’appello degli editori e dei librai indipendenti. Sono convinto che la legge sul prezzo del libro dovrebbe trovare un migliore equilibrio fra le esigenze dei grandi gruppi editoriali e le fondamentali istanze degli editori e dei librai indipendenti. La bibliodiversità che essi rappresentano è un patrimonio che sarebbe molto grave dissipare.

settembre 18, 2010

il paese abbagliato senza politica

di Marco Rovelli [da Il Manifesto – 17 Settembre 2010]

(…) E ancora: quanto più importante sarebbe (stato) un dibattito approfondito, con interventi impegnati e appassionati degli intellettuali di maggior peso, intorno alla legge Levi, quella che, come ha scritto Ginevra Bompiani, «ufficializza la trasformazione del libro in merce d’occasione e delle librerie in spazi di promozioni commerciali», a tutto vantaggio di ipermercati e grossi editori – e del resto, per citare ancora Bompiani, «è il miglior compromesso che si poteva strappare al maggior gruppo editoriale italiano, Mondadori, e dunque al suo proprietario, presidente del consiglio. Ancora una volta i suoi interessi dettano legge». Ecco, allora, che mettere tali questioni al centro del dibattito, farne pietre di scandalo, sarebbe cominciare a rimettere al centro la politica. Fino, magari, ad arrivare a impegnare – e non solo sulle pagine dei giornali – la questione decisiva dell’annichilimento culturale contemporaneo, quella che sta stranamente un po’ al margine del dibattito culturale e che non vede dirompenti prese di posizione di schiere di intellettuali: la distruzione della scuola che, nonostante sia sotto gli occhi di tutti, continua impunita.