Archive for agosto, 2010

agosto 8, 2010

devastante o necessaria?

di Loredana Lipperini [La Repubblica – 7 Agosto 2010 ]

(…) Devastante o necessaria? La discussione sulla legge Levi che limita gli sconti per il libro al 15% è stata fieramente osteggiata da un gruppo di editori, autodenominatisi Mulini a Vento. Ovvero, fra gli altri, Voland, Nottetempo, Minimum Fax, Instarlibri, MarcosyMarcos, Sellerio, Donzelli. Che ora hanno aperto un blog, leggesulprezzodellibro.wordpress.com. Intervengono tutti gli addetti ai lavori, dai librai agli editori ai semplici lettori. Da seguire, giorno dopo giorno

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agosto 5, 2010

noi piccoli librai…

di Libreria Casa editrice Libro Più

Egregio direttore dottor Lussana, con grande rincrescimento constato che l’argomento cultura non rientra nelle priorità dei media. Sono da sei anni titolare di una media libreria situata nella periferia di Genova e di questi tempi sto amaramente meditando sul mio futuro come libraia e Le spiego il perché: il 12 giugno scorso il parlamento ha approvato un emendamento che liberalizza lo sconto sui libri e annulla di fatto il diritto d’autore. È una legge killer per tante medie e piccole librerie indipendenti che svolgono con passione e professionalità il loro lavoro di presidio culturale sul territorio, ma che, già in sofferenza per la contingenza economica, non potranno reggere alla concorrenza sleale e spietata delle librerie di catena e della grande distribuzione. L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è lo sconto del 15% sulla scolastica che la grande distribuzione (leggi Coop) offre ai soci, anche per accaparrarsene di nuovi, nel periodo di maggior vendita della stessa, lasciando poi a noi librai le briciole dei libri che non arrivano o che sono sbagliati. Noi il servizio scolastica lo svolgiamo tutto l’anno e non soltanto nei tre mesi, da luglio a settembre, più remunerativi. Lo sconto del 15% per noi è il margine di guadagno.

Nella mia piccola libreria io offro un’ampia scelta anche di editori minori e non solo i bestseller e qualche volta i lettori più accorti mi gratificano per questo, ma ormai sono «alla frutta». La lobby delle librerie indipendenti non esiste e non può certo contrastare i grandi editori e la grande distribuzione, ma vorremmo almeno combattere ad armi pari. In Francia si festeggiano i 25 anni della legge sul prezzo del libro mentre in Italia, «culla della civiltà», si promuove la «cultura del dio denaro». Quello che più mi amareggia è che nessun intellettuale, promotore culturale o «grande» scrittore ha preso posizione in merito all’argomento, che sembra interessare solo gli addetti ai lavori e nulla più.

Il vendere libri è «vendere l’anima» e tanti miei colleghi in questi giorni sono veramente disgustati da questa politica che decide ignorando la realtà di una difficile professione che se non sarà salvaguardata sarà destinata a scomparire con grande detrimento di una vera democrazia culturale. Mi auguro che questa mia trovi in Lei quella sensibilità al problema che non ho trovato in due scrittori interpellati nelle scorse settimane. La ringrazio per quello che farà e le porgo cordiali saluti.

da [il Giornale – edizione di Genova]

agosto 2, 2010

libreria indipendente dal 1993

di Libreria Atlantide

la questione sul prezzo del libro andrebbe affrontata con un più ampio progetto di promozione della lettura, che veda coinvolti le istituzioni, gli editori e le librerie, e rivolto a tutti i cittadini, da 0 a 99 anni. Un Paese senza adeguati indici di lettura rischia di fare la fine che stiamo facendo, non ha speranze sul piano sociale ed economico.

Detto questo, la legge non porta sostanziali novità ad un settore dove tutti fanno di tutto: sconti promozioni regali e gadget, che non fanno altro che appiattire il panorama culturale favorendo i grandi gruppi, e alla fine non favoriscono il consumatore, visti gli aumenti praticati dagli editori sui prezzi dei libri, aumenti di certo non neutralizzati da sconti e promozioni.

(A tal proposito è stato da poco pubblicato in Francia un interessante documento, presentato al Ministro della Cultura, riguardante l’andamento del mercato del libro in relazione agli effetti della Legge Lang, che ha sancito il prezzo fisso del libro. Analizzando la situazione di 24 Paesi, il relatore conclude che “Non è utile riformare la Legge Lang” , perchè non ha condotto ad un rincaro dei libri, ha permesso la pluralità della proposta culturale, favorendo in definitiva l’innovazione dell’intero settore editoriale.

Trovate qui il rapporto:

SITUATION DU LIVRE, Évaluation de la loi relative au prix du livre et Questions prospectives : Hervé GAYMARD / Rapport à la Ministre de la Culture et de la Communication

http://www.culture.gouv.fr/culture/actualites/rapports/rapport_gaymard.pdf

In Italia, invece , posso citare un rapporto di Liber (http://www.liberweb.it/index.html):

Prezzo medio dei libri per ragazzi, 2007: 10,8 euro

Prezzo medio dei libri per ragazzi, 2008: 11,71 euro

Fonte rapporto 2009 di Liber)

Solo una legislazione seria come quella in vigore in Francia o Germania può contribuire a creare un mercato maturo, rispettoso delle diversità culturali e che sia terreno fecondo per lo sviluppo delle idee.

un cordiale saluto
marco zirotti

libreria atlantide
via mazzini 93 – castel san pietro Bo
Libreria indipendente dal 1993

agosto 1, 2010

Cuzzolin: voglio un federalismo editoriale

di Roberto Amato [da Il Denaro – 31 luglio 2010]

“Ci saremmo aspettati dal governo la difesa del pluralismo dell’editoria – afferma Maurizio Cuzzolin, presidente dell’associazione Edica (Editori Campani Associati) – invece sembra che si lavori a favore dei grandi gruppi editoriali”. E’ dello scorso 14 luglio l’approvazione della Commissione Cultura del nostro parlamento della legge Levi, ovvero la nuova normativa che regolamenta il mercato editoriale italiano, in particolar modo per quanto riguarda gli sconti applicabili all’acquisto finale di un libro ed alle campagne promozionali di vendita. La legge è stata redatta con l’accordo dell’Aie (Associazione Italiana Editori) e dell’Ali (Associazione Librai Italiani). Bene? No, male!

Presidente, la legge Levi prevede un tetto agli sconti applicabili alla vendita del 15 per cento del prezzo totale, e regolamenta la calendarizzazione delle campagne promozionali promosse dagli editori. Cos’è che va contro i piccoli editori?
Il problema è che se da un lato la legge regolamenta l’offerta massima dello sconto al consumatore entro il 15 per cento, dall’altro la disattende totalmente, poiché autorizza gli editori, eccezion fatta per il mese di dicembre, a concedere sovrasconti ampiamente superiori al tetto del 15 per cento che i librai devono girare al consumatore.

Ciò che conseguenze comporta?
Si tenga conto che in Italia esistono sei holding che detengono il 75 per cento del fatturato dell’editoria nazionale. I sei gruppi hanno proprie catene di librerie, centinaia di punti vendita su tutto il territorio nazionale: praticamente viene concessa a coloro che già monopolizzano il mercato, l’assoluta libertà in fatto di offerte speciali, proprio nel settore che la legge avrebbe dovuto molto meglio regolamentare.

La legge Levi si occupa anche delle vendite online. Per queste fissa il tetto degli sconti al 20 per cento senza prevedere deroghe per alcuno.
Questa è una buona disposizione, poiché pone sullo stesso piano grandi e piccoli editori. Il web, poi, è un settore su cui gli editori indipendenti hanno cercato di investire maggiormente. Una promozione più mirata, efficace ed economica che molto spesso si traduce in vendite. Ma anche qui c’è un problema.

Quale?
Il 31 marzo scorso gli editori, imprenditori che non godono di alcun sovvenzionamento statale, sono stati privati dell’unico privilegio di cui godevano: le tariffe postali agevolate. Queste sono triplicate e per gli editori indipendenti, che spesso non godono di una rete di distribuzione capillare, l’aumento dei costi ha fatto calare l’appeal del lettore, visto che tali aumenti vengono caricati al consumatore finale, compromettendo molto spesso l’acquisto del singolo libro attraverso questa formula.

Alla luce di tutto ciò, che futuro si prospetta per l’editoria italiana?
Il 2010 è un anno funestato da questi due gravi provvedimenti che hanno penalizzato quasi esclusivamente le piccole e medie case editrici. A questo si aggiunga la recente pubblicazione da parte dell’ufficio studi dell’AIE del rapporto sullo stato dell’editoria in Italia del 2009. Tale studio ci dice che le tirature dei volumi negli ultimi sette anni sono calate del 20 per cento, cala il numero di titoli editi, calano i fatturati ed i lettori ed ora arriva una legge che non fa nulla per avvantaggiare i piccoli editori, tutelando anzi le posizioni di forza dei grandi gruppi.
Eppure alla sua realizzazione hanno contribuito le associazioni di categoria.
Lo stesso presidente dell’AIE ha ammesso che sull’approvazione della legge, hanno pesato le forti pressioni dei grandi gruppi editoriali.

Cosa si aspettava dal governo?
Le piccole case editrici non possono competere in termini di risorse, strutture ed organizzazione con i grandi gruppi editoriali. Questo pregiudica spesso tanto la presenza dei nostri volumi nelle librerie, con gravi ripercussioni sulle vendite, quanto la possibilità di fare scouting, ovvero di riconoscimento di scrittori di talento da promuovere. Quello che chiediamo è per lo meno di poterci confrontare sul mercato ad armi pari. Avremmo voluto una legge che si muoveva in tal senso. E sa qual è la cosa più paradossale?

No, dica.
Che una legge che non è in grado di difendere il pluralismo in un settore tanto delicato, sia stata varata proprio dalla commissione cultura parlamentare, che istituzionalmente dovrebbe tutelarlo. Di fatto non è così. Senza pluralismo il libro perde di significato. Il nostro è un paese ricco di paradossi, dove la tanto decantata democrazia, viene mortificata dall’istituto della politica, tanto da consentire che il Presidente del Consiglio, sia proprietario del più grande gruppo editoriale italiano.

Invece a quali esempi in fatto di legislazione guardano i piccoli editori?
A quelli europei, cui ci piacerebbe che anche il governo italiano si fosse uniformato. Penso alla Germania e all’Olanda, dove gli sconti sui libri sono banditi, o alla Spagna ed alla Francia, dove il tetto è al 5 per cento. In particolar modo apprezzo il modello transaplino, dove lo stato tutela l’autonomia dei piccoli come dei grandi gruppi.

Cosa propone Edica su questo argomento?
Il federalismo editoriale, in linea con gli orientamenti politici del nostro paese. Edica proporrà accordi alle librerie indipendenti, in particolare campane – sicuri di trovare in loro una buona sponda, visto che soffrono dei nostri stessi problemi – per varare strategie di marketing comuni, che promuovano meglio e con maggior efficacia i volumi pubblicati dagli editori campani.