Legge sul libro (dopo l’articolo di Simonetta Fiori su La Repubblica)

di I libri della caviglia [blog – 24 luglio 2010]

Purtroppo (o per fortuna) per un po’ non ho potuto accedere ad internet. Ho seguito quindi su La Repubblica la discussione sulla Legge sul Libro sollecitata dall’articolo di Simonetta Fiori pochi giorni fa. Ho inviato appena ho potuto questa lettera alla Repubblica. La metto anche sul blog. Ma se posso tornerò sull’argomento.

Seguo da fuori e con difficoltà di connessione ad internet la “discussione” sulla legge sul libro.

Un po’ mi spiace perché è un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Forse poco riesce a comprendere la gente della protesta degli editori. Basti però pensare che con una buona legge sul libro, come quella francese o tedesca, i prezzi di copertina potrebbero abbassarsi; e ci sarebbero più librerie dove trovare libri, anche quelli fuori dalle logiche del mercato e dentro le logiche della conoscenza e della cultura.

Vorrei fare due considerazioni brevissime.

La prima: a novembre due esponenti della maggioranza e dell’opposizione hanno avuto modo di ascoltare un’accurata relazione sulla legge del libro francese. Entrambi si sono dichiarati d’accordo nel dire che le nostre associazioni di categoria – editori e librai – non avrebbero mai voluto una normativa così drastica, e che la “Legge Levi” sarebbe stata la migliore possibile in Italia, stante le cose.

Bene per quanto riguarda la maggioranza, ma l’opposizione perché non è stata in grado di pensare, progettare una legge sul libro che desse dignità al libro stesso e alla sua filiera (partendo dagli autori per arrivare ai librai)? Il meglio che posso pensare è che sia un’opposizione pavida.

La seconda considerazione. Perché noi editori che nel tempo abbiamo scritto lettere e firmato appelli, non siamo stati in grado – da più di un anno a questa parte – di mettere su una lobby di pressione comune, in modo tale che l’opposizione proponesse almeno un emendamento che impedisse “campagne di promozione” senza limiti e che rendesse efficace il blocco dello sconto al 15%? (percentuale che ritengo, personalmente, ancora troppo alta).

Eppure tutto questo era stato suggerito già a dicembre 2009, in un incontro fra editori a Più Libri.

Due paure. Una che tra gli editori accada come tra la sinistra: impossibile trovare il modo di collaborare in maniera allargata su un obiettivo comune, ognuno legato al proprio gruppo.

La seconda. Che non abbiamo (l’avremo mai?) un’opposizione capace di elaborare e sostenere progetti per un bene comune (sembra infatti bloccata nell’osservazione del “qui e ora”): perché una buona legge sul libro non serve solo a far circolare più cultura ma anche a garantire lavoro alle tante figure professionali che intorno al libro operano.

Spero però di sbagliarmi e che in Senato su questa legge ci sia una proficua battaglia.

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