la battaglia degli sconti

di Simonetta Fiori [La Repubblica — 12 luglio 2010]

Mercoledì arriverà alla Camera la nuova legge sul prezzo del libro che se da un lato limita al 15 per cento gli sconti sul costo di copertina – provvedimento che finalmente ci avvicina a Francia, Germania e Spagna dall’ altro sostanzialmente invalida questa regola consentendo agli editori di promuovere campagne promozionali per undici mesi all’ anno – non oltre trenta giorni e non a dicembre – senza alcun tetto di sconto. Un paradosso legislativo, che ragionevolmente suscita la protesta e il malumore delle voci indipendenti – si veda qui accanto la lettera firmata dagli editori dissenzienti – ma che viene difeso dall’ Associazione degli editori e dall’ Associazione dei librai in nome del principio “meglio una brutta legge che nessuna legge”. «Nessuno di noi è contento», interviene il presidente dell’ Ali Paolo Pisanti, «ma questo è il massimo che siamo riusciti a ottenere nell’ estenuante trattativa con i grandi gruppi». Di fatto quella su cui converge l’ accordo politico (dopo l’ approvazione in Commissione alla Camera proseguirà il suo iter al Senato) è una legge che contraddice se stessa, tutelando ben poco i librai e gli editori indipendenti, come riconosce lo stesso Riccardo Campino, fondatore a Orvieto di un’ importante Scuola per librai e titolare di due librerie da cinque anni in franchising con Mondadori. «La legge può essere aggirata in molti modi», ammette Campino, che pure si richiama alla posizione ufficiale dell’ Ali. «Gli editori di fatto possono fare sconti quasi sempre, tranne che a dicembre, e seppure le catene librarie non sono autorizzate a promuovere autonomamente campagne promozionali possono essere messe dagli editori nelle condizioni di farlo con maggior guadagno rispetto alle librerie indipendenti». Ancora più esplicita è l’ associazione “LiberiLibrai” – circa duecento librerie indipendenti- nata di recente in polemica con la scarsa combattitività dell’ Ali. «Potevamo fare una legge copiando dalla Francia (sconto fino al 5 %) o dalla Germania (zero sconti), dove le librerie e i lettori sono in crescita. E invece abbiamo dovuto piegarci agli interessi dei grandi gruppi e delle catene. che trovano ampia rappresentanza nell’ Aie e nell’ Ali», denuncia Romano Gobbi, presidente di “LiberiLibrai”e storico libraio di Piacenza. Quali colossali interessi abbiano impedito una legge più equilibrataè raccontato da Marco Polillo, una lunga esperienza alla Mondadori e alla Rizzoli prima di approdare alla presidenza dell’ Aie. «La legge è il frutto di un compromesso e di un travagliato lavoro di mediazione. Ho cercato in tuttii modi di introdurre una regolamentazione delle campagne promozionali, ma i grandi editori non ne hanno voluto sapere. E’ difficile rinunciare a strategie aziendali risultate fruttuose». Così i moloch cartacei hanno acconsentito al tetto del 15 per cento sugli sconti, a condizione però che per undici mesi possano fare quel che vogliono. «Non è proprio così», obietta Polillo. «Le campagne promozionali riguardano singole collane o solo parte della produzione editoriale». Ma possiamo mettere limiti all’ inventiva dell’ ufficio marketing? Quel che si delinea nitidamente è che se in un primo prolungato tempo la legge sugli sconti aveva incontrato l’ ostilità dei grandi editori, in un secondo momentoè stata accolta come opportuna. Cosa ha fatto cambiare idea? Anche i grandi gruppi e le catene cominciano a patire la concorrenza della grande distribuzione degli ipermercati e degli autogrill, non diversamente dall’ Inghilterra (regno dello sconto selvaggio) dove l’ ipermercato ha messo in crisi colossi come Borders. L’ urgenza di porre un argine alla grande distribuzione è confermata anche da Polillo, il quale però estende i benefici a tutti, grandi e piccoli. Bompiani insiste: «In realtà la legge pone un argine alla grande distribuzione in difesa dei grandi gruppi, ma non pone argini ai grandi in difesa dei piccoli». In altre parole, una legge tagliata su misura per i più forti. Fatta la legge, trovato l’ inganno? Il titolare della legge, Ricardo Levi, respinge con sdegno la formula: «Vi ho lavorato per anni e non c’ è nessuno inganno. Questo è il frutto di un compromesso, comunque migliorativo della situazione vigente. Fissa i primi paletti – tra cui il tetto del 20 per cento di sconto sulle vendite on line – cui potranno seguire altre limitazioni. Quando ho cominciato a lavorare sulla legge, non c’ era la volontà comune di porre un tetto agli sconti. E’ stata una mediazione molto sofferta». La riflessione di Levi ci conduce a uno dei punti nevralgici degli interessi in gioco, ossia all’ anomalia italiana di un presidente del consiglio che è anche il proprietario del più grande gruppo editoriale, i cui interessi non sarà azzardato supporre – saranno ben presenti al centro-destra. Sul difficile lavoro parlamentare tra maggioranza e opposizione si sofferma anche Polillo, per il quale «senza una legge torneremmo alla deregulation e allo sconto selvaggio». «Ma una legge che permetta sconti elevati», obiettano Bompiani e gli altri, «potrebbe essere esiziale per librai e piccoli editori». Una vittoria solo per pochi, in sostanza. Non per la “bibliodiversità”, che è un modo più alla moda per dire cultura

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