editoria: tutto cambia perché nulla cambi

di Seia Mon­tanelli [Stilos blog – 17 luglio 2010]

Tale dis­ci­plina mira a con­tribuire allo sviluppo del set­tore librario, al sostegno della cre­ativ­ità let­ter­aria, alla pro­mozione del libro e della let­tura, alla dif­fu­sione della cul­tura, alla tutela del plu­ral­ismo dell’informazione.

Così recita il dis­pos­i­tivo della cosid­detta legge sul libro, il ddl 1257, che ha come primo fir­matario il dep­u­tato del Pd Ric­cardo Levi (lo stesso che nel 2007 aveva pro­posto una legge che avrebbe por­tato inevitabil­mente al bavaglio per i blog, e una forte lim­i­tazione della lib­ertà di espres­sione sulla rete); ma esam­i­nando con atten­zione tutti gli arti­coli del dis­egno di legge — approvato con un voto unanime della com­mis­sione Cul­tura riu­nita in sede leg­isla­tiva il 14 luglio scorso, e diretto ora al Sen­ato per la delib­era finale, che prob­a­bil­mente la ren­derà vigente a par­tire dal 1 novem­bre — il det­tato nor­ma­tivo si muove in direzione del tutto opposta a quei prin­cipi cui dice d’ispirarsi: nes­sun sostegno al set­tore librario, né difesa della cul­tura, ma tutela degli inter­essi di parte dei grandi gruppi edi­to­ri­ali, quelli che meno hanno alcun bisogno di tutela, ovvi­a­mente, e che invece ven­gono ulte­ri­or­mente garan­titi dagli sconti sel­vaggi prat­i­cati dalla Gdo (la grande dis­tribuzione, i super­me­r­cati e gli iper­me­r­cati). La legge infatti, fin­gendo di recepire le richi­este di rego­la­men­tazione del set­tore edi­to­ri­ale — da sem­pre un far west per l’assenza di una legge che regoli il prezzo di cop­er­tina e i peri­odi per le cam­pagne pro­mozion­ali, in cui ogni log­ica di mer­cato e di lib­era con­cor­renza salta a favore dei grandi gruppi edi­to­ri­ali e in par­ti­co­lare di quello (Mon­dadori) gestito dalla famiglia del Pre­mier – inter­viene sulla ques­tione del prezzo del libro, ponendo un tetto mas­simo di sconto del 15% e nes­suna lim­i­tazione per gli edi­tori nelle cam­pagne pro­mozion­ali, che restano aperte undici mesi l’anno, per un lasso di tempo non supe­ri­ore a un mese, con l’esclusione di dicem­bre. Le uniche eccezioni riguarder­anno i libri ven­duti durante peri­odi par­ti­co­lari quali man­i­fes­tazioni locali o inter­nazion­ali o acquis­tati on line (in tal caso lo sconto prat­i­cato potrà rag­giun­gere il 20%) e i libri per bib­liofili pub­bli­cati a tiratura lim­i­tata, i libri d’arte, quelli antichi, i volumi di edi­zioni esaurite, quelli usati, i fuori cat­a­l­ogo, e le edi­zioni des­ti­nate a rap­porti asso­cia­tivi oltre a tutti i volumi usciti da oltre venti mesi.

E’ chiaro che in questo modo si ampli­fica il divario tra i grandi gruppi edi­to­ri­ali che pos­sono per­me­t­tersi cam­pagne di sconto quasi per­ma­nenti e le pic­cole e medie imp­rese edi­to­ri­ali che non potranno com­petere sul campo e saranno costrette, alla lunga, anche ad alzare il costo dei loro volumi – ma Mon­dadori, Fel­trinelli, Riz­zoli, e le con­trol­late del Gruppo Gems (da Garzanti a Lon­ganesi) in realtà si muovono comunque lungo la strada dell’aumento dei prezzi par­al­le­la­mente a quella degli sconti prat­i­cati più volte l’anno — e ovvi­a­mente i primi a farne le spese saranno i librai indipen­denti a van­tag­gio delle grandi librerie di catena, quasi tutte gestite, guarda caso, dai gruppi edi­to­ri­ali più forti.

Il ddl è frutto di un com­pro­messo fra più inter­essi “forti” – lo ammet­tono gli stessi sosten­i­tore del ddl, per esem­pio l’Ali, l’associazione di cat­e­go­ria dei librai, sec­ondo cui è meglio una legge anche brutta piut­tosto che nes­suna legge — e non tiene in nes­sun conto dell’esperienza degli altri paesi europei, in primis quello inglese, in cui la lib­er­al­iz­zazione totale del prezzo del libro ha finito per creare dis­as­tri dif­fi­cil­mente recu­per­abili, per cui anche le grandi catene di librerie sono in ginoc­chio a causa della con­cor­renza della GdO. L’anno scorso, durante il con­vegno L’Europa non fa più sconti tenu­tosi a Torino il 14 mag­gio, su inizia­tiva di sei edi­tori (Instar Libri, Iper­borea, Mar­cos y Mar­cos, Not­tetempo, Min­i­mum­fax e Voland), uniti nell’associazione “I mulini a vento”, che si è mossa per tempo per sen­si­bi­liz­zare l’opinione pub­blica nei con­fronti dei prob­lemi del set­tore libraio, campeg­giava sugli inter­venuti la scritta: “Qualunque cosa farete, una cosa pos­si­amo dirvi: non fate come abbi­amo fatto noi”, monito degli inglesi Chris Rushby e Nick Per­ren. In Ger­ma­nia non è pre­visto alcuno sconto sui libri, in Spagna c’è il prezzo fisso, e la pos­si­bil­ità di effet­tuare uno sconto non supe­ri­ore al 5%, men­tre in Fran­cia da oltre vent’anni con la legge Lang non si può andare oltre il 5% e in questi vent’anni sono nate 400 nuove librerie francesi e la legge è sostenuta anche dalla stessa Fnac, la più grande catena di librerie in Europa.

Abbi­amo par­lato del dis­egno di legge Levi e dello stato dell’editoria ital­iana con Ginevra Bom­piani, figlia del grande edi­tore Valentino Bom­piani ed editrice (oltre che scrit­trice) lei stessa insieme a Roberta Ein­audi, con le Edi­zioni Not­tetempo. All’indomani dell’approvazione della legge, Bom­piani aveva scritto dalle pagine del sito della sua casa editrice una let­tera aperto ai let­tori: “Cari let­tori, quando entrate in una libre­ria, cer­cate i libri e non gli sconti, girate intorno alle pile delle pro­mozioni e sco­prite dietro di esse quei libri che espon­gono il loro modesto prezzo pieno alla vos­tra intel­li­genza prima che alle vostre tasche.”

Alla fine il ddl ha super­ato il vaglio della com­mis­sione cul­tura alla cam­era e l’Ali ha com­men­tato il fatto soste­nendo che è meglio una brutta legge che nes­suna legge. E’ così? Ed è davvero una brutta legge?

Una ‘brutta legge’ è un modo defin­i­tivo di chi­ud­ere una par­tita. Men­tre ‘nes­suna legge’ per­me­tte di sper­are che il dibat­tito si allarghi, ascoltando le voci di centi­naia di edi­tori e librai indipen­denti, per arrivare a un vero com­pro­messo fra tutte le parti in campo e quindi a una buona legge.

In che modo cam­biereb­bero le cose se anche il sen­ato dovesse approvarla?
Le cose non cam­biereb­bero molto dallo stato attuale, ma lo ren­derebbe lecito e uffi­ciale. In altre parole, questa legge dà il ben­estare alla trasfor­mazione del libro da prodotto cul­tur­ale a merce d’occasione, e delle librerie da luoghi di cul­tura a out­let car­ta­cei. E tutto in nome della cul­tura.

Cosa pensa avrebbe dovuto prevedere il ddl per essere una buona legge?
Una buona legge sarebbe quella che lim­i­tasse il diritto di sconto sul libro in due modi: dan­dogli un tetto (che non superasse il 5/10%) e togliendo dallo sconto le novità, almeno per i primi sei mesi. E lim­i­tasse le pro­mozioni a due mesi l’anno, come avviene nel com­mer­cio, dove ci sono due mesi di saldo uguali per tutti: gen­naio e luglio.

Come mai nel set­tore edi­to­ri­ale ci sono state reazioni di segno del tutto opposto e la creazione di due veri e pro­pri schiera­menti?
Da una parte l’Associazione degli edi­tori e l’Associazione dei librai, insieme ai grandi gruppi (e alla casa editrice New­ton Comp­ton) che hanno accolto pos­i­ti­va­mente la pro­posta, dall’altra la mag­gior parte degli edi­tori e dei librai indipen­denti che riten­gono che tale pre­vi­sione tenda a favorire le grandi case editrici. Questi due schiera­menti cor­rispon­dono alla realtà di oggi: da una parte il fat­turato di gruppi edi­to­ri­ali e catene librarie che si vogliono difend­ere dalla Grande Dis­tribuzione dei Super­me­r­cati; dall’altra centi­naia di edi­tori e librai indipen­denti, che da questa legge di sconti e pro­mozioni vedono minac­ciata la loro soprav­vivenza. Questa legge difende il fat­turato, non la cul­tura. Né gli edi­tori né i librai indipen­denti pos­sono per­me­t­tersi queste con­tinue pro­mozioni, così come gli edi­tori indipen­denti non pos­sono pagare le vetrine e i tavoli su cui esporre i loro libri come fanno i grossi edi­tori nelle librerie di catena. C’è una riv­o­luzione in atto, ma a farla sono i grossi con­tro i pic­coli. La posta in gioco è la fine della cul­tura, della molteplic­ità e della diver­sità. Il pre­sente corre su questa linea di resistenza.

Allora per­ché è stata approvata questa legge? Si tratta in realtà di un’altra legge ad per­sonam camuf­fata da inter­vento a favore della cul­tura?
Questa legge è stata con­cessa da Mon­dadori, è il frutto di un com­pro­messo: il com­pro­messo min­imo che poteva toller­are. E così hanno trasfor­mato le librerie in scat­ole da saldi, e il libro in un prodotto alla stessa stregua di ogni altra merce da banco. Il libro deve muoversi in un’ottica di mer­cato ovvi­a­mente, ma non può perdere la sua carat­ter­is­tica prin­ci­pale ed essen­ziale di essere un vei­colo cul­tur­ale e in quanto tale va preser­vato.

Non si è voluto guardare all’esperienza degli altri grandi paesi europei?
Questa legge finge di pren­dere esem­pio dalla legge francese, la legge Lang, che ha sal­vato tante librerie e case editrici indipen­denti da morte certa (fra queste alcune molto pres­ti­giose). In realtà, la nos­tra legge si avvic­ina più al mod­ello inglese che è stato dis­as­troso. Oggi in Inghilterra vor­reb­bero tornare indi­etro, e noi invece li inseguiamo.

Il vero prob­lema dell’editoria ital­iana è sul serio la polit­ica degli sconti, e non invece il fatto che ci siano pochi let­tori e mec­ca­n­ismi con­torti riguardanti la dis­tribuzione e alti costi di ges­tione dei mag­a­zz­ini?

Il prob­lema è cer­ta­mente il fatto che ci siano pochi let­tori. I let­tori vanno for­mati. Pochi umani hanno la let­tura nel DNA. Gli altri vanno edu­cati alla let­tura. Ma la dis­truzione grad­uale della scuola e la decere­brazione oper­ata dallo Stato, non vanno certo in questa direzione. Chi non legge non si astiene certo per­ché il libro è troppo caro. C’è la crisi, ma i ris­toranti sono pieni. Il libro è un nutri­mento, un pas­satempo, un com­pagno, un amico, ma diventa tutto questo solo se lo scegli.

Si potrebbe pen­sare in realtà che gli sconti vadano incon­tro alle esi­genze eco­nomiche del let­tore. Non pos­sono essere un modo per avvic­inare più let­tori ai libri?
Gli sconti e i saldi non sono fatti per accon­tentare il com­pra­tore, ma per con­sen­tire a ven­di­tore e pro­dut­tore di sbaragliare la con­cor­renza, di imporre un prodotto sul mer­cato, di ridurre il numero dei libri e quindi della diver­sità per alzare le tira­ture di pochi titoli. Se il let­tore capisce questo, capirà anche che la sua lib­ertà passa attra­verso il rifi­uto degli sconti, la scelta dei libri che gli sconti nascondono.

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