
"His master's voice". Oh! What master?
[sul sito Affaritaliani.it è stata pubblicata ieri l'intervista a Marco Polillo, presidente AIE e oggi la replica de i mulini a vento]
de i mulini a vento
La replica all’appello dei Mulini a vento da parte di Marco Polillo, presidente dell’AIE, ci dà l’opportunità di evidenziare un aspetto che inizialmente ci sembrava difficile mettere sul tavolo, ovvero la mancanza di rappresentatività che è all’origine dello scontro di questi giorni. Se l’avessimo detto sin da subito sarebbe stato poco credibile, ma adesso, potendo mostrare le centinaia di adesioni da parte di editori, librai e scrittori, diventa evidente. Non possiamo parlare per l’ALI, non avendo esperienza diretta, e saranno eventualmente i librai a replicare. Ma per quanto riguarda l’AIE, Polillo molto accortamente dice che gli organi dell’AIE (e non l’assemblea) hanno approvato all’unanimità il testo della legge. Tant’è vero che ben 5 dei 6 Mulini a vento sono associati AIE e non hanno mai saputo nulla del processo in atto, se non a cose praticamente fatte. Ci sembra dunque che la prima mistificazione, davanti agli occhi di tutti, sia proprio cercare di far valere la forza di una decisione di pochi accampando un’unanimità che chiaramente non c’è.
Polillo dice che vogliamo imporre la nostra volontà agli altri. A noi sembra invece di avere sollevato un dibattito e chiesto modifiche motivate a una legge che riteniamo inadeguata e dannosa, portando il confronto con leggi di altri Paesi europei che hanno fatto ottima prova in questi anni. Ci sembra un processo democratico, di cui la politica in primo luogo, e le associazioni di categoria in secondo luogo dovrebbero tenere conto. Ci rattrista che il presidente dell’Associazione Editori Italiani, che stimiamo come editore, invece di accettare il confronto sul tema della legge ricorra alla tecnica tutta italiana di screditare chi la pensa diversamente: ci sono alcune centinaia di persone di notevole esperienza e cultura che vengono fatte passare per tonte perché non “hanno realmente compreso la portata delle disposizioni in questione”.
Riguardo alla concorrenza tra Dan Brown e Pascoli (nobile duello fra due autori che godono entrambi della nostra stima e ammirazione incondizionata) non capiamo il punto. Gli editori e i librai indipendenti non temono la concorrenza, perché se c’è concorrenza ne traggono giovamento tutti. Anche i lettori, che non devono temere l’eliminazione degli sconti (e attenzione: quando parliamo di eliminare o limitare gli sconti parliamo dello sconto selvaggio sulle novità. I lettori si tranquillizzino: continueranno a trovare le librerie di remainder e dell’usato con riduzioni anche del 50% del prezzo di copertina). In assenza di sconti il prezzo dei libri che normalmente venivano scontati scenderà automaticamente (il lettore non pensi che chi sconta i libri intende rinunciare ai suoi profitti) e le librerie ritorneranno a essere l’una diversa dall’altra, si allontaneranno dall’omologazione causata dalla necessità di non perdere la promozione. Quello che temiamo, è una concorrenza con regole diverse per operatori grandi e piccoli. L’assenza di sconti mette tutti sullo stesso piano; la possibilità di sconti elevati e di promozioni incondizionate favorisce in maniera spropositata i grandi gruppi.
Se avessimo una legge come quella francese o tedesca, l’attenzione tornerebbe sul valore e la qualità dei libri, sui contenuti, e potremmo smetterla di parlare di prezzi e sconti. È davvero utopico poter sperare in un mondo editoriale e librario dove al centro ci siano i libri, la lettura e i lettori?