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settembre 14, 2011

e il librai?

di Romano Montroni [consulente del progetto Librerie Coop, già direttore delle Librerie Feltrinelli, interviene a proposito degli sconti sui libri su La Repubblica del 13 Settembre 2011].

Caro Direttore, mi inserisco nel dibattito sulla legge che limita al 15% lo sconto sui libri per dire che a mio avviso il prezzo non è uno dei fattori che determinano lo scarso interesse degli italiani per la lettura. Il libro è ancora, senza dubbio, lo svago più economico.

Detto questo, se confrontiamo il provvedimento entrato in vigore in Italia con quelli che da tempo regolamentano la vendita dei libri in altri stati europei, il nostro risulta di gran lunga il più “morbido”: nei paesi economicamente forti e dove si legge molto, da anni la legge è ben più rigorosa. In Francia e Spagna lo sconto massimo consentito è il 5%. In Germania lo sconto non soltanto non è previsto, è vietato. È la dimostrazione che non è da qui che passano il rinnovamento e lo sviluppo del mercato del libro. Dar valore al mestiere del libraio è invece a mio parere la strada da percorrere, ed ecco perché gli imprenditori (grandi, medi e piccoli) dovrebbero investire sulle risorse umane e sulla loro formazione.

In Italia, finora si è andati nella direzione opposta. Nelle nostre librerie, soprattutto di catena, si registra una standardizzazione preoccupante. Il mestiere di libraio non è tenuto in considerazione: i giovani non ricevono una formazione adeguata e la professionalità, quando c´è, è mortificata. Il personale è in tutti i sensi insufficiente, e pertanto incapace di relazionarsi con il cliente. Una delle ragioni, se non la principale, è che il margine commerciale che le librerie ottengono dagli editori – l´indicatore primario per l´equilibrio economico e finanziario dell´azienda – era in gran parte usato, anziché per la formazione, per concedere sconti. Di recente ho sentito il manager di una catena vantarsi di aver dimezzato i librai in una prestigiosa libreria proprio a questo scopo; inutile dire che, alla luce dei consuntivi, non si è registrato alcuno sviluppo nelle vendite: non basta abbassare i prezzi per aumentare numero dei lettori e consumo di libri. L´Italia è da anni al terzultimo posto in Europa come indice di lettura: è dunque ragionevole pensare che il problema non sia il prezzo.

agosto 8, 2010

devastante o necessaria?

di Loredana Lipperini [La Repubblica - 7 Agosto 2010 ]

(…) Devastante o necessaria? La discussione sulla legge Levi che limita gli sconti per il libro al 15% è stata fieramente osteggiata da un gruppo di editori, autodenominatisi Mulini a Vento. Ovvero, fra gli altri, Voland, Nottetempo, Minimum Fax, Instarlibri, MarcosyMarcos, Sellerio, Donzelli. Che ora hanno aperto un blog, leggesulprezzodellibro.wordpress.com. Intervengono tutti gli addetti ai lavori, dai librai agli editori ai semplici lettori. Da seguire, giorno dopo giorno

luglio 25, 2010

la battaglia degli sconti

di Simonetta Fiori [La Repubblica — 12 luglio 2010]

Mercoledì arriverà alla Camera la nuova legge sul prezzo del libro che se da un lato limita al 15 per cento gli sconti sul costo di copertina – provvedimento che finalmente ci avvicina a Francia, Germania e Spagna dall’ altro sostanzialmente invalida questa regola consentendo agli editori di promuovere campagne promozionali per undici mesi all’ anno – non oltre trenta giorni e non a dicembre – senza alcun tetto di sconto. Un paradosso legislativo, che ragionevolmente suscita la protesta e il malumore delle voci indipendenti – si veda qui accanto la lettera firmata dagli editori dissenzienti – ma che viene difeso dall’ Associazione degli editori e dall’ Associazione dei librai in nome del principio “meglio una brutta legge che nessuna legge”. «Nessuno di noi è contento», interviene il presidente dell’ Ali Paolo Pisanti, «ma questo è il massimo che siamo riusciti a ottenere nell’ estenuante trattativa con i grandi gruppi». Di fatto quella su cui converge l’ accordo politico (dopo l’ approvazione in Commissione alla Camera proseguirà il suo iter al Senato) è una legge che contraddice se stessa, tutelando ben poco i librai e gli editori indipendenti, come riconosce lo stesso Riccardo Campino, fondatore a Orvieto di un’ importante Scuola per librai e titolare di due librerie da cinque anni in franchising con Mondadori. «La legge può essere aggirata in molti modi», ammette Campino, che pure si richiama alla posizione ufficiale dell’ Ali.

luglio 25, 2010

una brutta legge

di i mulini a vento

Caro Direttore,

nei prossimi giorni verrà portata alla Camera la nuova legge che disciplinerà il prezzo del libro, ovvero che regolamenterà gli sconti. Siamo sicuri che ben pochi italiani, tediati dalle ricorrenti denunce sullo sconsolante panorama della lettura nel nostro Paese, avrebbero pensato che bastasse regolamentare uno sconto per risolvere tutti i problemi. Invece il legislatore esordisce così: “La presente legge ha per oggetto la disciplina del prezzo dei libri. Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione.” E dire che sono dieci anni che rincorriamo una legge civile sul libro, e per tutto questo tempo abbiamo avuto la soluzione sotto gli occhi. Già, peccato che a nostro avviso questo cappello introduttivo sia falso, e la legge vada nella direzione contraria a quanto proclama di voler ottenere.

luglio 15, 2010

la solita ipocrisia all’italiana

di Giorgio Pozzi [Fernandel a Simonetta Fiori il 14 Luglio 2010]

(…) sollecitato da alcuni colleghi ad esprimere un parere a proposito della cosiddetta “legge sul libro”, il primo commento che mi viene è in realtà una citazione, ovvero che questa legge “è una porcata” che fingendo di regolarmentare il mercato, di fatto crea condizioni favorevoli solo per i grandi gruppi editoriali. La solita ipocrisia all’italiana. Nonostante ciò, anche se con ogni probabilità è del tutto inutile, mi associo all’appello degli “editori ribelli”, come lei li ha chiamati, per migliorare la legge e renderla degna di un paese in cui la cultura non sia trattata, perfino dallo stesso legislatore!, come un qualunque altro prodotto. Un saluto.

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