lettera aperta di un libraio al presidente Monti

di Paolo Deganutti [Libreria Luigi Einaudi Trieste, membro del Comitato di Presidenza Nazionale dell’ ALI (Associazione Librai Italiani)]

Trieste, 11 Gennaio 2012

Signor Presidente,

Sul Corriere della Sera di oggi lei dichiara:”Da sempre lavoro perché l’ Italia somigli il più possibile alla Germania”. L’ ammirazione per il mondo tedesco è condivisibil… e, a mio parere, particolare per la confinante Austria – con cui Trieste ha storici legami – dove, pur essendo un piccolo paese privo di poderoso apparato industriale, si è sviluppata un’ economia sociale di mercato a cui si è saputo unire il rispetto per la tradizione.

Nei suoi viaggi europei lei avrà certamente visitato le librerie tedesche. E avrà notato che in Germania e Austria non viene praticato alcuno sconto sui libri perché è vietato per legge ( in Francia e Spagna lo sconto massimo consentito è del 5%). Ciò nonostante “ I giovani tedeschi amano leggere “ come titolava il quotidiano economico Italia Oggi del 7 gennaio riportando una autorevole ricerca, non solo, ma “quasi nessuno di loro sceglie l’e-book” elettronico ma preferisce la carta. In Italia invece, dove da anni si sono introdotte nel mondo del libro tecniche di marketing da supermercato con sconti e offerte speciali a raffica, i giovani leggono molto poco e i lettori sono addirittura calati mentre restiamo da anni al terz’ultimo posto in Europa quanto a lettura di libri nonostante le superofferte.

Come professore di economia ha certamente ben presente la stretta correlazione fra indice di lettura di un paese e il suo PIL ed è per questo che paesi importanti come Germania, Francia, Spagna, Austria hanno severamente regolamentato gli sconti sul mercato del libro ritenuto strategico per consentire lo sviluppo di una rete di librerie indipendenti, garanzia di diffusione della cultura e di pluralismo. Evidentemente la diffusione della lettura non è una questione di sconti che, in realtà, in Italia vengono praticati su prezzi civetta gonfiati apposta dagli editori che hanno facoltà di imporre il prezzo stampandolo sulla copertina. I libri potrebbero costare di meno tutto l’ anno se i prezzi non inglobassero i costi di campagne commerciali a suon di sconti con cui è stato drogato il mercato da anni, senza alcun risultato positivo. Molti pensano che i libri nelle librerie siano in deposito mentre in realtà sono acquistati presso editori e distributori con sconti che per il libraio indipendente sono anche della metà di quelli praticati alle Catene e alla Grande Distribuzione. Vi è libertà di concorrenza se alle librerie indipendenti lo sconto è del 25% e alle Catene del 50%? Nel suo primo decreto SalvaItalia si legge che sono considerate casi di pratica commerciale sleale le condizioni commerciali praticate da produttori e distributori che discriminino farmacie e parafarmacie ( i farmaci hanno il prezzo imposto come i libri). Che dire invece delle condizioni commerciali che discriminano fra Librerie Indipendenti e Catene, Grande Distribuzione e Internet? Si arriva al doppio di margine. Dove va a finire la pari opportunità? Come può un giovane aprire una libreria se si trova subito strangolato dalla concorrenza di Catene e supermercati a suon di sconti che nel suo caso assorbono più di metà del margine e addirittura lo superano nel caso dei testi scolastici e universitari? Quando lei, signor presidente, gira nei grandi paesi europei potrà trovare librerie con giovani preparati e sereni anche nei piccoli centri mentre da noi le librerie indipendenti si stanno estinguendo. Giovani librai sereni perché in Germania, oltre al divieto di sconto, non è consentito che un Editore diventi dettagliante aprendo una Catena di librerie in concorrenza con quelle indipendenti. Si pensi a Mondadori, che da solo detiene oltre un terzo del mercato librario che ha oltre 550 punti vendita affiliati: ha forse difficoltà a praticare lo sconto del 15% ai lettori, massimo consentito dalla legge italiana, facendo concorrenza alle librerie indipendenti che rifornisce a condizioni più sfavorevoli Ma si pensi anche alle Feltrinelli, alle Giunti e Ubik legate al gruppo Longanesi. In realtà il mercato del libro italiano è gestito a livello di produzione, distribuzione e dettaglio da un oligopolio di pochi grandi gruppi editoriali. Mondadori, Rizzoli, LonganesiGEMS-Giunti, Feltrinelli. In altri paesi questo non sarebbe consentito e visto come una minaccia al pluralismo e alla libera concorrenza. In Italia invece il mercato del libro è sostanzialmente bloccato dai grandi gruppi editoriali e dai loro distributori.

In Italia è consentito che Editori facciano i dettaglianti così come lo fanno Grossisti e Distributori, anche via Internet. E’ chiaro che avendo i libri a prezzo di produzione o di grossista possono fare una concorrenza spietata eliminando le librerie indipendenti, ed anche i giovani entusiasti che vorrebbero aprirle, mirando al controllo totale di un mercato strategico come quello culturale. Una libreria di catena o un distributore via Internet hanno bisogno di poco personale: una libreria indipendente di molto, qualificato e più costoso.

La prego, Signor Presidente, di far somigliare – magari per decreto – il mercato del libro italiano a quello tedesco: Editori, Grossisti e Librai che facciano ognuno il suo mestiere senza invasioni di campo con pari opportunità e uguali condizioni commerciali, niente sconti ma prezzi bassi tutto l’ anno se non su tutti i libri almeno sulle novità degli ultimi 9 mesi.

Otterrà un ribasso generale dei prezzi di copertina, una rete capillare di librerie e una moltiplicazione di posti di lavoro per giovani culturalmente preparati ma disoccupati come ero io quasi 40 anni fa.

E non costerà niente allo Stato .

11 Responses to “lettera aperta di un libraio al presidente Monti”

  1. Carissimo Paolo, libraio con l’anima anche tu, sono una libraia e faccio questo mestiere da circa 20 anni, ho lavorato in diverse librerie a Lecce e due anni fa ho deciso, insieme a due colleghe, di aprire una piccola libreria indipendente che ha funzionato con tutte le difficoltà che tu hai egregiamente espresso nel tuo appello. Da circa 6 mesi a 50 metri dalla nostra libreria ha aperto una Feltrinelli point. Conclusione? a febbraio diremo addio al nostro sogno….la Libreria Gutenberg in via Cavallotti 1/E chiuderà i battenti. Ti lascio immaginare la tristezza…
    teresa
    (libraia con l’anima)

  2. Leggere di una libreria che chiude è sempre simbolo di qualcosa che non va nel verso giusto. Io vivo a Macerata e forse credo di vivere in un buco spazio temporale dove una piccola libreria (in particolare) continua a resistere agli inverni nonostante le grandi Catene siano letteralmente dall’altra parte della strada.
    Mi ricordo di un servizio in televisione, non chiedetemi che programma fosse, in cui si faceva il paragone/intervista tra un commesso di una grande catena ed uno di una libreria indipendente dove il secondo trovava il giusto libro per il giusto cliente e quanto invece fosse vago nella scelta (e forse più “modaiolo”) il primo.
    Se fossi un libraio, invece di essere solo un felice lettore, penserei a puntare sulla qualità, su libri che non si trovano in tutte le vetrine o di generi letterari meno conosciuti ma forse più appetibili. Le grandi catene hanno sicuramente più vantaggi in sconti e acquisti della merce (da quel che leggo) ma da cliente preferisco dare i soldi a chi mi fa un sorriso in più alla cassa ed è più “amichevole” quando chiedo un parere.
    In questo Paese credo che ormai siano la qualità e il far bene gli unici fattori che ci aiuteranno.

  3. Caro Paolo, in questa tua analisi lucidissima aggiungo un pezzetto. Se le librerie avessero librai veramente preparati e non “commessi” (come se non bastasse scelti in maniera peggiore di qualunque H&M) forse avremmo anche più qualità e meno quantità. Quindi avremmo più scelta “reale”, perché 20 titoli sui vampiri non è dare scelta a un lettore (forte o debole che sia): è prenderlo per scemo.

  4. Caro Paolo, cara Teresa, mi associo.
    Sono la titolare di una piccola libreria per ragazzi di Roma, da anni lotto per sopravvivere, rinunciando, praticamente a tutto, per la pura passione del libro.
    Ora, per continuare a lavorare, sto aprendo una società con altre tre persone, per offrire in uno spazio più grande oltre alla libreria, dei servizi per i bambini… l’unico modo per sopravvivere.
    un caro saluto
    Carla (libraia-contastorie)

  5. Tutto questo ha un nome: capitalismo sfrenato e senza regole. E non sarà un decreto, ahimé, a fermarlo. Speriamo e confidiamo piuttosto nell’evoluzione verso un neocapitalismo.

    Un saluto da Lordbad

    Vongole & Merluzzi

  6. Sono solidale e ritengo che la cultura in un paese è tutto, va salvaguardata con orgoglio.

  7. Grazie Paolo. il tuo sunto della situazione è davvero molto efficace. Qui a Bologna, con il grande numero di studenti e di associazioni culturali, il lavoro di libraio un senso lo ha, peccato che coi margini che descrivi così nitidamente non ci si possa mantenere dignitosamente. Si resiste. In bocca al lupo a tutti noi che continuiamo ostinatamente a tenere aperte librerie nell’improbabile paese che ci circonda da anni.

    Nicoletta Maldini, libreria Trame.

  8. Scusate, non sono d’accordo. Non capisco questo disprezzo di chi lavora in una grande libreria: Sappiate che ci sono “commessi” (non lo trovo affatto spregiativo) gentilissimi e competenti nelle grandi catene, e che ci sono librai indipendenti presuntuosi e assolutamente incompetenti e scorbutici (parlo per esperienza personale). Il fatto che ci siano 20 titoli sui vampiri non dipende dalle catene, ma dagli editori che pubblicano qualunque stupidaggine.
    Piccoli editore compresi.

    E poi, ditemicome potete fare l’assunto più quantità = meno qualità? Forse l’autore dell’articolo si arroga il diritto di “censurare” ciò che non è secondo lui di qualità?

    Io la penso esattamente al contrario più libertà di scelta = più qualità
    .
    E poi, diciamolo, forse voi librai se viaggiate in aereo scegliete la compagnia che preatica il prezzo più alto? Forse scegliete di comprare qualsiasi merce al prezzo più alto disponibile? Credo proprio di no.

    Allora io penso che la legge Levi, non incida in alcun modo nelle difficoltà dei librai, che oggi sono le difficoltà di qualunque settore merceologico. La legge Levi non incide in alcun modo nello strapotere delle grandi catene, visto che ovviamente ne beneficiano pure loro.
    A mio avviso avreste dovuto puntare a qualcosa tipo sgravi fiscali che invece è più facile applicare a un singolo tipo di impresa.

    Facendo cartello con gli editori, avete scelto (mi riferisco ai promotori della legge e a chi la sostiene così convintamente) la classica soluzione italiana carporativistica e illiberale che danneggia i soliti noti, i lettori, che dovreste considerare la vostra risorsa anzichè degli idioti che vanno cercano solo sconti.

    Oggi i lettori sono molto più competenti grazie a internet, ma le difficoltà economiche ci sono pure per loro. Io stesso non posso permettermi di comprare tanti libri e approfittavo degli sconti del 30%. Da quando è entrata in vigore la Levi il risultato è che non sono andato più in libreria. Credete che questo sia un risultato positivo per voi?

    Certo, il mio singolo caso sarà statisticamente irrilevante, ma è vero.
    Anch’io mi rattristo se una llbreria chiude, il problema è serio ma il modo usato per risolverlo è a mio parere completamente sbagliato.

    Una grossa parte di questa situazione è secondo me dovuta agli editori, piccoli compresi che sovrasaturano il mercato con tanta roba che non vale la carta su cui è scritta, puntando (loro sì) sulla quantità e poco sulla qualità. Si affidano a una malintesa legge dei grandi numeri in un modo che sarebbe folle in qualunque altro settore commerciale.

    In conclusione (perdonate la mia prolissità) provo simpatia e solidarietà verso i librai non per gli editori, che secondo me sono i principali responsabili di queste difficoltà.Tuttavia la legge Levi è totalmente sbagliata e secondo me autolesionista per il libraio. Da lettore non condivido l’avversione per le grandi catene, nelle quali mi sono sempre trovato benissimo. Invece le mie esperienze con piccoli librai sono state a volte negative , con tempi di attesa enormi e risposte infastidite al telefono.

  9. “Da considerare anche la chiosa alla lettera di Liberi Librai: http://tropicodellibro.it/notizie/librai-indipendenti-2012/
    La lettera aperta di un libraio al Presidente Monti e siglata da Paolo Deganutti, membro del Comitato di Presidenza dell’ALI, è palesemente condivisibile in toto. Ci si dovrebbe, pertanto, compiacere. Eppure tale iniziativa desta una certa amarezza. Il firmatario si esprime a titolo personale o in qualità di prestigioso rappresentante dell’Associazione? In ogni caso ci si dovrebbe legittimamente domandare come mai il suo pensiero non trovò mai riscontro nell’operato dell’ALI, distintasi per il suo immobilismo. …”

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