di Valentino Castelli [Libreria Pane e Vino, Chiavari (GE)]
un’altra risposta al post di Serena Sileoni pubblicato su Chicago-Blog Innanzi all’approvazione parlamentare della nuova legge sull’editoria, a coloro che credono sia necessario ed auspicabile che il mercato librario rimanga libero non resta che appellarsi all’autorità del Presidente della Repubblica. Vi invitiamo a sottoscrivere e a diffondere quanto più possibile questa petizione…
Ho letto con passione e attenzione la questione della legge sul libro e una ridicola petizione lanciata su internet che la riguarda.
Con stupore scopro che la promotrice della petizione contro la legge sul libro è tale Serena Sileoni. Questa signora è addirittura uno dei due direttori editoriali della casa editrice LIBERILIBRI (alla stessa stregua, molti di quei signori/e che hanno firmato il vergognoso appello al nostro Presidente della Repubblica lavorano, con varie funzioni, per questa casa editrice).
vedere link e provare per credere: http://www.liberilibri.it/contatti.php
Oramai il web è la nuova piazza dei nostri tempi. Passeggiando per questa piazza quasi infinita e guardandosi intorno si imparano tante cose.
Per esempio ho imparato a non stupirmi più di tanto se una direttrice editoriale di una piccola casa editrice CONSIDERA NON VITALE IL LIBRO (ma se è il tuo lavoro!…vivi e lavori per promuoverlo e venderlo!!!…è come se un Armatore considerasse inutile il mare) e spara a zero contro la legge che disciplina il mercato librario.
Non mi scandalizzo perché questa direttrice editoriale è anche una giurista dell’ultra liberale Istituto Bruno Leoni, organizzazione che considera come la peste le idee dell’economista Keynes. L’avv. Sileoni accomuna IL LIBRO a una forcina per capelli, sogna un mercato dove regni il suo amato laissez-faire, crede che per avere successo il libraio debba usare solo coraggio e fantasia (si sa, “le fatine buone del cXXXo”, e cito Kubrick, ci fanno trovare tutte le mattine dei bei foglioni verdi a tre cifre sotto l’ultima fatica della Tamaro).
La Sileoni, oltre a curare gli interessi di una piccola casa editrice, pare simpatizzi per la Thatcher e per il Tea Party Italia (movimento che, detto di sfuggita, attribuisce al libro le colpe dell’aumento della benzina [sic!!!]).
Dopo essermi affacciato su questo avvilente panorama ho compreso come la coerenza dell’incoerenza degli economisti stile radioelettra è ineffabile, così come contorte e infinite sono le vie degli sconti e dei metodi per far chiudere tutte le librerie indipendenti.
La casa editrice LIBERILIBRI non ama i librai indipendenti perché vendono oggetti che hanno un prezzo di copertina imposto e, inoltre, non fanno sconti del 30% perché sono dei pitocchi anticapitalisti.
La casa editrice LIBERILIBRI vuole lo sconto selvaggio e liberissimo sul prezzo di copertina e considera questa nuove legge un’esagerazione (essa, invece, è per noi un contentino e serve a parare il fondoschiena ai grandi editori in panico per l’arrivo di Amazon).
La casa editrice LIBERILIBRI sentenzia che nel commercio il più forte vince e abbatte il debole.
La casa editrice LIBERILIBRI teorizza che la concorrenza è questa: durante un match di pugilato tra due combattenti di pari stazza o quasi, uno viene bendato e gli vengono legate le mani, l’altro rimane libero. Indovinate un po’ da chi siamo rappresentati noi librai indipendenti in questo incontro.
La casa editrice LIBERILIBRI e i liberisti come la Sileoni (e si autodefiniscono libertari [sic!], leggessero davvero qualche libro, magari in sconto lo trovano) dicono che il commercio è una guerra.
Scritto ciò, vorrei che tutti noi librai indipendenti augurassimo all’ Avv. Dir. Edit. Serena Sileoni e alla casa editrice LIBERILIBRI un futuro di concorrenza feroce, proprio come piace a loro.
p.s.: tra l’altro stampano titoli interessanti e con un bel formato…in futuro non facciamoceli mancare.
cordiali saluti


