Archivio per luglio 26th, 2010

luglio 26, 2010

pensiero unico editoriale

di Alberto Puliafito [Il Fatto quotidiano blog - 19 luglio 2010]

«Ovunque si rivolga la propria attenzione, in questa lunga e calda estate italica, l’osservatore attento scoprirà – o semplicemente ne troverà conferma – che è in atto un processo, lungo e ben radicato nel tempo, di uniformazione della cultura, della lingua, del pensiero. Che è in atto un’attenta operazione di costruzione e consolidamento del pensiero unico.

E’ così persino nel mondo dell’editoria. Mercoledì 14 luglio arriva alla Camera la nuova legge sul prezzo del libro. La cosiddetta legge Levi stabilisce che il prezzo di copertina di un libro non possa subire uno sconto superiore al 15%. D’altra parte però consente agli editori di promuovere campagne promozionali per undici mesi all’anno (non oltre trenta giorni e non a dicembre) senza alcun tetto di sconto.

Il che, come rilevano Gaspar Bona (Instar Libri), Emilia Lodigiani e Pietro Bianciardi (Iperborea), Marco Zapparoli e Claudia Tarolo (Marcos Y Marcos), Marco Cassini (minimum fax), Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi (Nottetempo), Daniela Di Sora (Voland) in una lettera pubblicata il 12 luglio su Repubblica, è un durissimo colpo all’editoria indipendente, agli editori piccoli o medi, alle piccole librerie.

Qualcuno obietterà che fino a oggi non c’era alcuna legge.
Qualcuno dice che una legge imperfetta è meglio di niente.

Qui si preferisce far notare che il favorire i moloch dell’editoria rientra perfettamente nell’ottica di trasformare tutto – anche il libro, definitivamente – in un prodotto da consumare. Che dietro all’apparente manovra “calmierante” – il tetto massimo sulllo sconto – si fa strada la logica liberista sfrenata e senza paletti del permettere ogni tipo di campagna promozionale. Ovviamente, l’editore piccolo – così come le librerie piccole – possono a fatica utilizzare l’arma dello sconto, pena la rinuncia a quel poco margine di profitto di cui necessitano per sopravvivere.

Di contro, le grandi catene librarie e i colossi dell’editoria possono far leva sulla quantità e impadronirsi definitivamente di un mercato già difficile e in crisi.

A margine, ma nemmeno troppo, considerato il fatto che la famiglia Berlusconi è azionista di maggioranza della Mondadori (di cui fanno parte, fra l’altro, Giulio Einaudi Editore, Edizioni Frassinelli, Sperling & Kupfer Edizioni, Edizioni Piemme, Mondolibri) si ripropone, ancora una volta, il conflitto di interesse».

luglio 26, 2010

Marco Travaglio sulla legge Levi [24 luglio 2010]

luglio 26, 2010

Legge sul libro (dopo l’articolo di Simonetta Fiori su La Repubblica)

di I libri della caviglia [blog - 24 luglio 2010]

Purtroppo (o per fortuna) per un po’ non ho potuto accedere ad internet. Ho seguito quindi su La Repubblica la discussione sulla Legge sul Libro sollecitata dall’articolo di Simonetta Fiori pochi giorni fa. Ho inviato appena ho potuto questa lettera alla Repubblica. La metto anche sul blog. Ma se posso tornerò sull’argomento.

Seguo da fuori e con difficoltà di connessione ad internet la “discussione” sulla legge sul libro.

Un po’ mi spiace perché è un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Forse poco riesce a comprendere la gente della protesta degli editori. Basti però pensare che con una buona legge sul libro, come quella francese o tedesca, i prezzi di copertina potrebbero abbassarsi; e ci sarebbero più librerie dove trovare libri, anche quelli fuori dalle logiche del mercato e dentro le logiche della conoscenza e della cultura.

Vorrei fare due considerazioni brevissime.

La prima: a novembre due esponenti della maggioranza e dell’opposizione hanno avuto modo di ascoltare un’accurata relazione sulla legge del libro francese. Entrambi si sono dichiarati d’accordo nel dire che le nostre associazioni di categoria – editori e librai – non avrebbero mai voluto una normativa così drastica, e che la “Legge Levi” sarebbe stata la migliore possibile in Italia, stante le cose.

Bene per quanto riguarda la maggioranza, ma l’opposizione perché non è stata in grado di pensare, progettare una legge sul libro che desse dignità al libro stesso e alla sua filiera (partendo dagli autori per arrivare ai librai)? Il meglio che posso pensare è che sia un’opposizione pavida.

La seconda considerazione. Perché noi editori che nel tempo abbiamo scritto lettere e firmato appelli, non siamo stati in grado – da più di un anno a questa parte – di mettere su una lobby di pressione comune, in modo tale che l’opposizione proponesse almeno un emendamento che impedisse “campagne di promozione” senza limiti e che rendesse efficace il blocco dello sconto al 15%? (percentuale che ritengo, personalmente, ancora troppo alta).

Eppure tutto questo era stato suggerito già a dicembre 2009, in un incontro fra editori a Più Libri.

Due paure. Una che tra gli editori accada come tra la sinistra: impossibile trovare il modo di collaborare in maniera allargata su un obiettivo comune, ognuno legato al proprio gruppo.

La seconda. Che non abbiamo (l’avremo mai?) un’opposizione capace di elaborare e sostenere progetti per un bene comune (sembra infatti bloccata nell’osservazione del “qui e ora”): perché una buona legge sul libro non serve solo a far circolare più cultura ma anche a garantire lavoro alle tante figure professionali che intorno al libro operano.

Spero però di sbagliarmi e che in Senato su questa legge ci sia una proficua battaglia.

luglio 26, 2010

una Legge per chi legge

di Libreria The Book [da facebook]

Sai cosa sono le librerie indipendenti?
Le librerie indipendenti vengono così definite perché non sono di proprietà dei gruppi editoriali. Si tratta di attività commerciali libere, senza altro interesse se non quello di vendere libri, tutti i libri. Luoghi dove le persone parlano e si confrontano, dove il consiglio del libraio è ancora un bene prezioso, dove la politica di assortimento e di presenza degli editori – anche quelli più di nicchia – è garanzia di pluralità e di libera circolazione delle idee; dove la pratica del “consumo culturale” non degenera in “cultura consumata”.

Sai perché stanno scomparendo?
Le librerie indipendenti devono fare i conti con costi di gestione sempre più alti, ma soprattutto con gli sconti indiscriminati sul prezzo di copertina, che è stabilito dall’editore, praticati dagli altri operatori del settore, le catene editoriali e la Grande Distribuzione Organizzata: i margini diventano ogni giorno più esigui. Il libraio indipendente che, per rimanere sul mercato, decide di aderire alla logica degli sconti, finisce per soccombere ad essa. Se non accetta di svendere i libri, una parte dei clienti lo abbandona. La libreria, in un verso o nell’altro subisce un danno irreversibile. A volte sopravvive a stento, sempre più spesso abbassa definitivamente la serranda. Gli esempi sono numerosissimi in tutta Italia. Si sta assistendo ad una vera e propria desertificazione culturale, con larghe zone della provincia italiana totalmente prive di librerie, laddove storicamente avevano svolto un ruolo fondamentale di servizio alle famiglie e alla comunità.

Sai sperare che la legge è ancora uguali per tutti?
Le catene editoriali e la grande distribuzione possono oggi permettersi di contaminare il sempre più aggressivo mercato del libro con i loro meccanismi di sconto seducenti, causando irresolubili problemi di sopravvivenza per le piccole e medie librerie. Ciò è dovuto ad un clamoroso vuoto legislativo. Da anni e da più parti si sollecita la promulgazione di una LEGGE SUL LIBRO che regolamenti una volta per tutte il mercato editoriale-librario. La scelta più opportuna è senz’altro quella di ispirarsi alle normative vigenti nella maggioranza dei Paesi UE, quali ad esempio la Francia, la Germania, la Spagna dove le librerie e TUTTI i luoghi nei quali si vendono libri non praticano sconto o questo è estremamente limitato. Una regola semplice, quella del prezzo fisso, alla quale devono attenersi, anche per le vendite attraverso internet, tutti gli operatori: le librerie di catene editoriali, le librerie indipendenti, la Grande distribuzione e i supermercati, che giocano i rispettivi destini su parametri di qualità, professionalità e offerta bibliografica. Studi approfonditi e ben documentati evidenziano con chiarezza che la regolamentazione dell’offerta di sconto sul prezzo di copertina contribuisce a mantenere stabile il prezzo dei libri. In Francia grazie alla legge sul prezzo fisso, le librerie indipendenti sono cresciute di oltre il 30%, con conseguente aumento dei lettori.

Sai immaginare un paese senza librerie indipendenti? cosa si può fare?
Molti, troppi italiani non leggono: oltre il 50% circa della popolazione con più di 6 anni di età non legge neppure un libro all’anno. Le librerie indipendenti garantiscono il pluralismo dell’informazione e l’assortimento della scelta in maniera capillare sul territorio. Il loro prezioso servizio contribuisce alla diffusione di cultura e allo scambio di idee fra i cittadini, promuovendo il libro e la lettura con indubbi benefici per la crescita sociale del nostro Paese. E in un Paese dove gli indici di lettura risultano fra i più bassi d’Europa, e nulla di serio ed efficace si è fatto finora per incrementare la pratica della lettura, la scomparsa delle librerie indipendenti non farebbe altro che contribuire al declino di una parte importante del nostro tessuto socio-culturale. E’ veramente questo che si vuole? I librai indipendenti faranno la loro parte per portare all’attenzione dei cittadini e delle Istituzioni le argomentazioni esposte in questo manifesto, convinti che possa essere la base di partenza per ripensare una politica globale a supporto del Libro e della Lettura in Italia.

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